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Sab, Set

Gli Indians scelgono Yonder Alonso per il dopo Santana

2017
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Nel giorno della presentazione di Carlos Santana come nuovo membro dei Philadelphia Phillies, i Cleveland Indians tappano definitivamente il buco in prima base. Il prescelto a sostituire l’unico prima base in MLB (assieme a Rizzo, Votto, Goldschmidt e Abreu) a vantare almeno 100 fuoricampo e 100 doppi dal 2014 è Yonder Alonso, cubano classe ‘87, reduce da una stagione trascorsa tra Oakland e Seattle.

Come riportato da Bob Nightengale di “USA Today”, il nuovo prima base Indians totalizzerà 16 milioni di dollari in due stagioni mentre Ken Rosenthal di “The Athletic” aggiunge ai rumors contrattuali anche una vesting option da altri 8 milioni di dollari per un eventuale 2019.

Prima base con estemporanee presenze in terza ed esterno sinistro nel corso della sua carriera, Alonso, ex primo giro dei Cincinnati Reds, deve il suo valore contrattuale alla cosiddetta “fly-ball revolution” (ovvero la pratica di cambiare completamente lo swing specialmente sui lanci bassi per produrre più volate), di cui nella passata stagione è stato uno dei più famosi membri.

Tra il 2010 ed il 2016, infatti, Alonso è stato un normale battitore con poca o nulla potenza nella sua mazza. In 2343 apparizioni al piatto in Major League, Alonso ha battuto .269/.334/.387 con appena 39 fuoricampo e 127 doppi dimostrando però anche una spiccata attenzione alla zona di strike con appena il 14.4% di strikeout subiti ed una percentuale di basi su ball del 8.9.

In questi anni ha colpito più groundballs (45.3%) che flyballs (32.6%) ma lo scorso anno il trend si è invertito con Alonso capace di tagliare le rimbalzanti del 12% a tutto vantaggio delle flyballs proprio grazie al nuovo approccio al piatto.

Il risultato è stato prodigioso: in 521 apparizioni al piatto, Alonso ha colpito 28 fuoricampo, segnato 72 punti e spinto a casa ben 67 punti. Pur subendo il doppio di strikeouts rispetto al 2015 e 9 punti percentuali in più rispetto al 2016, Alonso ha mantenuto alta la sua onbase% con un buon .365 mentre anche media battuta (.266) e slugging percentage (.501) schizzavano a nord.

Alonso, che ha trascorso gran parte della stagione ad Oakland, ha poi subito uno slump una volta trasferitosi a Seattle proprio quando i lanciatori avversari hanno cominciato a correggere le proprie traiettorie.

La firma di Alonso è per gli Indians comunque un grosso rischio dato che non ci sono certezze sul fatto che il giocatore possa ripetere una stagione da All-Star come quella giocata ad Oakland e visto il track record recente (il campione statistico tra 2010 e 2016 resta comunque abbastanza solido) ci sono più possibilità che il giocatore possa tornare a produrre sul replacement level piuttosto che continuare a battere a livelli decisamente produttivi.

Inoltre, rispetto agli ultimi anni le sue qualità difensive sono peggiorate (6 errori in più in prima base rispetto al 2016, 7 in più rispetto al 2015) ed il fatto di essere sostanzialmente un platoon player (530 at bat in carriera contro i mancini con .234/.303/.349 con appena 80 apparizioni al piatto nel solo 2017) non aiutano l’investimento degli Indians che adesso aggiungono un altro mancino ad un roster che già può contare su Brantley, Chisenhall, Zimmer, Kipnis (ora sì sempre più fuori dagli schemi della tribù), Tyler Naquin e gli ambidestri Lindor, Ramirez ed Almonte.

Per questo motivo non è da escludere (anche se in squadra vi sono attualmente tre destri out of options come Urshela, Gonzalez e Refsnyder) di vedere gli Indians continuare a cercare una mazza destra oltre ad un braccio da poter inserire nel bullpen per rimpiazzare le perdite di Bryan Shaw e Joe Smith.