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Sab, Set

Guerra fredda

2017
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Non è un nuovo capitolo della saga comico-inquietante Trump-Kim. Non ci sono pulsanti in gioco, bensì mazze, guantoni e diritti. Vi dicevamo che il baseball MLB gode di una salute senza precedenti. Fino a due anni fa parlavamo di contratti di proporzioni quasi “scandalose” (vedi i contratti di Zack Greinke e David Price), mentre oggi c’è chi si inchinerebbe (110 free agents con almeno 70-80 giocatori con costante presenza in MLB) semplicemente per poter firmare da qualche parte.

Mancano meno di tre settimane a Spring Training e la vera partita al momento non la giocano agenti e dirigenti, bensì il Commissioner Rob Manfred e la MLBPA (associazione giocatori), capeggiata da Tony Clark. Il conflitto fra le due parti è proseguito nelle ultime 72 ore in occasione dell’incontro dei proprietari, in cui Manfred ha parlato della questione, e con la risposta di Clark tramite messaggio SMS. In sostanza, il nocciolo della questione è la ricerca di un compromesso fra pace of play, ossessione del Commissioner, e il mercato (motivo dei malumori dei giocatori).

La nuova proposta di Manfred riguardo il pace of play omette il pitch clock, ma sollecita i giocatori a imprimere ritmi più veloci alla partita. Nessun cronometro nel 2018 e nemmeno nel 2019 se e solo se la durata media delle partite scende sotto le 2 ore e 55 minuti. In caso contrario, sarà introdotto un cronometro di 18 secondi dal 1 maggio 2019 con penalità ball-strike e, nel caso in cui le partite rimanessero sempre con queste tempistiche, entrerebbe in gioco pure un altro cronometro da 20 secondi con uomini in base.

Piccola digressione: pace of play e durata delle partite non sono definizioni sovrapponibili. Manfred non può evitare partite che finiscano 13-12 e durino quattro ore, ma può evitare che sfide possano avere meno tempi morti. Calcolare la durata media delle partite è veramente il modo giusto per mettere in evidenza che il baseball ha troppi momenti “morti”?

Comunque sia, fino al 12 febbraio i giocatori avranno tempo per decidere, ma in caso di rifiuto Manfred avrebbe il diritto di introdurre unilateralmente il nuovo regolamento (con quali criteri lo leggete qui). Nel frattempo Clark ha fatto sapere che il sindacato dei giocatori resta impegnato e aperto in ogni aspetto competitivo del gioco, ma il suo focus va sui 100 e più free agent rimasti sul mercato, tra cui i vari JD Martinez, Eric Hosmer, Yu Darvish e Jake Arrieta. “Per decenni, la free agency è stata una pietra d’angolo del sistema economico del baseball e noi, rappresentanti dei giocatori, l’abbiamo sempre difesa. Ciò non cambierà mai” ha tuonato Clark in una dichiarazione rilasciata alla stampa nel pomeriggio di venerdì.

Queste parole potrebbero rappresentare un allineamento rispetto a quanto è emerso da altre fonti contrariate nelle ultime ore. A fare compagnia al vulcanico Scott Boras, gli agenti Brodie Van Wagenen e Joshua Kusnick hanno dato voce al loro disappunto, minacciando, nel caso di Van Wagenen, anche un boicottaggio di Spring Training da parte dei giocatori. La possibilità, secondo un articolo di Ken Rosenthal nella serata di giovedì, sarebbe già stata paventata, ma sarebbe stata accantonata.

Il problema dei free agent è ormai inconfutabile, neanche la distrazione Super Bowl è una scusa valida. Spendere sta diventando un cancro e non a caso il guadagno totale di tutti i giocatori, che nel 2017 aveva superato i 4 miliardi di dollari, dovrebbe essere in flessione per la prima volta dal 2009. Perché sta accadendo tutto questo? È probabilmente un mix di due elementi.

Il primo concerne il mercato dell’anno prossimo, quello che avrà pezzi da novanta come Bryce Harper, Manny Machado e forse anche Clayton Kershaw. Le squadre in ricostruzione come i Phillies vorrebbero spendere nel prossimo mercato per rilanciare le proprie ambizioni, mentre quelle già in alto come i Dodgers e Yankees stanno cercando ogni stratagemma esistente per scendere sotto la soglia di 197 milioni di dollari nel proprio payroll per evitare di pagare la luxury tax e avere un budget più ricco il prossimo inverno.

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Il secondo è molto più profondo, quasi una questione culturale. Tempo fa l’ex Commissioner Bud Selig disse che i tifosi di ogni squadra dovrebbero avere dei sogni ad inizio anno. La lega invece si ritrova con un “sottogruppo” di 10 squadre (Marlins e Pirates le ultime ad entrarci) che ha praticamente gettato la spugna per quest’anno e che si sta dedicando “alla corsa per la prima selezione del Draft” (definizione data dal GM dei Mariners Jerry Dipoto). Rischia di saltare il legame con i tifosi (a Miami è già successo con Derek Jeter e il suo entourage) e il baseball diventa un prodotto grezzo con un futuro incerto, aggrappato al talento di giovanissimi ragazzi che sono nei Minors a farsi le ossa. Tuttavia, “perdere per un futuro migliore” è una filosofia che ha iniziato a convincere tante persone dentro e fuori dall’ambiente del baseball. Del resto, gli esempi vincenti sono recentissimi.

Il mercato 2018 si è trasformato così in una stagnazione continua e paradossale. I piccoli Milwaukee Brewers, che hanno acquistato Christian Yelich e l’ex free agent Lorenzo Cain di recente, sono la franchigia che al momento ha speso di più sul mercato (pagheranno 30 milioni di dollari in più rispetto all’anno scorso), seguiti dagli Houston Astros (+29.9 milioni di dollari), dagli Arizona Diamondbacks (+27.6 milioni di dollari) e dai Boston Red Sox (+25.6 milioni di dollari), che possiedono anche il monte ingaggi più alto della MLB (204.4 milioni di dollari pagati in totale ai giocatori). Inoltre, i Colorado Rockies hanno speso follemente per costruire un bullpen competitivo. 

Dall’altro estremo, 13 squadre, tra cui gli Atlanta Braves, i Baltimore Orioles, i Tampa Bay Rays, i Miami Marlins e i Pittsburgh Pirates, non hanno ancora firmato un contratto di Major League per ridurre il payroll. Gli Oakland Athletics mantengono la loro storica politica di tenere gli stipendi più bassi possibili (58.2 milioni di dollari), ma davanti agli A’s ci sono due squadre da piazze importanti come i Phillies (63.7 milioni di dollari) e i Chicago White Sox (69.5 million dollars), entrambi in crescita col vivaio e in attesa dei free agents dell’anno prossimo. L’ultima volta in cui le cifre totali dei salari erano così basse bisogna andare agli Astros del 2014, quando gli ingaggi in totale ammontavano a 44.5 milioni di dollari.

Tre anni dopo…Non c'è bisogno di ripeterlo dopo che Sports Illustrated si è vantata tutta la off-season della sua previsione azzeccata. Proprio questo percorso è ciò su cui i proprietari fanno leva per risparmiare. Usando gli esempi degli Houston Astros e dei Chicago Cubs e il potere manipolativo dei numeri, le franchigie trovano un motivo per non spendere. Ciò nonostante sembra che Manfred continui a negare l’evidenza.

Così il malumore aumenta, ma i giocatori hanno la loro dose di responsabilità, visto che con l’ultimo contratto di lavoro sono stati concessi parecchi motivi ai vertici (rinuncia a selezioni al Draft in caso di ingaggio del free agent ha dissuaso molte squadre a spendere su tali giocatori) di non comprare. Brandon Moss, con dichiarazioni interessanti sul programma mattutino di MLB Network (non si perde solo tempo a guardare la TV nelle mattinate americane), ha sottolineato che il motivo per cui i proprietari hanno ora un motivo per non pagare i free agent è perché i giocatori hanno accettato le condizioni degli accordi, stipulati nel CBA (contratto di lavoro MLB-MLBPA) dell’anno passato.

Situazione senza via d’uscita? Certo che no. Rob Manfred ha definito i prossimi 10 giorni importanti. Alcuni agenti hanno confidato all’insider Ken Rosenthal che nelle prossime settimane potrebbero arrivare le firme e tutti i problemi scompariranno in un attimo. Temporaneamente. È molto probabile che i prezzi di mercato scenderanno per i vari giocatori attualmente svincolati. JD Martinez riuscirà a ricevere 200 milioni di dollari sul suo contratto? Eric Hosmer avrà i suoi 8-9 anni? È tutto da vedere.

Insomma, il sistema ha delle lacune e questo mercato invernale le sta mettendo tutte a nudo. La MLBPA (e gli agenti) non può più restare a guardare e, stando a leggere le ultime dichiarazioni, pare che vogliano contrastare il potere dei proprietari. Ma sarà necessario un programma a lungo termine, perché il 2021 è lontano.

A proposito di libertà al vertice, i giocatori potranno essere arrabbiati quanto vogliono, ma senza segnali di conciliazione - nemmeno sulla richiesta/obbligo di velocizzare le partite - i giocatori non hanno potere decisionale e il Commissioner può compiere le sue modifiche. E allora sì, sarebbero dolori. Per la pace nel sistema MLB e per i giocatori, i quali si renderanno conto che l’illusione del portafoglio gonfio li ha portati a perdere le proprie priorità e a concedere spazio non più ai diritti che spettano al giocatore, bensì al puro, crudo business.

Storia precedente sul tema: Conto alla rovescia?

Fonte foto copertina: wixstatic.com

Fonte foto articolo: si.com