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Mer, Dic

Greinke contro Darvish: i due anni di lavoro che hanno portato allo sweep dei Dodgers su Arizona

2017
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La gara vinta questa notte da Los Angeles è stata un piccolo, grande trionfo; Dave Roberts ed i suoi ragazzi sono riusciti a sweppare Arizona e qualificarsi alle NLCS a seguito di una Gara 3 eccellente, vinta per 3-1  grazie alla meravigliosa partenza di Yu Darvish ed alla colossale prestazione di Cody Bellinger. Il successo sui D’Backs merita di essere ammirato da lontano, perché dietro a questi nove inning c’è un lungo percorso che contiene storie, intrecci e decisioni: il Front Office dei Dodgers infatti sembra aver programmato due anni di strategie di mercato in vista del match vinto questa notte, un lavoro impressionante dello staff di Andrew Friedman e Farhan Zaidi che proprio poche ore fa ha toccato l’apice. Los Angeles non ha ancora vinto assolutamente nulla, ha soltanto superato il primo ostacolo nel cammino verso il sogno World Series; eppure, questa sembra davvero una storia che merita di essere raccontata.

Il cammino che porta a Gara 3 inizia l’8 Dicembre 2015: in questa data, gli Arizona Diamondbacks rendono noto di aver raggiunto un accordo con Zack Greinke, che si è appena legato alla squadra di Phoenix firmando un contratto della durata di 6 anni per un totale di 206 M$. Il 32enne, diventato Free Agent pochi mesi prima dopo aver esercitato la opt-out clause presente nel suo contratto con i Dodgers, decide quindi di restare in NL West ma trasferirsi in Arizona, dove diventa il giocatore più pagato delle intere Majors. Los Angeles ha ovviamente provato a lungo a convincere Greinke a restare con i Boys in Blue, ma l’offerta di 155 M$ in 5 anni è stata giudicata insufficiente dalla stella di Orlando. Poche settimane prima, parlando delle strategie di mercato dei Dodgers, Andrew Friedman aveva dichiarato che l’obiettivo del Front Office era quello di “creare una squadra competitiva nel 2016, ma una ancora migliore dal 2017 in avanti”. Friedman ed il GM Farhan Zaidi decisero quindi di abbandonare la pista Greinke, reputando eccessive le cifre chieste dal giocatore.

Anche a causa di un payroll clamorosamente esagerato (300 M$ ed una multa di circa 43 M$ per aver sforato il tetto massimo), il Front Office di LA optò per una strategia conservativa sul mercato, evitando quindi i grandi Free Agents disponibili (Cueto, Price, Samardzija e tanti altri); le scelte per rinforzare la rotazione furono Scott Kazmir e Kenta Maeda, due giocatori ben meno apprezzati di Zack Greinke. L’idea era quella di acquistare un asso, nel caso ce ne fosse stato bisogno, soltanto tramite trade. Una strategia assolutamente logica, che però presentava un problema fondamentale: come potrà Los Angeles ottenere partenti di primo livello senza cedere top prospects? Tutti nell’organizzazione di LA infatti assicuravano che nessuno dei prospetti di prima fascia, da Corey Seager a Julio Urias, passando per Alex Verdugo e Cody Bellinger, sarebbe stato ceduto. Secondo tutti gli addetti ai lavori e gli analisti di mercato, esistevano quindi essenzialmente due strade: o lo staff di Friedman stava mentendo spudoratamente e sarebbe stato costretto a cedere i pezzi più pregiati del proprio farm system, oppure avrebbe provato a fare le proverviali nozze coi fichi secchi (non sono sicuro che questa sia esattamente la frase balenata nella mente dei giornalisti americani, ma la sostanza non dovrebbe essere molto diversa).

La storia, però, darà ragione a Friedman e Zaidi: nell’estate 2016, i Dodgers completano una trade con Oakland ed acquistano Josh Reddick ed il sorprendente 36enne Rich Hill, trasformatosi di colpo in uno dei partenti più interessanti delle Majors. L’avventura di Reddick a Los Angeles durerà soltanto pochi mesi; Hill invece, dopo il rinnovo contrattuale nella successiva Offseason (48 M$ in tre anni), diventerà uno dei cardini della rotazione di LA. Friedman però aveva predetto una grande squadra soltanto per il 2017, ed infatti i Dodgers nella Postseason non riescono a superare i Cubs e vengono eliminati in sei gare alle NLCS.

Nell’Offseason tra il ’16 ed il ’17, LA è interessata soltanto a trattenere le proprie stelle (oltre a Hill, firmano anche Kenley Jansen e Justin Turner, che non svuotano nemmeno gli armadietti del Dodger Stadium, nonostante formalmente siano entrambi Free Agents) ed aumentare la profondità della rosa, evitando ancora una volta di portare grandi nomi per rinforzare la rotazione. Il piano è lo stesso del 2016, prendere una stella alla trade deadline senza cedere nessun top prospect; anche questa volta, Los Angeles non sbaglia. Il 31 Luglio, dopo aver già acquistato i rilievi Tony Watson e Tony Cingrani, i Dodgers portano in California Yu Darvish: il partente giapponese, dichiarato incedibile soltanto una settimana prima, arriva a Los Angeles a pochi minuti dalla chiusura del mercato. I Rangers ottengono in cambio Alexy, Davis e soprattutto Willie Calhoun, un ottimo prospetto giudicato però ancora acerbo ed inadatto per le caratteristiche della National League (Calhoun infatti è pericolosissimo in battuta ma fatica notevolmente a trovare una posizione definitiva in difesa).

Si arriva così al 9 Ottobre 2017: i Dodgers si presentano al Chase Field in vantaggio per 2-0 nelle NLDS, e proprio Zack Greinke è chiamato a salvare la stagione degli Snakes. La stella di Arizona però, dopo aver già fallito nel Wild Card Game (vinto dai D’Backs nonostante la brutta prova del proprio starting pitcher), concede 3 ER in 5 inning a Los Angeles e condanna alla sconfitta i suoi, annichiliti dal monte di lancio avversario. La vittoria è tutta di Yu Darvish, che con una prova brillante regala alla Blue Crew un tranquillo passaggio alle NLCS: una W figlia di strategie di mercato astute e, cosa più importante, corrette.

Per Arizona e Greinke, il sogno playoff termina dopo soltanto 4 partite: la stagione è stata sicuramente un successo per Lovullo e la sua squadra (prima volta alla Postseason dal 2011), ma lo sweep subito davanti ai propri tifosi certamente macchia indelebilmente un 2017 da incorniciare.  I Dodgers invece dovranno vedersela ora contro una tra Cubs e Nationals; la strada è ancora lunghissima, ma il primo ostacolo è stato superato brillantemente. E Roberts, alle NLCS, potrà fare affidamento su quei Tony Watson, Tony Cingrani, Kenta Maeda, Corey Seager, Cody Bellinger, Rich Hill e Yu Darvish che, per un motivo o per un altro, sono i veri protagonisti di questa storia.

PS: Quando Josh Reddick arrivò a Los Angeles, la carriera con la casacca dei Dodgers di Yasiel Puig sembrava ormai giunta al termine. Roberts invece decise di spedire il Cavallo Pazzo nelle Minors ma non volle cederlo, nonostante parecchie squadre (soprattutto i White Sox) avessero mostrato grande interesse nel ragazzo cubano. I Dodgers scelsero di non rifirmare Reddick, dando un’ultima chance a Puig; non solo Yasiel ha ampiamente ripagato la fiducia del proprio manager durante la Regular Season, ma ha anche trascinato i suoi nelle prime due gare delle NLDS; Reddick invece è diventato uno dei giocatori chiave di Houston, che ieri sera ha sconfitto Boston e si è qualificata alle ALCS. Tutto a dimostrazione del fatto che, in questo come in tanti altri sport, ogni singola decisione può stravolgere completamente la storia.

(foto di copertina da orangecountyregister.com)