Jim Leyland lascia il baseball in grande stile

World Baseball Classic
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“I’m not wearing any baseball uniform anymore. I’m done.”

Così, nella sua classica maniera schietta, Jim Leyland annuncia che la vittoria di Team USA contro Puerto Rico è stata la sua ultima partita da manager.

Forse non lo ammetterà mai, ma per nove inning su nove ha sofferto le pene dell'inferno. Tra un inning e l’altro, il suo fido assistente Alan Trammell lo vedeva dondolare da un lato del dugout ad un altro. Davanti alle 51 mila persone del Dodger Stadium, la sua squadra ha ripagato ancora una volta la sua fiducia.

Il saluto di Jim Leyland al baseball è uno dei più toccanti. Davanti ai microfoni di Jon Morosi non riesce a trovare le parole e ricorre probabilmente a quel discorso che aveva preparato a tavolino se la sua squadra avesse vinto il titolo. “Ho avuto l’opportunità di essere il manager per il nostro paese, i nostri coach hanno potuto allenare per il nostro paese, i nostri giocatori hanno potuto giocare per il loro paese” ha esordito lo skipper. “Ma questa vittoria è per tutti coloro che lottano per il nostro paese.”

 

Nella club house, Leyland si lascerà andare ad uno sfogo davanti ai suoi prodi paladini del baseball americano. Un discorso “molto passionale” come lo ha definito Christian Yelich, che peraltro ha un fratello che fa parte delle truppe americane.

Insomma, non è stata solo la sera di Marcus Stroman, ma anche l’addio commosso di uno dei manager di maggior successo dell’ultima generazione.

Si conclude una carriera da manager che iniziò nel 1986, quando Leyland prese le redini dei Pittsburgh Pirates. Undici anni dopo, al timone dei Florida Marlins, consegnò il primo titolo della storia alla franchigia di Miami nella famosa World Series, in cui Edgar Renteria battè il walk-off single in gara 7. Dopo una breve parentesi con i Rockies, dal 2006 al 2013 è stato il manager dei Detroit Tigers. Ha avuto il privilegio di allenare il miglior Miguel Cabrera, quello della tripla corona, e in due occasioni ha guidato la squadra di Motown alla World Series, in cui è stato fermato da Cardinals (2006) e Giants (2012).

Questi sono solo pochi dei traguardi ottenuti dal futuro Hall of Famer (possiamo aggiungere tre premi come miglior manager e sei titoli divisionali) che assieme a Tony LaRussa, Joe Torre e Bobby Cox hanno fatto la storia recente del baseball.

Oggi, commosso da una squadra che ha avuto modo di conoscere in queste due settimane di competizione, Leyland lascia con una medaglia d’oro in più ed una dedica doverosa a chi ogni giorno lotta per la sua patria.

Jim Leyland ha compiuto a pieno il suo incarico. Doveva creare un collettivo di giocatori desiderosi di giocare per Team USA e di vincere, doveva riportare i tifosi americani allo stadio e doveva cercare di portare la selezione dove mai era arrivata prima. Già la finale era stato un grande traguardo, poi la rabbia di Marcus Stroman ed il timely hitting hanno fatto il resto.

Dopo due settimane insonni, Jim Leyland può dormire in pace. La sua missione nel baseball è compiuta.

 

Fonte foto copertina: sports.yahoo.com

Gli appuntamenti

Sulla carta, forse la partita più "abbordabile" per il Team Italy. Il nome di Adrian Gonzalez spicca su tutti, ma non possiamo certo dimenticare Roberto Osuna e Sergio Romo.

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Il Re Felix Hernandex e la tripla corona Miguel Cabrera guidano la nazionale Venezuelana contro il Team Italy.

  • 11 Marzo 2017
  • Jalisco, Messico

Il terzo incontro della nazionale italiana si svolgerà contro Puerto Rico, che annovera fra le sue file i majors Yadier Molina, uno dei migliori ricevitori di sempre, il vice campione del mondo Francisco Lindor ed il veterano Carlos Beltran.

  • 12 Marzo 2017
  • Jalisco, Messico

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