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Sab, Nov

Benvenuto ad un nuovo quartetto nella Hall of Fame

2017
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Jeff Idelson, presidente della Hall of Fame ha appena annunciato i quattro nuovi membri eletti dai baseball writers nella Hall of Fame. Oltre ai già anticipati Jack Morris e Alan Trammell, saranno i nuovi ingressi nell'Olimpo del baseball. La cerimonia d'introduzione avverrà il 29 luglio 2018 a Cooperstown.

Chipper Jones

Larry Wayne Jones Jr, per tutti semplicemente "Chipper", non ha dovuto aspettare molto per essere eletto a Cooperstown. E non sarebbe neanche stato galante solamente pensare di farlo attendere. Discusso fuori dal campo per alcune dichiarazioni sopra le righe, Chipper Jones è sempre stato impeccabile ogni volta che calcava uno dei nostri amati diamanti verdi. Per 19 stagioni ha indossato solamente una divisa, quella dei Braves, e con alle spalle un numero decisamente pesante, soprattutto per la logica calciofila di noi europei: il 10. Per questo motivo verrebbe facile spiegare Jones come un Totti o un Del Piero del gioco del baseball, un autentico fuoriclasse capace di entrare nel cuore di tutta l'America, oltre che in quello dei tifosi dei suoi Braves e cambiare l'esito delle partite in un solo colpo, in un solo giro di mazza, trascinandosi dietro l'intera squadra. La divisa con la Tomahawk Chop non l'ha mai abbandonata, anche se quella maglia gli ha regalato una sola World Series, e l'ha sporcata fieramente in otto All-Star game, sostituendola solamente per partecipare ai World Baseball Classic con team USA. Se si pensa a Chipper Jones quindi diciamo tutti Braves e numero 10. Ma il ragazzo della Florida è stato accompagnato per tutto il corso della sua carriera anche da un altro protagonista: la terza base. L'hot corner lo ha difeso dal 1995 al 2012 con l'eccezione delle stagioni 2004 e 2005, quando salutò la terza per occuparsi dell'esterno sinistro. Jones ha avuto sin da subito il marchio del predestinato: dopo essere stato selezionato con la prima scelta assoluta al draft del 1990, Chipper ha potuto esordire tra i prof  in classe A nel 1991, promosso poi in classe A + l'anno successivo ed addirittura in triplo A nel 1993, anno nel quale è anche riuscito a giocare qualche partita tra i grandi.L'arrivo permanente in MLB è stato rimandato soltanto a causa della rottura dei legamenti crociati del ginocchio sinistro sofferto durante lo Spring Training del club. L'infortunio comunque non lo ha precluso dal macinare record su record. Quando, a 40 anni, il 3 ottobre del 2012, giocò l'ultima partita di regular season della sua vita, Chipper Jones lo fece con una media battuta in carriera di .303, una OBP di .401, una slugging percentage di .529; più basi su ball (1512) che strikeouts (1409) e 468 fuoricampo, numeri che lo inseriscono nella stessa, ristretta, cerchia di Ted Williams, Babe Ruth, Lou Gehrig, Stan Musial, Mickey Mantle è Jim Thome. Numeri che gli hanno permesso di essere eletto alla Hall of Fame con il 97.2% dei voti al primo giro.
 

Vladimir Guerrero

Pochi giocatori nella storia sono stati capaci di essere tanto simili quanto diversi dal prototipo di baseball player della propria era come Vladimir Guerrero. Il neoeletto a Cooperstown, al secondo anno, con il 92.9% dei voti è stato infatti capace di entrare nel cuore dei tifosi di Montreal e Anaheim grazie alle sue doti da possente corner outfielder con grande potenza sia nella mazza (449 fuoricampo in carriera), sia nel braccio (126 assistenze). Non è da tutti gli slugger riuscire però a concludere la propria avventura in Major League con la media battuta fissata a quota .318 ed appena il 10.9% di strikeouts subiti, frutto di un’incredibile capacità di battere in gioco palline ‘unhittable’, entrando anche per due anni consecutivi nel club del 30-30 (30 home runs e 30 stolen bases) e mancando la 40-40 nel 2002 solamente per un fuoricampo. Guerrero, che prima di essere superato da Beltre ha detenuto il record di valide battute da un dominicano, ha chiuso la sua carriera con un MVP (2004), 9 convocazioni all’All-Star Game e 8 Silver Slugger Awards: un bottino interessante per l’uomo che a inizio millennio ha contribuito a rivoluzionare il gioco e che ora, pur senza l’anello, ha la sua meritata placca. Terzo dominicano ad entrare nella HOF.

Jim Thome

Al suo primo anno di eleggibilità, Jim Thome non fallisce l’appuntamento con Cooperstown. Considerato da tanti “the nicest guy in baseball”, Jim Thome viene riconosciuto per una carriera che ha da invidiare a pochi. È uno dei nove giocatori ad aver battuto 600 fuoricampo (612 in totale). Nell’era degli steroidi ha mantenuto la costanza e una perseveranza da grande slugger, senza far parlare troppo di sé. Non ha mai vinto un premio di MVP e ha mancato l’anello nel 1995 e 1997, quando perse le due World Series giocate dai Cleveland Indians. Proprio in Ohio, il nativo di Peoria nel 1970 ha cominciato la carriera in MLB nel 1991. Fino al 2002 è rimasto a Cleveland, mettendo a segno stagioni eccezionali, tra cui i 52 home runs nel 2002 e il triennio da All-Star fra 1997-99. Ha trascorso poi tre stagioni a Philadelphia (2003-2005) altrettante ai White Sox. Nella Windy City raggiunge quota 500 fuoricampo e fino al 2008 ha continuato a mantenere un rendimento offensivo invidiabile nonostante le 38 primavere raggiunte. Tra il 1996 e il 2008 supera la soglia dei 30 home runs battuti in tutte le stagioni tranne che nel 2005, ridotto a sole 59 partite. Le ultime stagioni sono fatte di brevi fermate (Los Angeles Dodgers, Minnesota, Cleveland, Philadelphia e Baltimore), ma l’acuto dei 600 fuoricampo arriva con la casacca dei Twins il 15 agosto 2011 contro Daniel Schlereth a Detroit. Un colpo da tre punti in campo opposto, una delle specialità della casa. Nel 2012 trova il suo ultimo home run con Baltimore e chiude 2 su 15 ai playoff. Firma il suo ritiro nel 2014, quando gli Indians inaugurano una statua in sua memoria. Cinque volte All-Star, 17 home runs ai playoff (settimo nella storia, pari a David Ortiz), settimo in basi su ball guadagnate nella storia della MLB e buon difensore, inizialmente in terza base poi in prima base, anche se non vincerà alcun Gold Glove. Gli elettori lo hanno votato nel 89.8% delle schede. Lo spazio nell’Olimpo lo ha guadagnato con merito. Jim Thome, personaggio esemplare, welcome to the Hall of Fame!

Trevor Hoffman

Tra le oltre trecento placche visibili nella National Baseball Hall of Fame and Museum solo cinque di esse appartengono a giocatori che hanno scritto la storia del gioco come rilievi. Fino ad oggi però. Infatti si è appena aggiunto un sesto signore che in diciotto anni di carriera ha toccato quota 601 salvezze, una cifra raggiunta e superata solamente da Mariano Rivera. Trevor Hoffman è ufficialmente tra gli immortali. Il closer californiano ha ottenuto 7 convocazioni All-Star, 2 premi di rilievo dell’anno, 2 titoli nella voce “saves” e i massimi onori che una squadra può riservare ad un proprio giocatore: il suo numero 51 è stato infatti ritirato dai San Diego Padres che lo hanno anche inserito nella loro Hall of Fame. A lui è anche dedicato il ‘Trevor Hoffman NL Reliever of the Year Award’, un premio che, dal 2014, è andato a sostituire il Delivery Man Award per la National League (la controparte nell’American è dedicata a Rivera). L’ex giocatore dei Padres e dei Brewers, con una breve apparizione ai Marlins ad inizio carriera, è entrato a Cooperstown al terzo anno, con il 79.9% dei voti.

Negli ultimi cinque anni sono entrati 16 giocatori nella Hall of Fame (record assoluto) e le prossime due stagioni prevedono altre feste con nomi di grande prestigio pronti ad entrare.

Note sui risultati:

  • Edgar Martinez si ferma a 70% (+12% rispetto all'anno scorso) e l'anno prossimo sarà il suo decimo e ultimo anno di candidatura.
  • Mike Mussina (+12% anche per lui nel 2018) arriva al 63% al quinto anno di eleggibilità.
  • Roger Clemens e Barry Bonds salgono poco (3% rispetto al 2017) e raggiungono il 57.3% e 56.4% delle preferenze al loro sesto anno
  • Debutto notevole di Omar Vizquel con un 37% al primo anno di eleggibilità
  • Larry Walker risale la china, ma dopo 8 anni è fermo al 34%
  • Manny Ramirez scende al 22% (-1%) nel secondo anno
  • Gary Sheffield, Scott Rolen e Billy Wagner superano il 10%, mentre resistono nel ballottaggio Sammy Sosa (sempre con il 7%) e Andruw Jones (7% al primo anno).

Ulteriori dettagli nel corso della giornata su MLB Italia.

Fonte foto copertina: sportingnews.com

Fonte foto articolo/1: wsj.com

Fonte foto articolo/2: si.com