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Mer, Dic

'We’ve got your back, Joe'

2017
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È stata per sua ammissione una delle più brutte notti della sua carriera da giocatore e manager. Contro la miglior squadra del momento una non-decisione costa la vittoria e uno svantaggio nella serie di 2-0. Una condanna. Joe Girardi avrebbe voluto tornare indietro, aspettare 15 secondi in più e chiedere il replay in quella stregata gara 2.

Alla fine ha dovuto guardare davanti, si è preso la responsabilità, parlando alla squadra prima di gara 3 e a New York, nonostante i "boo" del pubblico, è tornato ad allenare la sua squadra e non a pensare al passato.

Gli Yankees avevano il morale sotto i tacchi dopo gara 2. Poco importa se Gary Sanchez su Twitter ha scritto dopo aver ingoiato il boccone della sconfitta, una frase del genere.

Il problema era trovare un modo di battere una corazzata apparentemente inarrestabile. Masahiro Tanaka ha messo in mostra una vulnerabilità in gara 3, Greg Bird ha iniettato un po’ di fiducia nel 1-0 di gara 3 e gli Indians hanno fatto il resto, giocando al di sotto delle proprie possibilità, soprattutto in difesa. Basta un ingrediente per cambiare la serie, ma alla base ci vuole determinazione.

Gli Yankees avevano un motivo in più per non mollare. Hanno vissuto un 2017 sopra le aspettative. Aaron Judge e Gary Sanchez si sono affermati fra i battitori più pericolosi della MLB, nonostante la giovane età. Sono arrivati con una rotazione decimata e con un Tanaka deludente ai playoff e dopo un out nel Wild Card Game non avevano più il loro asso Luis Severino sul monte di lancio.

Non si sono mai persi d’animo, hanno avuto la tranquillità di una squadra esperta per tutta la stagione. Per questo va ringraziato Joe Girardi che da ormai un lustro aveva a che fare con lineup a corrente alternata e una rotazione senza asso. Dopo gara 4, Girardi aveva espresso gratitudine, commosso, per lo sforzo della sua squadra. Sei giorni dopo il fattaccio di gara 2, è tornato a presidiare il piatto di casa base, dove la sua squadra si sarebbe giocato la sopravvivenza. Sperava in un altro prodigio.

La prima esperienza ai playoff per molti dei talentini newyorkesi non poteva finire così presto. Hanno lottato ogni at-bat, hanno sfinito i lanciatori degli Indians, costretti ad affrontare una situazione di conto pieno ben 10 volte in gara 5 della American League Division Series. Ma non sono stati solo i giovani come Gregorius, Bird e Severino a cambiare tutto, la vecchia guardia aveva da ricambiare anni di sofferenza con Joe. 

Aveva una strategia, come tutti i manager. Si è affidato al 37enne CC Sabathia, l’ultimo partente degli Yankees rimasto dal 2009. Poteva fidarsi. Doveva fidarsi, perché in gara 2 lo aveva tolto al sesto inning, forse con troppo anticipo. Sabathia non lo ha tradito, lanciando quattro riprese eccezionali, in cui la sua seconda versione di sé (nel 2009 era tanta fastball e qualche cambio, quest’anno è poca velocità e tantissimi effetti) si è espressa al meglio. Una prestazione e una longevità come questa non passerà inosservata, quando si riparlerà di lui.

Al quinto inning è arrivato il test più probante. È stato obbligato a chiamare David Robertson per dissolvere i corridori in base. Magia. Il cutter, quel lancioche imparò dal miglior closer del mondo (Mariano Rivera), spezza la stecca di Lindor. Gregorius è sublime nell’esecuzione del doppio gioco. Sarebbe finita in maniera diversa da gara 2. Joe lo sentiva, perché “questa squadra ha uno spirito combattivo grandissimo”.

Doveva solo premere i pulsanti giusti. D-Rob ignora la sua storia poco felice ai tempi dei White Sox contro gli Indians e fa da traghettatore fino all’ottavo inning. Girardi si affida ad Aroldis Chapman, un altro che aveva tanto da dimostrare contro la tribù. C'era una rivincita personale in gioco e, da buon spirito hispanoamericano, non si è tirato indietro.

Ma il capolavoro arriva dal primo baluardo dell’attacco. Nella World Series 2009 era stato impiegato come pinch-runner e in 10 turni di battuta aveva solo segnato un punto, nel settimo inning di gara 2 (la vittoria su Pedro Martinez, quella che valse il pareggio). Era un corridore sconsiderato in quel tempo. Sei anni dopo ha vissuto una serata da incubo nel Wild Card Game contro Dallas Keuchel, suo avversario da venerdì. Prima del Wild Card Game 2017 aveva definito la partita con i Twins “la più importante della mia vita”. Per la sua squadra, certo, ma anche per la sua carriera, visto che l’anno prossimo sarà il suo ultimo sotto contratto con i Bombers. Non voleva lasciarsi sfuggire quest’esperienza come nel 2009.

Ha fatto durare l’at-bat nel nono inning all’infinito. Se fosse stato l’ultimo ai playoff con gli Yankees? Gardner voleva lasciare una traccia. Al dodicesimo lancio di una battaglia epica con Cody Allen dona agli Yankees quel pizzico di spazio per inspirare e sfogare tutta la gioia a fine partita.

Dal dugout, Joe Girardi guarda ansioso in attesa di vedersi compiuta una rimonta insperata. All’ultimo strike si lascia andare. Poche volte lo si era visto così entusiasta . Guarda Rob Thomson, suggeritore di terza base, si avvicina al suo staff e in un istante tutto l'entourage  si riunisce in un abbraccio a bordo campo che “lava dai peccati” il manager degli Yankees. In campo avrebbe avuto voglia di saltare con i suoi ragazzi, ma lui è il manager degli Yankees. La vera gioia per New York è vincere la World Series.

“Un miscuglio di gioventù e veterani che trascinano il gruppo ed è difficile da credere quel che abbiamo fatto, perché abbiamo appena battuto una grande squadra” ha dichiarato nella conferenza stampa a caldo.

C’è un altro elemento speciale del baseball. L’allenatore non è un’entità che guida e basta. È una persona, che lavora ogni giorno per e soprattutto con i suoi giocatori. Fa parte del gruppo. E anche quando lui sbaglia, il resto dell’organico è pronto ad accorrere in aiuto. Todd Frazier era stato il primo ad incoraggiare la squadra nel meeting durante il day-off tra gara 2 e gara 3. Frazier, arrivato a luglio nella trade con i White Sox, ha preso il ruolo di leader del gruppo nella squadra in cui ha sempre sognato di giocare. E come guida non ha esitato a dedicare la vittoria a Joe Girardi.

In tutti i sensi, l’inaspettata rimonta degli Yankees è in tutti i sensi una vittoria di squadra. È l’ennesimo esempio che ai playoff vince chi rimane unito fino all’ultimo out.

Fonte foto copertina: mlb.com

Fonte foto articolo: mercurynews.com