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Sab, Set

Conto alla rovescia?

2017
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Non è stata una settimana felice per i piani alti del baseball MLB. A differenza di altri sport americani, il baseball sta godendo di ottima salute dal punto di vista del rapporto fra vertici della lega e rappresentanti dei giocatori. L'ultimo storico sciopero del 1994 che impedì l'esecuzione della World Series fu l'apice di un periodo buio e instabile per una lega che sotto l'egida di Bud Selig è tornata ad ispirare interesse nel pubblico ed è soprattutto diventato un business con profitti astronomici.

Quest'inverno il rapporto si è incrinato. Se le nuvole avevano iniziato ad addensarsi dopo la ratifica del contratto di lavoro collettivo (CBA) firmato il gennaio scorso, adesso spuntano i primi lampi. Nel febbraio scorso, il Commissioner Rob Manfred avvisò che se i giocatori si fossero opposti alle riforme di Manfred riguardo il pace of play, tema che attanaglia il batti e corri come mai prima (alcune stime confermano la crescita nell'interesse di calcio, basket e altre discipline proprio per i ritmi delle partite), lui avrebbe effettuato i cambiamenti ritenuti da lui necessari, unilateralmente, come prevede il nuovo CBA.

Quasi 12 mesi dopo sembra di essere arrivati ad un punto di rottura, perchè la “nuova” proposta, con qualche modifica rispetto a quella rifiutata dai giocatori nel febbraio scorso, sarebbe stata rifiutata nuovamente dalla MLB Players' Association (MLBPA) e Manfred sembra intenzionato, secondo quanto riferiscono le fonti a Ken Rosenthal (The Athletic), a procedere da solo nell'introduzione di due modifiche sostanziali al gioco. E le regole che andrebbe ad implementare sarebbero quelle del febbraio scorso. 

Un pitch clock, attivato tra un lancio e un altro, e la riduzione delle visite sul monte di lancio.

Il primo punto non è una novità assoluta. Dal 2014 è stato utilizzato nella Arizona Fall League e nei piani alti delle leghe minori (leggansi doppio A e triplo A). Le opinioni sono contrastanti, con molti giocatori che inizialmente hanno sofferto l'impatto dei secondi, ma secondo la MLB, l'introduzione del cronometro potrebbe ridurre di almeno dieci minuti le partite, che nel 2017 hanno raggiunto una durata media record di 3 ore e 8 minuti a partita.

L'ultima proposta di Manfred &Co. consiste in un cronometro di 18 secondi (ma se la durata media resta più lunga di 3 ore si applicherebbe un cronometro di 20 secondi ad ogni situazione) da utilizzare solo con le basi vuote. Il timer comincia quando il lanciatore ha la palla in mano e viene spento quando il pitcher inizia il caricamento (wind-up) oppure arriva nella posizione pronta al caricamento (coming set). Se il pitcher si stacca dalla pedana il cronometro riparte dall'inizio. Se i tempi non vengono rispettati c'è prima un warning poi un automatico ball. Nella proposta vecchia, il cronometro di 20 secondi si usa in ogni situazione.

Il battitore, memore della famosa regola raramente rispettata del piede nel box di battuta, dovrebbe entrare nel box dopo 5 secondi dall'avvio del cronometro e 35 secondi dopo il battitore precedente (erano 30 nella prima proposta). Il pitch clock, assieme alle sue penalità, sarebbe introdotto dal 1 maggio nella proposta nuova, mentre in quella precedente si partirebbe immediatamente da Opening Day.

Non pare una riforma perfetta. Non è certo che il lanciatore non perda tempo tra la posizione di preparazione e il caricamento, ad esempio (vedi Pedro Baez). I battitori hanno dimostrato di ignorare la regola precedente del piede nel box di battuta e un cronometro potrebbe non essere determinante.

Per quanto concerne le visite sul monte di lancio, il discorso è elementare. Il pitcher non può essere visitato più di una volta in pedana. Che sia il manager, il ricevitore o un giocatore, ogni volta che il lanciatore lascia la pedana corrisponde ad una visita. La seconda nello stesso inning significa cambio del lanciatore. Per l'Italia non sarebbe una novità, negli USA sì.

La trattativa si stava sviluppando lentamente e i toni parevano concilianti nelle poche conversazioni precedenti fra giocatori e Manfred (Rosenthal cita un incontro di agosto con Marlins e Nationals che mise in evidenza che la conversazione era stata costruttiva). Fino a due settimane fa, tra la presenza del pitch clock nelle proposte della MLBPA stessa e i lenti sviluppi delle trattative, l'entourage a capo della MLB era fiducioso di trovare un accordo con la Union, ma, nonostante qualche aggiustamento nella presunta conversazione con i giocatori, la MLBPA ha rifiutato la proposta. A quanto pare anche con irruenza da parte di alcuni rappresentanti che, secondo l'articolo di Ken Rosenthal a riguardo, hanno “alzato il volume della loro voce” contro le proposte.

Alla luce di ciò sembra concreta la possibilità che molti giocatori, per non dire la maggior parte, non gradisca il pitch clock, ma non è da escludere che ci siano altri motivi a contribuire al malumore dei giocatori. Uno dei motivi è lampante e riguarda il ritmo pachidermico del mercato dei free agent, che, a un mese dai primi raduni fra lanciatori e ricevitori, vede ancora circa 170 (sì, non è un errore di battitura) giocatori mestamente senza contratto, tra cui talenti importanti come JD Martinez, Eric Hosmer, Yu Darvish e Jake Arrieta.

Se Manfred introducesse le nuove regole da solo, sarebbe lui, e soltanto lui, a prendersi le responsabilità di una eventuale ricaduta negativa sul pubblico. E in un certo senso sarebbe un messaggio che i giocatori vogliono mandare al Commissioner, forse troppo ossessionato dal discorso pace of play (?).

Allo stesso tempo, però, i giocatori devono prendersela con se stessi e con chi li rappresenta alla MLBPA, perchè dalle trattative per il contratto di lavoro collettivo ne sono usciti danneggiati (vedi il mercato dei free agents lento e da cui si ricaverà poco valore) finanziariamente e anche sul piano decisionale, visto che non hanno impedito a Manfred di prendere decisioni unilaterali sul regolamento.

Chiaramente, il rifiuto della MLBPA significa anche che altre modifiche, magari mai rese pubbliche fino ad ora, siano introdotte, vedi un cronometro di pubblicità fra un inning e l'altro di 2 minuti e 20 secondi nelle partite locali e di 2:40 nelle partite nazionali (modifica che sarebbe prevista per il 2019).

Dopo il rifiuto annunciato di giovedì pomeriggio, gli ultimi tweet oltreoceano parlano di un incontro fra Manfred e il capo della MLBPA Tony Clark per discutere gli sviluppi, ma che quest'incontro possa cambiare le carte in tavola è tutto da vedere. Anche perchè il tempo è poco. Rimanere nello status quo non è nei pensieri di Rob Manfred, allo stesso tempo i cambiamenti nel regolamento vanno annunciati il più presto possibile, affinchè tutti i protagonisti, arbitri compresi, si adattino. Insomma, il conto alla rovescia è già scattato. E non c'è in palio solo un ball automatico.

 

Fonte foto copertina: sportsnet.ca

Fonte foto articolo: nbcsports.com