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Sab, Ott

Justin Verlander reagisce dopo l'ultimo out del settimo inning. Foto Ronald Martinez/Getty Images North America

La ALCS ha cambiato campo, e lo si è visto. Questa volta non è bastato il solo homer di Aaron Judge a risvegliare gli Yankees. Ad una vittoria dal ritorno alla World Series, i Bronx Bombers subiscono il ritorno dei padroni di casa guidati da uno stellare Justin Verlander che, ancora una volta, ha dato prova del suo intramontabile talento e della sua forza portando gli Astros alla decisiva gara 7 lanciando uno shutout in sette riprese, con otto strikeouts ed una base su ball. Con il ritorno tra le mura amiche si è risvegliato anche l’attacco, soprattutto da metà gara in poi.

Luis Severino è sembrato inattaccabile per quattro innings completi. Il giovane pitcher dominicano sembrava lanciare con gli occhi della tigre e sembrava benedetto da un controllo ed un comando notevole tanto da dare l’impressione di poter riuscire a fare la storia in una gara 6 della ALCS.

Il lanciatore aveva tra le mani una no-hitter fino a quando fino a quando una potente battuta di Carlos Correa non schizzava via nell’esterno centro per la prima valida di marca arancione. Severino fino a quel momento aveva tre strikeouts ed una base su ball a referto. Ma se gli Astros sono stati capaci di rompere il no-hitter nel quarto, è solamente nel quinto inning che riescono a far del male alla squadra newyorchese. Dopo un’altra ripresa lanciata ad alti livelli da Verlander con gli strikeouts numero 5 e 6 su Hicks e Frazier per chiudere il quinto, i battitori di casa vedono crollare le certezze nel giovane dominicano lancio dopo lancio. Severino parte male passando in base il debuttante (in postseason) Alex Bregman poi, dopo aver trovato il primo out, fatica anche con Evan Gattis, che si guadagna la base su ball in quattro lanci. Severino perde la zona ed ingaggia un duello ad alta tensione con il potente Brian McCann che va subito sotto con due strikes chiamati molto dubbi per poi risalire il conto, pareggiare e dare agli Astros il primo vantaggio con una linea nell’esterno destro che tocca prima terra per perdersi poi tra il pubblico. Un ground-rule double.

Girardi tentenna e preferisce non utilizzare subito l’arma nucleare del bullpen. Sbaglia. Severino perde un’altra volta la zona questa volta su Springer, che come Gattis guadagna l’accesso in base in quattro lanci riempiendo le basi. Reddick poi manda una palla nell’esterno centro non abbastanza profonda per il secondo punto. Niente paura però, con due eliminati sale in cattedra José Altuve. Latitante nel Bronx, il numero uno per quanto riguarda la media battuta non si lascia pregare ed al primo lancio spinge una linea a sinistra portando gli ‘Stros avanti di 3. È a questo punto che Girardi rompe gli indugi affidando a Chad Green le chiavi del monte. Per Severino due terzi di innings da dimenticare dopo una partenza che sembrava promettere bene.

Chi continua invece a resistere è il veterano Justin Verlander che nonostante le difficoltà riesce comunque a mantenere a zero la colonna dei punti di New York. Se nel sesto inning ad aiutarlo è stata la presa di Correa sulla battuta di Sanchez, nel settimo inning a toglierlo dai guai ci pensava George Springer che con Bird (base su ball) e Castro (HBP) tra le basi ed un eliminato, prima rincorreva la volata di Frazier nell’esterno centro, poi saltava in alto per negare all’ex White Sox una battuta da basi extra ed almeno un punto all’attacco dei Bombers. L’ultimo eliminato per JV è stato Headley, fermato sulla linea 4-3 con una rimbalzante.

 

Mentre Chad Green vinceva ancora una volta la palma di salvatore della patria con 2.1 riprese senza concedere punti e due strikeouts finali (siamo ancora al settimo) su Springer e Reddick, Hinch rinunciava ad inserire Devenski per dare una chance a Peacock. Il lanciatore tuttofare trova prima l’out numero 1 su Gardner, poi subiva un fuoricampo sulla seconda palla messa in gioco da Judge un fuoricampo al primo lancio su una fastball alta terminata nell’esterno centro-sinistra.

Ma, come abbiamo già accennato, il fuoricampo non dà nulla agli ospiti. Gregorius e Sanchez (quest’ultimo con strikeout) vengono eliminati da Peacock che trova il pronto riscatto e, nell’attacco seguente, gli Astros esplodono per altri quattro punti che non fanno altro che tranquillizzare ancora di più il pubblico texano.

David Robertson si trova in evidente giornata no ma Altuve ci mette del suo. Lo slider di Robertson era quasi rasoterra, questo però non ha fermato il fenomeno dal fare contatto con la palla e sbatterla nell’home run porch per il 4-1. Dopo Altuve gli Astros ci prendono gusto: Correa manda un doppio a sinistra e Gurriel lo sposta in terza con un singolo a destra. A svuotare le basi ci pensa Alex Bregman con una botta centrale che regala due basi al terza base di casa più un’altra gentilmente concessa da Gregorius. È l’errore che si rivela cruciale per il settimo punto, arrivato con sac fly di Gattis contro Dellin Betances, entrato al posto di Robertson per trovare prima uno strikeout su Gonzalez. Il successivo singolo di McCann sembra dare ancora più opportunità alla formazione di Houston che però vanifica tutto con la rimbalzante di Springer.

Per il nono inning Hinch non si risparmia e getta nella mischia Ken Giles, che chiude la partita non senza difficoltà subendo prima un singolo da Castro per poi passare in base Aaron Hicks.

Questa notte la decisiva gara 7. Alle ore 2 C. C. Sabathia e Charlie Morton battaglieranno per il pennant American League.

Non è mai facile sorridere, soprattutto se si trascorre un anno di dolori e preoccupazioni, lontano da casa, mentre vivi il tuo sogno, ma senza poter vivere assieme ai propri cari. Enrique Hernandez è nato a Puerto Rico, era stato accolto in festa dopo la piazza d’onore al World Baseball Classic, senza avere il minimo presagio di ciò che sarebbe accaduto qualche mese dopo. Il beisbol forse lo ha salvato dalla devastazione degli uragani che hanno colpito, ma non hanno risparmiato la sua famiglia.

Kiké è stata una delle mascotte dei Dodgers e di Puerto Rico durante il World Baseball Classic. Del resto, assieme ad Austin Barnes, arrivò dai Marlins nel 2014 in cambio di Dee Gordon ed era sconosciuto a quei tempi. Il semplice sbarco in MLB era una fortuna. Inoltre, era difficile non vedere in lui l’allegria di vederlo giocare sul diamante. Poi è arrivato il World Baseball Classic che concilia i due grandi fuochi di Hernandez: il gioco e la patria. Farebbe di tutto per entrambi. Era disposto a volare per raggiungere la famiglia a Puerto Rico durante il mese più terribile.

Ha vissuto in sofferenza il dramma del padre, al quale era stato diagnosticato un cancro l’anno scorso. Hernandez non era più quello di prima. Anche nelle sue prestazioni. Era stato anche disposto a travestirsi da banana nel 2015, ma quei tempi erano finiti, eclissati dalla preoccupazione.

Quest’anno, il nonno di Kike è passato a miglior vita pochi giorni prima dell’uragano come se avesse sentito la forza dell’uragano arrivare verso di lui. La nonna sta lottando per guarire da un tumore al seno e per superare il dolore di una vita vissuta 60 anni con il marito, Enrique Hernandez I. Le case sono state spazzate, ma grazie al sostegno di tante persone, incluso i portoricani del baseball, che tramite collette e contributi procurano risorse per il proprio popolo, la sopravvivenza non è più impossibile. Si vive con i generatori d’elettricità. Con quel supporto bisogna soddisfare i beni primari, come il mangiare e il bere, ma nessuno vieta che si possa utilizzare anche per vedere il proprio figlio giocare.

Kiké Hernandez manda un messaggio alla madre prima di gara 5 e le chiede dove avrebbe visto la partita. Dal nonno gli rispose. Perché la partita precedente, persa contro i Cubs, la aveva vista a casa sua. “Fai in modo di arrivare in tempo, perché batterò un fuoricampo.” Lo diceva per scherzare lo utility dei Dodgers, che in campo sarebbe sceso solo contro i mancini, come in gara 5 contro Jose Quintana. La madre era più seria, gli dice di preoccuparsi di mettere la palla in campo. Ma Kike fa di testa sua e al primo lancio gira subito, un vizio a doppio taglio il suo, la palla decolla oltre l’edera dell’esterno centro. Primo fuoricampo della carriera ai playoff.

Il 26enne è tornato quel giocatore che due anni fa fu costretto dal general manager Andrew Friedman a travestirsi da banana. In cambio il proprietario Mark Walter gli ha offerto un milione di dollari per la colletta a favore di Puerto Rico se fosse salito in base due volte. Lo fa subito e in maniera decisiva. Al secondo turno di battuta si ritrova le basi piene e sparecchia nel cesto di destra, per lo shock del pubblico di Wrigley Field. In quel momento Walter gli avrebbe dato anche di più probabilmente.

Sei inning dopo, Hernandez completa il capolavoro con il suo terzo home run, per un totale di 7 RBIs sugli 11 messi a segno da LA. Nella stagione regolare ne aveva battuti 11 di home runs. In una notte, Kike ne ha infilati tre.

Mentre si consumava lo spettacolo dei Dodgers a Wrigley Field, in tribuna, c’era uno spettatore speciale. Un anno prima era in cura intensiva. Il 19 ottobre 2017 ha assistito al giorno che ha consacrato il figlio assieme a Reggie Jackson, Babe Ruth e Adrian Beltre. Per un portoricano è la storia del beisbol, per un padre, peraltro part-time scout dei Pirates, è il più bel regalo che gli possano fare.

Anche l’iniziativa di fundraising per Puerto Rico ha spiccato il volo in poche ore. Hernandez non è più solo una mascotte. È l’ennesimo giocatore, tutti con lo stesso valore e lo stesso obiettivo, che vuole vincere la World Series con i Dodgers nel 2017 e che con questo proposito ha dato il meglio di sè. In fondo lo dice anche il motto della sua campagna di raccolta fondi: los Nuestros + Ustedes = Nosotros.

Ricorda il motto di Puerto Rico del WBC, ma si può applicare anche ai Dodgers. Una squadra che si sostiene reciprocamente e che da martedì 24 ottobre sarà accolta da un pubblico in festa a Dodger Stadium in gara 1 della World Series.

 

Fonte foto copertina: chicagotribune.com

Niente sweep, non al Wrigley. I Cubs tirano finalmente fuori l’orgoglio e sconfiggono i Dodgers in un’emozionante Gara 4, trascinati da un gigantesco Jake Arrieta e dall’esplosività di Javier Baez, che esce dallo slump schiantando due fuoricampo vitali per Chicago. I Cubbies rimangono in vita per un’altra notte battendo Los Angeles per 3-2, infliggendo ai Boys in Blue la prima sconfitta di questa Postseason. Un match che potrebbe regalare ai campioni in carica un briciolo di speranza per le prossime gare, nonostante lo svantaggio di 3-1 sembri ancora piuttosto proibitivo.

Chicago si è dovuta aggrappare ai muscoli e alle breaking balls di Jake Arrieta per battere i Dodgers: il vincitore del CY Young Award 2015 ha iniziato il match con grande aggressività, chiudendo le prime due riprese senza subire punti ma mettendo in base tre uomini su una walk, un singolo ed un colpito. Come in ogni partita della serie, i primi ad andare a segno sono stati proprio i Cubs, guidati da Contreras: il catcher di Chicago nella seconda frazione ha battuto un fuoricampo mostruoso contro Alex Wood, un missile spedito a circa 490ft di distanza (sul tabellone elettronico di sinistra) che ha messo i padroni di casa sull’1-0. I ragazzi di Maddon hanno sferrato subito dopo un altro colpo al lanciatore avversario con Baez, fin qui uno dei peggiori dell’attacco dell’Illinois: il 2B portoricano è riuscito infatti a battere un solo-HR sulla linea di sinistra su un lancio quasi perfetto da parte di Wood, una knuckle curve all’altezza delle caviglie del battitore.

La prima valida in questa Postseason di Baez però è stata cancellata nel giro di pochi minuti dal terzo fuoricampo della serata: nell’inning successivo, Cody Bellinger ha riportato i suoi ad una sola lunghezza di distanza battendo un solo-HR sulla destra, il secondo dei suoi playoff. L’home run di Bellinger ha fatto riportato nella mente dei tifosi dei Cubs le immagini delle prime tre partite della serie, ma Arrieta è stato capace di chiudere l’inning senza subire altri danni, arginando l’offensiva di LA.

Baez però non si è voluto fermare alla longball battuta al secondo inning e, alla quinta ripresa di gioco, Javy ha schiantato il quarto homer della partita su un altro ottimo lancio di Wood, questa volta un cambio basso. Il secondo fuoricampo di Baez ha fatto impazzire il Wrigley, mentre il punteggio si è spostato sul 3-1 in favore dei Cubs. Roberts ha sostituito Wood prima della fine della ripresa, mettendo il match nelle mani del bullpen: i rilievi di LA non hanno deluso nemmeno in questa occasione lo skipper dei Dodgers, evitando che Chicago creasse nuove occasioni pericolose.

Jake Arrieta intanto ha continuato ad attaccare i battitori avversari con una letale combinazione di sinker e curve, nonostante il controllo dello slider non fosse impeccabile. Le due walks concesse al settimo hanno costretto Maddon (accolto dai fischi dei tifosi) a sostituire Arrieta, e Duensing è riuscito a preservare il vantaggio eliminando Cody Bellinger al volo (Jay e Russell stavano per far cadere la palla, ma fortunatamente per Chicago l’esterno sinistro è riuscito a chiudere l’inning). Maddon ha deciso finalmente di usare Wade Davis all’ottavo, chiedendogli un 6-out save; l’inizio del closer dei Cubs però è stato a dir poco traumatico, ancora una volta a causa di Justin Turner. Il fenomenale terza base di LA infatti, dopo aver collezionato due BB ed un singolo, ha distrutto la dritta alta di Davis, spedendola oltre la recinzione di sinistra. I Dodgers sono tornati così di colpo in partita, portandosi ad un solo punto di distanza dai padroni di casa: la walk conquistata da Puig ha infiammato il dugout degli ospiti, ma Davis è riuscito ad eliminare Ethier su un pop foul (ottima giocata di Bryant) e soprattutto Curtis Granderson, uno strikeout che è costato l’espulsione di Maddon. Granderson infatti ha detto di aver toccato il settimo lancio del turno, inizialmente giudicato dall’arbitro uno swing a vuoto; gli arbitri hanno deciso di riunirsi ed hanno dato ragione al battitore dei Dodgers, nonostante le immagini trasmesse sul tabellone elettronico mostrassero chiaramente che non c’era stato alcun contatto tra palla e mazza. La chiamata non può essere sottoposta a review e Maddon è ovviamente esploso di rabbia per la decisione del gruppo arbitrale, ricevendo l’espulsione per le proteste; Davis però ha risposto lanciando lo stesso lancio su Granderson e facendolo girare nuovamente a vuoto, ottenendo un K importantissimo. La successiva walk concessa a Grandal non è stata dannosa per il closer dei Cubs, che ha messo strikeout anche Utley mettendo fine all’attacco più pericoloso di Los Angeles. Wade Davis è tornato in campo anche per la nona ripresa, ha collezionato uno strikeout su Barnes, ha concesso una walk a Taylor ed infine ha chiuso la partita con un doppio gioco su Bellinger, regalando così ai Cubs la vittoria per 3-2.

Una W al cardiopalma per Chicago, che rimane viva grazie alle prodezze di Baez e Arrieta. Il partente dei Cubbies lancia 6.2 inning concedendo soltanto 3 H, 1 R, 5 BB e 9 SO, sconfiggendo uno sfortunato Alex Wood: per il pitcher dei Dodgers 4.2 inning, 4 H, 3 ER, 0 BB e 7 SO. Los Angeles soffre molto in attacco, nonostante la grande prestazione di Turner (2-2 con un HR e 2 BB) e le 8 walks conquistate: le zero valide di Ethier, Granderson ed Utley (rispettivamente quinto, sesto e ottavo in battuta) hanno impedito agli ospiti di sfruttare le poche occasioni create, e a Chicago bastano cinque valide per vincere la gara e portarsi sul 3-1.

Chicago proverà a riaprire la serie ripetendo le magie di stanotte: Quintana dovrà sconfiggere Kershaw nell’ultima partita al Wrigley Field, uno spettacolare duello tra mancini che potrebbe decidere le sorti di questa serie. Los Angeles ha ancora in pugno le NLCS, ma non ha alcuna intenzione di far tornare in gioco i campioni in carica e tenterà di sfruttare al meglio il secondo match point.

(foto di copertina da theheraldnews.com)

Era gara 4 della ALDS contro i Kansas City Royals. Il 2015 era un anno particolare per KC. Il primo titolo in 30 anni doveva arrivare in una circostanza particolare. Erano a 6 out dall'eliminazione dopo essere stati dominati da Lance McCullers Jr., ma una striscia di valide che ha potenziato il motto "Keep the Line Moving" ha ribaltato l'incontro e la serie. Gli Astros sono sprofondati in maniera inspiegabile dall'ottavo inning di gara 4 fino all'ultimo out di gara 5. 

Will Harris e Tony Sipp subirono 4 punti all'ottavo inning poi Josh Fields fu colpito con i due punti della sicurezza. Così i Royals vinsero 9-6 e cominciarono la loro vera marcia verso la World Series. 

In gara 4 della Championship Series, un passo oltre il traguardo raggiunto nel 2015, Lance McCullers Jr. aveva ceduto per la prima volta in tutto il match alla potenza di Aaron Judge ed è stato sostituito con due valide e un punto subito. Per un 24enne martoriato dagli acciacchi è un capolavoro. Il bullpen doveva coprire gli ultimi tre inning. Praticamente come nel 2015. I protagonisti sono cambiati, ma il risultato allo Yankee Stadium è stato simile.

Chris Devenski conferma una condizione di forma a ribasso con due valide subite di fila. Joe Musgrove e Ken Giles, invece, steccano all'ottavo inning e subiscono i quattro punti che hanno permesso ai Bombers la rimonta e il pareggio nella serie. Giles è arrivato ad uno strike dal cambiare la partita con un ostrikeout su Judge, ma la sua slider è rimasta alta e il doppio del pareggio è stato determinante nel rally newyorkese. Proprio qui,  quest'ultimo pezzo di puzzle sembra che manchi ancora a Houston. Il 31 luglio avevano cercato il closer degli Orioles Zach Britton. Gli 'Stros sapevano che per competere con i bullpen di Yankees, Indians e, se ci arrivano, i Dodgers (peraltro, inarrivabili in questi playoff dal parco rilievi), ci volevano almeno due rilievi d'altissimo livello. Ora si ritrovano con un Ken Giles alla sua prima vera esperienza da closer nel grande appuntamento e, dopo una spettacolare prestazione in gara 1 di questa serie e un'altra in gara 4 contro Boston, ha sofferto una controprestazione significativa.

Non è quindi un problerma di velocità, come si diceva due anni fa, quando il closer era Luke Gregerson e la velocità media dei lanci dei rilievi era nettamente inferiore al resto del mondo. Forse manca esperienza o concretezza o è semplicemente stato il clima dello Stadium a mettere in difficoltà i lanciatori 'Stros. Possiamo speculare quanto vogliamo, ma il bullpen di Houston - e questo è certo - il punto che tiene maggiormente in apprensione l'entourage del manager AJ Hinch.

Nella Postseason 2015 la media ERA del bullpen è stata di 6.23. Dopo 8 partite quest'anno, la stima è praticamente invariata: 6.20. 7.56 è la media se guardiamo solo la serie con gli Yankees. In totale controtendenza con il resto del baseball d'ottobre, è la rotazione a salvare la causa con un'ERA di 3.16 da parte dei partenti, fra cui i due punti subiti in 16 inning dalla coppia Keuchel-Verlander, che da oggi proverà a riavvicinare Houston alla prima World Series dal 2005. 

Non aver sicurezza e fiducia nei propri mezzi non aiuta in questo momento, in cui ogni crepa può rivelarsi devastante. E ne risentono anche gli altri aspetti. La difesa ha commesso l'errore più grave possibile proprio nell'ottavo, mancando l'eliminazione ai danni di Chase Headley, caduto goffamente tra la prima e la seconda base. L'attacco batte .153 in questa serie con i soli Altuve e Correa che hanno mandato segnali di minaccia ai lanciatori degli Yankees che, per la cronaca, si stanno superando.

Gli Astros, la squadra più continua della American League quest'anno, devono tirare fuori la stoffa della grande squadra, di quel gruppo incocsciente che pensa a divertirsi e a divertire, in nome di una città che ha sofferto negli ultimi mesi. Hanno due partite davanti per dimostrare che sono all'altezza e hanno gli uomini di fiducia a lanciare. Altre opportunità fallite di chiudere una partita rischiano di diventare una sentenza. L'opera del 2017 è stata troppo bella da rimanere inconclusa. 

 

Fonte foto copertina: houstonchronicle.com

I Dodgers festeggiano il titolo National conquistato a Wrigley Field con la vittoria per 11-1 in gara 5. Foto Jamie Squire/Getty Images North America

Nel segno di ‘Kike’ Hernandez e Clayton Kershaw, ma anche di Charlie Culberson, Yasiel Puig e Cody Bellinger e dei co-MVPs Chris Taylor e Justin Turner.

I Los Angeles Dodgers avanzano alla loro prima World Series dal 1988 grazie ad un roboante 11-1 nella terza partita di Wrigley Field che non ha lasciato scampo ai Chicago Cubs.

Il sogno di “repeat”, alimentato dalla vittoria di gara 4 con la quale la formazione di Maddon sembrava esser riuscita a scacciare i demoni di Los Angeles, è svanito quando José Quintana lasciava il monte di lancio nel terzo inning, con sei outs compiuti, tre corridori già visti attraversare il piatto ed altri due messi in base.

I Dodgers di un brillante Kershaw – già nominato primo partente per la World Series che inizierà proprio a Chavez Ravine – annusano l’aria e si portano immediatamente avanti contro un Quintana in vistosa difficoltà già nel primo inning, con un lungo doppio di Cody Bellinger (arriverà poi in terza) che manda a punto Chris Taylor, leadoff della partita e protagonista di un eccellente turno in battuta risolto con una base su ball in nove lanci.

Dal secondo inning in poi invece sale in cattedra Hernandez, che apre le danze con un leadoff home run al primo lancio. Un inning dopo, con i Dodgers sul 3-0 innescato da Turner e con Bellinger e l’ottimo Puig in base, Maddon ricorre al bullpen chiamando Hector Rondon.

L’ex closer trova il primo out, uno strkeout per foul tip di Forsythe, ma subito dopo concede un altro fuoricampo, ben più pesante. È sempre Hernandez a far venire gli incubi ai tifosi cubbies e sempre al primo lancio, spedito questa volta nel basket dell’esterno destro per un grande slam che rimarrà nella storia. È 7-0 e partita virtualmente conclusa.

I Dodgers possono solamente gestire ed approfittare delle altre occasioni che i lanciatori dei Cubs lasciano. Nel quarto inning John Lackey inizia male quella che sembra proprio essere la sua ultima partita in carriera in Major League e dopo aver subito due singoli da Taylor e Bellinger, ed aver effettuato poi un wild pitch, subisce con due eliminati un doppio da Forsythe che porta i blues sul 9-0.

È solamente Kris Bryant capace di rompere la ‘no-hitter in the making’ di Clayton Kershaw, che arrivava da nove eliminazioni consecutive. L’MVP in carica National balzava sul primo lancio, una fastball alta ed interna, di Kershaw per segnare il punto della bandiera con un fuoricampo che si perde oltre l’esterno sinistro. È l’unico squillo per i Cubs, che contro Kershaw riescono a colpire altre due valide (singoli) con Contreras nel quarto e con Schwarber nel sesto. L’asso dei Dodgers ha concluso la sua prestazione con la presa al volo del seconda base Forsythe sulla potente linea a destra battuta da Anthony Rizzo, ed ha lasciato dunque il monte con una quality start di 6IP, 3H, ER, BB e 5K.

Il bullpen dei Dodgers è stato ancora più ostico per i battitori Cubs. In due riprese Maeda e Morrow mettono a segno cinque strikeouts complessivi prima di lasciare la pedana per il nono inning a Kenley Jansen, come se per i Dodgers il vantaggio accumulato non era abbastanza sicuro. Il closer neerlandese non ha effettuato strikeout ma non ha neanche impiegato molto tempo (otto lanci) per rispedire nel dugout dei distrutti Bryant, Rizzo e Contreras.

Prima dell’ingresso di Jansen, nel nono inning, i Dodgers avevano messo altri due punti di vantaggio grazie al solito Hernandez, che corona la sua giornata storica con un altro fuoricampo, da due punti e oltre l’esterno sinistro, trovato contro Mike Montgomery, che più o meno un anno fa era sul monte quando Kris Bryant agguantava la rimbalzante di Michael Martinez per l’assistenza ad Anthony Rizzo come ultimo out di gara 7 della World Series.
Grazie ai suoi tre fuoricampo, Hernandez ha raggiunto José Altuve (gara 1 ALDS contro i Red Sox) per il maggior numero di fuoricampo colpiti durante una partita di postseason, diventa ovviamente il primo Dodger nella storia a riuscisci ed il quarto – sempre nella storia della franchigia di Brooklyn/L.A. - a colpire un grande slam in una partita di postseason.

Notte che Hernandez non dimenticherà mai. A seguire le sue gesta, sugli spalti, era presente anche il padre, arrivato dalla martoriata Puerto Rico.

I Dodgers vanno dunque con merito alla World Series e seguiranno con interesse l’esito dell’altra corsa al pennant, quello American, che vede al momento i New York Yankees avere una vittoria di vantaggio sugli Houston Astros.

Masahiro Tanaka dopo lo strikeout che ha concluso la sua partenza. Foto Al Bello/Getty Images North America

MasahEro, forse? I Baby Bombers continuano a seguire il sogno di arrivare alla 41esima World Series della franchigia, la prima partecipazione al Fall Classic dal 2009. E per arrivare a raggiungere l’obiettivo di incontrare i Dodgers o i Cubs, adesso la strada si fa più semplice.

Agli Yankees basta una sola vittoria, una in più, per lasciare gli Astros al palo con un pugno di mosche in mano e diventare solamente una delle poche squadre in assoluto capaci di tale impresa dopo essere partiti da uno 0-2 sia nella ALDS che nella ALCS.

Gli Astros si sentivano tranquilli con Dallas Keuchel, l’ammazza Yankees per denominazione. E invece la squadra di Girardi è stata capace di togliersi il mancino di torno sin da subito.

Tra secondo e terzo inning gli Yanks si portavano sul 2-0 grazie ad un back-to-back hits di Starlin Castro (doppio contro il muro dell’esterno centro-sinistro a quasi 400 piedi di distanza) e Greg Bird (limitato ad un singolo dalla sontuosa scivolata nel corner di destra da parte di Josh Reddick). Poi, nell’inning seguente, è arrivato il turno di Aaron Judge che con una rimbalzante a sinistra che fa la barba alla linea di foul si accomoda in seconda base e fa segnare Brett Gardner, con un first-to-home già epico.

Keuchel reagisce bene con due strikeout su Sanchez e Gregorius ma gli Astros faticano.

Masahiro Tanaka ha concesso poche occasioni in tutta la partita agli Astros ed ha dominato come già ha fatto in questa postseason. Poche volte sotto nel conto grazie a slider e splitter che funzionano alla grande e permettono all’asso giapponese di diventare una macchina da strikes. Gli ‘Stros escono fuori strada con Correa e Bregman che effettuano contatti deboli mentre Gurriel andava strikeout e solamente nel quinto riescono ad abbozzare una risposta degna di questo nome mettendo in leggera difficoltà Tanaka, che prima subisce un singolo da Marwin Gonzalez, poi effettua un lancio pazzo ed infine passa in base McCann senza però conseguenze. Il lanciatore in pinstripes non ci mette molto a riprendere la calma e con pochi lanci fa fuori anche Springer e Reddick, che oppongono poco o nulla resistenza.

È il momento propizio per gli Yankees di chiudere la partita: nella parte bassa, Chase Headley batte una rimbalzante in terza che sembrava buona per il secondo out dell’inning. Invece Alex Bregman forza troppo il tiro, che si perde a lato permettendo all’ex Padres di arrivare in seconda. Il secondo out comunque arriva, su rimbalzante di Gardner, ma Judge, Gary Sanchez e Didi Gregorius non hanno voglia di chiudere la ripresa senza creare danni. Il primo s iguadagnauna base su ball mentre gli altri due producono le valide del 3 e 4-0 che significano anche fine della giornata di Dallas Keuchel, sostituito da Will Harris.

Nonostante il pitch count che sale Tanaka è ancora forte. Nel sesto fa fuori Correa, nel settimo invece mette a segno gli strikeout numero 7 e 8 contro l’ex Beltran e Marwin Gonzalez lasciando dunque il monte di lancio nelle mani del bullpen ed in particolare di Tommy Kahnle non prima però di vedersi attribuire un altro punto di vantaggio, arrivato grazie al terzo fuoricampo della postseason (e primo nella ALCS) di Gary Sanchez, un colpo arrivato con due strikes contro Peacock che termina nell’esterno sinistro.

Per gli Astros non c’è più nulla da fare. Il flamethrower Tommy Kahnle, arrivato assieme a Robertson e Todd Frazier dai White Sox, lancia un ottavo inning perfetto mettendo a segno anche uno strikeout su Reddick. Poi ci prende gusto e rimette piede sulla pedana anche per il nono inning dove subisce un innocuo dobbio da Carlo Correa prima di trovare gli ultimi due outs della partita.

Gli Yankees festeggiano, e ne hanno pieno diritto. Fanno bottino pieno a Yankee Stadium annullando anche la minaccia Dallas Keuchel. Di minaccia, adesso ce ne è un’altra e si chiama Justin Verlander, reduce dal complete game shutout di gara 2.

L’ex Tigers, due volte Cy Young award winner ed MVP avrà il dovere di traghettare gli Astros fino a gara 7. Impresa però più complicata del previsto perché in questa serie i battitori di Houston sembrano aver dimenticato come si usa la mazza (anche oggi 0-8 con RISP ed appena 4 valide battute, due da basi extra) e perché venerdì, quando la serie riprenderà, dovranno affrontare un Severino fresco, riposato ed in salute dopo la contusione al braccio sofferta nella sua ultima partenza a Minute Maid Park.

I Cubs tornavano a Wrigley Field con la speranza di rivitalizzare l'ambiente dopo due sconfitte a Los Angeles e, forse, soprattutto, alla ricerca di un punto debole dei Dodgers. Ma non c'è stato nulla da fare. La macchina sembra essere tornata quella che abbiamo imparato a conoscere durante la stagione regolare. Ogni mossa è quella giusta, ogni giocatore è al posto giusto. Andre Ethier lo ha dimostrato, Chris Taylor ne è l'emblema

Nemmeno la nemesi Kyle Hendricks, vincitore della decisiva gara 6 nella NLCS dell'anno scorso. è stato sufficiente a fermare l'armata blu. Gara 3 è sembrato più un passaggio di testimone. Dai Cubs, perseguitati dalla sciagura per 108 anni e vincitori l'anno scorso, ai Dodgers che il Fall Classic non lo vivono in prima persona dal 1988. Yu Darvish ha messo a segno la sua miglior partenza ai playoff con 6.1 riprese magistrali, 7 strikeout e un brutto inning, il primo.

Gli orsetti hanno iniziato addirittura meglio dei Diamondbacks nella Division Series con tre valide. La prima è arrivata dalla mazza di Kyle Schwarber, uno dei tanti mancini nel lineup di Chicago, e viaggia lontano. Il fuoricampo carica l'ambiente e illude i Cubbies, quando Bryant e Contreras aggiungono un singolo ciascuno. Il nipponico, però, elimina Rizzo e Jay al piatto, cominciando a pennellare le sue fastball con le breaking ball. Dal primo spavento, che poteva scompaginare i piani dei Dodgers, Darvish diventa l'efficienza in persona, mentre la coppia Bryzzo sprofonda in un 4 su 22 preoccupante.

L'1-0 dura poco, perchè i Dodgers seguono perfettamente il piano della partita. Colpire ogni fastball alta di Hendricks. Non è necessario scomodare né l'eroe di gara 2 Justin Turner né il super rookie Cody Bellinger. Ci pensa Andre Ethier, che di partite in regular season ne ha giocate 38 quest'anno, a pareggiare i conti al secondo inning.

Nell'attacco successivo, invece, c'è il candidato numero 1 per l'MVP della serie a catturare l'attenzione con il secondo fuoricampo della Championship Series. Chris Taylor /7 su 25 in questi playoff sinora) scarica un missile nel cielo di Chicago e ribalta la partita. I Dodgers non guardano più indietro.

Al quarto, Contreras si fa eliminare su un bunt, ma i Cubs provano a nutrire qualche speranza in più con due corridori in base. Darvish elimina Hendricks al piatto. I Cubs chiudono 0 su 11 con uomini in posizione punto a termine di gara 3. Certo, è anche vero che eliminare il lanciatore pare una banalità. Di solito, ma non sempre.

Intanto, Joc Pederson batte un colpo con un doppio e segna il 3-1 sul triplo di un indemoniato Chris Taylor. E dire che questi due non dovrebbero neanche guardarsi in faccia, visto che Taylor, che ora sostituisce l'acciaccato Corey Seager (ve lo ricordate?) ha rubato il posto di esterno centro titolare a Pederson in regular season. Ma i veri Dodgers, quelli di inizio stagione, vanno oltre queste differenze. Poco importa se arrivi da una trade per lo sconosciuto Zach Lee nel 2016 o se sei un prospetto da sempre. L'importante è contribuire.

I Dodgers volano sulle ali dell'entusiasmo e nel sesto inning cacciano Hendricks dalla partita sull'errore di Bryant dalla mazzata di Puig e il singolo di Ethier. Joe Maddon richiama ancora Carl Edwards Jr. in situazione di pericolo (e non si sa per quanto ancora lo farà, visto che la sua ERA è di 23 punti) e ancora una volta la gara scivola fuori dal controllo dei campioni in carica. Austin Barnes riempie le basi con una base su ball e un out, poi Pederson alza una volata di sacrificio inutile. Nell'on-deck circle era pronto Curtis Granderson, ma sugli scalini c'era anche Darvish. Dave Roberts era talmente ossessionato dall'idea di stancare il bullpen che decide di spedire il giapponese nella mischia.

Scelta ripagata, perchè Edwards Jr. effettua quattro lanci, uno più frustrante dell'altro. Al quarto, il partente losangelino guarda l'arbitro e trova conferma. È il suo primo RBI in carriera come battitore ed è il 4-1 che stronca le gambe ai Cubs.

Darvish lascia il monte di lancio dopo 6.1 riprese e completa una delle sue giornate di maggior successo da quando è sbarcato negli USA. Gli applausi della panchina sono tutti per lui. E lassù, la dirigenza sorride.

I padroni di casa sono sempre più scossi, sembrano diventati fantasmi. Nell'ottavo inning, Mike Montgomery crolla davanti alla sfilza di operai losangelini che a seguito di due lanci pazzi di fila e ad una volata di sacrificio di Kyle Farmer sposta il parziale sul 6-1 definitivo. Un cedimento fragoroso, quello dei Cubs, che evidenzia la forza silenziosa e devastante degli avversari.

I Dodgers vincono per sfinimento, è questo che li rende difficile da superare. La differenza fra le due squadre è proprio rappresentata dal bullpen. I Cubs, nella gestione e sul monte di lancio, non ha fatto la differenza, mentre i rilievi dei Dodgers si sono mostrati solidi come delle rocce e solo al nono concederanno la prima valida della serie al lineup di Chicago. Dopo 28 at-bat. I rilievi dei Dodgers hanno lanciato un no-hitter nascosto prima del nono inning di gara 3.

Alex Avila, seguito dal doppio di Almora Jr., prova a lanciare una timida rimonta contro Ross Stripling, ma Dave Roberts non vuole correre rischi e chiama Kenley Jansen, utilizzato per tutte e sei le partite vinte in questi playoff dai Dodgers, per sventare la minaccia.

Uno. Due. Tre. In serie, il closer olandese, che non passa più inosservato neanche in patria, stende gli orsetti. Tre sono le vittorie consecutive dei Dodgers sui Cubs, che ora si trovano a terra con il conteggio che procede inesorabilmente. Solo una squadra rimontò da una situazione simile. Erano i Red Sox del 2004. Ci giocava Dave Roberts.

Jake Arrieta, che potrebbe essere alla sua ultima apparizione con i Cubs, dovrà cercare di tenere in vita i suoi nell'estremo tentativo di salvare la stagione a Wrigley Field. Contro di lui salirà sul monte uno dei tanti assi nascosti della squadra californiana. Alex Wood, la rivelazione della rotazione di LA, che è riposato da giorni proprio in vista di un'occasione come questa. I Dodgers sono ad un passo dall'appuntamento più bello e crudele per la prima volta dal 1988. Alla corazzata di Dave Roberts manca solo di compierlo.

 

Fonte foto copertina: latimes.com

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