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Dom, Nov

10 momenti memorabili delle Division Series

2017
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Tra esperimenti, scioperi, ricollocazioni e molto altro le Division Series “moderne” sono nate solamente nel 1995, dopo lo sciopero che portò alla cancellazione dei playoff nell'annata precedente.
Tanto si è speculato sull'organizzazione e sulla struttura di questi “quarti di finale” che conducono le squadre alla lotta per il pennant e, successivamente, per alzare il trofeo al cielo, ma quel che è sicuro è il fatto che in queste ventidue edizioni passate (non si considerano dunque quelle attualmente in corso) ci si è spesso divertiti, con grandi ribaltamenti di fronte e giocate entrate nella leggenda di questo sport.

 

Di seguito dieci tra le giocate più importanti e iconiche mai realizzate in ambito di Division Series.

 

Victory at home...plate (Giants @ Marlins – Game 4, NLDS 2003)

Dopo aver perso la World Series l'anno prima i San Francisco Giants si ripresentarono ai blocchi di partenza nel 2003 avendo raggiunto le cento vittorie in stagione regolare, ottenendo dunque una sfida contro i Florida Marlins, alla seconda apparizione di sempre ai playoff dopo la cavalcata vincente del 1997.

I californiani, favoriti, vinsero la prima sfida, ma si ritrovarono sotto per 2-1 al termine di una Gara 3 decisa all'undicesimo inning dal walkoff home run da due punti di Ivan Rodriguez.
Al Pro Player Stadium di Miami gli ospiti erano dunque obbligati a vincere, ma alla fine dell'ottavo inning si trovavano in svantaggio per 5-7. I Giants non si arresero e nel nono segnarono il punto del 6-7, ad un passo dal pareggio. Con due out ed un uomo in seconda arrivò un singolo a sinistra e Gene Glynn, coach di terza di Frisco, mandò a casa base T.J. Snow mentre dall'esterno la pallina lanciata da Conine entrava nel guantone di Rodriguez. Dall'impatto tra i due – allora era ancora possibile – emerse vincitore Pudge che mandò i Marlins, futuri campioni, alla Championship Series.

Quella serie è a tutt'oggi l'unica della storia della postseason MLB conclusasi con un corridore eliminato al piatto di casa base.

 

Put your hands up in the air (Angels @ Red Sox – Game 2, ALDS 2007)

La canzone, abbastanza lontane dalle corde musicali di chi scrive, è del 1998 e potrebbe benissimo essere passata nell'mp3 di un personaggio stravagante come Manny Ramirez. Quel che è certo è che il colpo d'occhio di 37.706 + 1 paio di braccia che si stagliano nella notte di Fenway Park è parecchio suggestivo.

Siamo in Gara 2 della Division Series del 2007 e Boston, già vincente nel primo match con un super Beckett, desidera portarsi sul 2-0 per andare più tranquilla in California a cercare di chiudere la serie. Gli Angels però resistono sul punteggio in perfetta parità di 3-3 prima dell'ingresso nel nono inning: Francisco Rodriguez, subentrato, affronta Manny Ramirez con due uomini sulle basi.

Il lancio resta troppo centrale ed il dominicano fa volare la palla oltre il Green Monster, alzando le braccia al cielo come esultanza.

 

Who killed the Twins? (Twins @ Yankees – Game 2, ALDS 2009)

Il wild card game di quest'anno tra Twins e Yankees ha visto i newyorchesi imporsi dopo un avvio di gara impervio, tornando così alla Division Series dopo ben cinque anni d'assenza (ben più di un'eternità quando si parla della squadra ventisette volte campione del mondo).

Questa vittoria non ha fatto altro che confermare un dato abbastanza esplicativo: contro i pinstripes ai playoff il record di Minnesota è 2-13 che – dopo Gara 2 della Division Series 2009 – sarebbe potuto essere quantomeno di 3-12.

Avanti per 3-1 e un solo strike dalla vittoria il closer dei Twins Joe Nathan sbaglia un lancio contro Rodriguez e prontamente A-Rod lo punisce con un fuoricampo da due punti che vale il pareggio momentaneo e manda la partita agli extra inning. Nell'undicesimo Minnesota spreca una situazione di basi piene e nessun eliminato che conduce inesorabilmente – secondo la dura legge dello sport – al walk-off home run targato Mark Teixeira nella parte bassa.

Su quella partita peserà per sempre la mancata chiamata di fair ball (e conseguente ground-rule double) sulla battuta di Joe Mauer, proprio in quell'undicesima ripresa.

 

 

KKKKKKKKKKKKKKKKevin Brown (Padres @ Astros – Game 1, NLDS 1998)

Quando ti trovi a giocare contro Randy Johnson una partita di playoff non è mai facile, anche se ti chiami Kevin Brown e l'anno precedente hai realizzato la “doppietta” no-hitter e World Series che non capita di certo tutti gli anni.

In apertura dei playoff del 1998 Brown tira fuori dal cilindro una prestazione da incorniciare in un duello contro The Big Unit e contro un lineup formato da Biggio, Bagwell, Bell, Alou, etc etc chiudendo la sua partita in trasferta contro una squadra capace di 102 vittorie con otto inning lanciati ed un totale di 16 K, attualmente record per un pitcher in postseason.

 

Good ol' Boy (Orioles @ Yankees – Game 3, ALDS 2012)

Torniamo più vicini nel tempo, più precisamente al 2012, anno dell'ultima apparizione degli Yankees alla Division Series prima di questa stagione.

Quei playoff, terminati con pessimo sweep subito dai Tigers, furono oggetto di polemica per grande tempo sui giornali newyorchesi, specie alla luce delle pessime prestazioni offensive che i Bronx Bombers offrirono.

Ci fu un momento in cui però tutte le polemiche della Grande Mela si placarono: Gara 3 della Division Series contro gli Orioles allo Yankee Stadium, con la serie sull'1-1. Alex Rodriguez, fino a quel momento poco produttivo, viene sostituito nel nono inning da un Raul Ibanez ormai 40enne.

Da pinch hitter l'ex Phillies batte un fuoricampo che vale il pareggio e manda la sfida agli extra inning dove a risolverla, con un altro home run, sarà sempre lui.

La stampa di New York, estremamente critica dopo l'eliminazione contro Detroit, salverà solamente un uomo: Raul Javier Ibanez.

 

An unpredictable hero (Braves @ Astros – Game 4, NLDS 2005)

5 ore e 50 minuti di gioco. Numeri che farebbero svenire Manfred ed il suo pace-of-play, ma che non sono nemmeno quelli della partita più lunga della storia dei playoff (il record gli verrà tolto per un solo minuto da Giants – Nationals nel 2014).

Quel Braves – Astros giocato al Minute Maid Park di Houston è però entrato maggiormente nella memoria collettiva degli americani, specie di quelli residenti nel Texas orientale.
Houston, sotto 6-1 all'ottava ripresa, riesce nell'impresa di pareggiare anche grazie ad un grand slam di Berkman e portare la partita agli extra inning, dove nessuna delle due squadre riuscirà più a scardinare le difese avversarie, almeno fino al diciottesimo inning.
A battere la decisiva volata oltre le recinzioni per mandare gli Astros al turno successivo un rookie 25enne che resterà in Major League per appena cinque stagioni: Chris Burke, da allora e per sempre idolo della tifoseria texana.

Funfact: il walkoff di Burke atterrò al posto 15 della sezione 2 nel settore 102, lo stesso dove Berkman prima spedì il grande slam del 6-5 che ridiede speranza a Houston.

 

The bat flip heard 'round the world (Rangers @ Blue Jays – Game 5, ALDS 2015)

Arriviamo a tempi recenti, alla giocata che inevitabilmente ha segnato le ultime due stagioni del campionato di baseball. I Blue Jays, dopo essere stati sotto 0-2 nella serie, riescono nell'incredibile vincendo le due partite in trasferta ed ottenendo la possibilità di giocarsi Gara 5 in casa.
La partita decisiva è sul 3-3 nel settimo inning, quando Jose Bautista – con due uomini in base – manda la palla di Dyson oltre le recinzioni e dà a Toronto il vantaggio decisivo.

L'esterno dominicano resta ad ammirare la propria battuta per poi realizzare uno dei bat flip più famosi della storia e mandare in estasi il Rogers Centre. Da lì nasceranno diverse tensioni, inizialmente represse ma mai dimenticate. Un esempio? Citofonate a casa Rougned Odor.

 

The Flip (Yankees @ Athletics – Game 3, ALDS 2001)

Non servono altre parole per descriverlo. Semplicemente, The Flip.

Siamo a Oakland dove gli Atheltics, freschi di due vittorie in trasferta, si apprestano a chiudere la serie nel minor tempo possibile. Gara 3 è l'occasione adatta, specie perché il castello costruito da Mussina è sul punto di crollare e l'unico punto di vantaggio nato dal fuoricampo di Posada a non rimanere tale.
La battuta di Long con Jeremy Giambi in prima base è sufficientemente potente per spingere a casa un giocatore non propriamente rapido come il fratello del più noto Jason, specie alla luce del tiro sbagliato di Spencer che supera il taglio del prima base. Sarebbe un punto facile, se non fosse che dal punto più lontano del diamante piomba come un falco Derek Jeter, il quale – in corsa – riesce ad afferrare la pallina e assistere Posada dietro al piatto, che tocca ed elimina uno sbigottito Giambi.

La giocata sarà da stimolo per gli Yankees per ribaltare incredibilmente la serie ed entrò di diritto tra le più belle azioni mai realizzate da un interbase.

 

My, oh my” (Yankees @ Mariners – Game 5, ALDS 1995)

Un'altra rimonta da 0-2 a 3-2, ma questa per certi versi ancora più importante di tutte quelle sopracitate. Più importante perché alla prima apparizione in postseason dei Mariners, più importante perché arrivata dopo partite folli, che avrebbero potuto affossare chiunque, specie dei debuttanti contro i New York Yankees.

Più importante perché contro ogni logica razionale che dovrebbe regolare, ma in realtà non lo fa, questo sport.

E' tutto questo il doppio di Edgar Martinez nell'11°inning della bolgia del Kingdome di Seattle, si spiega qua il “My, oh my” di Dave Niehaus, l'uomo grazie al quale il mondo delle centotto cuciture conosce A-Rod e The Kid.
A livello emozionale e di favola sportiva la singola azione più bella della storia delle Division Series.

 

 

Ruiz, in time!” (Reds @ Phillies – Game 1, NLDS 2010)

Già, il doppio di Edgar Martinez può essere considerato il singolo istante più evocativo perché c'è un uomo che quindici anni dopo decise di strafare, rendendo quell'attimo lungo ore.

Siamo a Philadelphia, da due anni consecutivi casa del pennant della National League, dove arriva l'attacco più temuto di tutta la Lega più antica dell'MLB, quello dei Cincinnati Reds.

Sul monte per i Phillies si presenta Roy Halladay, una vita oltre il confine con la casacca di Toronto e finalmente – da 33enne – alla prima apparizione in postseason, dopo aver lanciato pochi mesi prima un Perfect Game contro i Marlins.

Quello che fa la sera del 6 ottobre è però leggenda: ventotto battitori affrontati, una base su ball a Bruce nel quinto, zero valide subite. E' no-hitter.

La leggenda di Halladay si compie sotto la Liberty Bell, per la seconda volta nella storia si assiste ad una no-hitter ai playoff (prima di lui solo il Perfect Game di Don Larsen alla World Series '56) e per la prima volta un lanciatore riesce l'accoppiata perfect/no-no nello stesso anno.

Mai nessuno nella storia della Division Series è stato letale come Roy Halladay quella sera d'ottobre.

 

Foto: thegoodphight.com