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Mer, Dic

Pochi minuti dopo la "denuncia" dell'agente Scott Boras per la svendita affrettata dei Miami Marlins, la franchigia della Florida piazza un'altra mossa che cambia gli equilibri, questa volta in NL Central. Dopo aver mancato Stanton per rifiuto del giocatore, Marcell Ozuna sarà il nuovo esterno del lineup dei St. Louis Cardinals.

Nel 2017 l'esterno centro, che ha ancora tre anni di contratto garantiti prima della free agency, ha vissuto nell'ombra del suo collega, ora agli Yankees, ma ha totalizzato la bellezza di 37 fuoricampo e 124 punti battuti a casa nel suo 2017. Un'autentica esplosione rispetto al 2014 e al 2016, quando aveva battuto 23 fuoricampo. Non solo: la sua percentuale di arrivi in base è stata di .376, ha subito solo 144 strikeouts (che non sono tanti in confronto ad altri slugger) e ha battuto con continuità (media di .312). La figura di Stanton gli consentiva di rendere ancora meglio e forse ai Cardinals il discorso sarà diverso, però il dominicano ha dimostrato di avere numeri da superstar. In fuoricampo, punti battuti a casa e valide ha chiuso tra i primi 5 della National League. Per la cronaca, una stella come Paul Goldschmidt dei Diamondbacks ha numeri praticamente identici a Ozuna. Ma il 27enne è stato 15esimo nelle votazioni per MVP, Goldschmidt tra i primi 3.

Nel reparto esterni, i Cards hanno già Dexter Fowler e Tommy Pham, mentre rischiano di restare fuori Randal Grichuk e Stephen Piscotty, i quali sono, non a caso, sul mercato (Oakland ha espresso interesse per il secondo). Da considerare anche che Magneuris Sierra, giovane prospetto con lo stesso ruolo è in rampa di lancio. Comunque vada, i Cards hanno forse trovato il loro terzo o quarto battitore che seguirà Matt Carpenter, Tommy Pham e/o Dexter Fowler. Insomma, si profila un lineup molto interessante per i Cardinals, che nell'anno passato hanno faticato molto, soprattutto nel battere la palla oltre le recinzioni.  

Sembrava troppo idilliaco il sodalizio Angels - Shohei Ohtani, ma qualche retroscena emerso martedì ha gettato qualche ombra sulla salute dell'ex Nippon Ham Fighter. La stella nipponica è stato avvistato allenarsi martedì, ma nel frattempo, Sports Illustrated ha rivelato che ha ricevuto un’iniezione di plasma ricco di piastrine e Yahoo Sports ha poco dopo seguito a ruota con un report, secondo il quale sarebbe emerso da una visita medica a fine novembre che il gomito di Ohtani sia danneggiato.

Iniziano a spuntare i retroscena dell’asta e dai report di martedì si scopre che tutte le squadre che hanno mostrato interesse per Ohtani hanno controllato le ultime visite mediche effettuate al giovane aspirante two-way player. Da un referto medico del 28 novembre emerge che il 23enne ha uno strappo al legamento collaterale ulnare di primo grado. La visita è stata effettuata dal dottor. Masamitsu Tsuchiya al Doai Kinen Hospital di Tokyo. Vicino al UCL (legamento collaterale ulnare) galleggerebbe anche un piccolo frammento non identificato.

Un ulteriore peggioramento potrebbe risultare nella famigerata Tommy John surgery che gli costerebbe almeno una stagione di gioco. Dai risultati delle visite mediche controllati dalle franchigie si poteva già constatare anche che Ohtani aveva ricevuto un’iniezione di plasma ricco di piastrine (PRP = platelet-rich plasma) a fine ottobre. Lo scopo, però, non è detto che sia alleviare il dolore, bensì può trattarsi anche di una misura precauzionale. Un mese dopo l’iniezione il giocatore dovrebbe riuscire ad avviare il suo throwing program e, visto quanto riportato dalla stampa giapponese, il piano funziona. Quindi emergenza o non emergenza? Per la dirigenza Angels c’è ottimismo.

“Shohei si è sottoposto alla risonanza magnetica per controllare gomito e spalla. Sono procedure che effettuiamo per tutti i lanciatori che acquistiamo. In base a quanto abbiamo visto dai risultati della risonanza magnetica non abbiamo trauma acuti al gomito. Corrisponde a un gomito di un lanciatore con la sua età. Siamo contenti dei risultati delle visite mediche e siamo contenti di avere il giocatore” ha dichiarato a Yahoo Sports il general manager Billy Eppler.

Va puntualizzato che tutti i lanciatori, per lo sforzo a cui sono sottoposti durante il lancio, hanno vari gradi di danni al gomito e non tutti portano alla lacerazione del legamento e quindi alla Tommy John surgery. È un processo che va da partenza a partenza e i fattori per una eventuale operazione variano da giocatore a giocatore. Effettuare un’iniezione PRP significa che c’è un certo allarme, ma può anche essere una decisione puramente precauzionale che non ricade sul rendimento del giocatore se effettuata molto prima del pitchers’ and catchers’ report di febbraio. Con Ohtani è capace di lanciare fastball da 100 miglia all’ora, unito al fatto che la Tommy John surgery spesso coinvolge chi lancia a velocità molto alte, il problema non può passare inosservato e deve essere controllato minuziosamente. Sicuramente l’ultimo desiderio di Ohtani e del suo entourage è di fare la fine di Yu Darvish che ha dovuto sottoporsi alla Tommy John surgery poco dopo essere sbarcato in MLB.

La situazione del neo-acquisto dei Los Angeles Angels, che per la cronaca nel 2017 hanno avuto una discreta dose di sfortuna con gli infortuni ai lanciatori (Richards, Heaney e Tropeano per esempio), potrebbe essere simile a quella di un Chris Sale o di un Masahiro Tanaka. Il mancino dei Red Sox e uno degli assi della rotazione degli Yankees si sottoposero ad una terapia di plasma ricco di piastrine, dovettero vivere un momento di inattività ma poi sono tornati in attività senza problemi fisici. Nel caso in cui saltasse due stagioni per Tommy John surgery, Ohtani sarebbe una importante mancanza nel reparto lanciatori, ma non sarebbe un fracasso economico per la franchigia californiana che ha pagato i 20 milioni ai Nippon Ham Fighters e dovrà al giocatore uno stipendio irrisorio rispetto al suo potenziale valore (2.315.000 di dollari è stato il costo degli Angels per acquistarlo).

Ohtani non è insolito ad infortuni. Nel 2017 si è dovuto sottoporre ad un’operazione alla caviglia destra che gli ha impedito di partecipare al World Baseball Classic e lo ha costretto ad effettuare solo 5 partenze nel campionato giapponese dell’anno scorso.

 

Fonte foto copertina: seattletimes.com

"Holy Cow!" avrebbe detto Phil Rizzuto nelle sue telecronache davanti a questi eventi. Gli Yankees e i Marlins hanno trovato l'accordo per un affare che manda Giancarlo Stanton, MVP della National League 2017, agli Yankees in cambio di Starlin Castro, seconda base degli Yankees, e i prospetti Jorge Guzman (lanciatore) e Jose Devers (interbase). La franchigia newyorkese dovrebbe assorbire 265 dei 295 milioni di dollari rimasti nel contratto.

La chiusura del contratto è stata riportata per primo da Jon Heyman, con Joel Sherman che aveva dichiarato che l'affare era "virtualmente fatto" qualche ora prima. Per il completamento dell'affare, come è stato per i Cardinals e i Giants, si attendeva l'approvazione del giocatore, chiamato ad una vera e propria "Decision for the Ages", ma pare che il giocatore sia già diretto verso le visite mediche e quindi, a patto che non accada qualcosa nelle visite, l'ultimo ostacolo sembra ormai sormontato. Stanton aveva rifiutato le due suddette squadre e non ha mai nascosto di andare a Los Angeles, a vestire la maglia dei Dodgers. I vincitori della NL 2017 hanno, però, problemi nel loro monte ingaggi e non vorrebbero aggiungere altri milioni a proprio carico.

Stanton guadagnerà 25 milioni nel 2018 e uno in più nelle due annate successive. Dopo il 2020, l'esterno avrà la possibilità di rescindere il contratto per avventurarsi nel mercato, ma in caso di permanenza a New York rimarrebbe fino al 2027 con un'opzione aggiuntiva nel 2028. Se nel 2020 Stanton restasse agli Yankees, i Marlins manderanno anche 30 milioni di dollari agli Yankees per compensare anche il libro paga. Castro ha un residuo di 22 milioni di dollari per un contratto che scade nel 2019.

La franchigia del Bronx, con la scadenza del contratto di CC Sabathia e Alex Rodriguez, che tra l'altro venne nella Big Apple in situazioni simili e firmò un contratto plurimilionario di dieci anni a New York, ha teoricamente spazio nel proprio budget per un altro paio di acquisti (un partente in particolare) in modo da evitare l'ennesimo pagamento della luxury tax per chi supera i 197 milioni di dollari nel libretto paga.

Jorge Guzman, 21enne, si trasferisce a Miami a un anno dal suo primo cambio di squadra l'anno scorso. Il dominicano fu ceduto dagli Astros in cambio di Brian McCann e ha trascorso il 2017 a Staten Island, squadra di Class A affiliata agli Yankees. In 66.2 riprese (13 partenze) registra un'ERA di 2.30, 18 basi su ball e 88 strikeouts. Jose Devers, invece, è il cugino di Rafael, giocatore dei Red Sox, ed è un interbase classe 1999. Ha battuto con una media di .245 in Rookie League nella sua prima stagione trascorsa fra i professionisti. Guzman era il prospetto numero 9 degli Yankees e, sebbene la coppia non sia delle più attraenti, non è da sottovalutare il fatto che il coordinatore dei vivai Gary Denbo conosca bene le potenzialità di questi giocatori.

Con questa mossa, gli Yankees potrebbero aver completato il lineup più potente e forse più temibile della MLB, in cui il braccio di ferro fra Stanton (59 fuoricampo nel 2017) e Judge (52 HR l'anno scorso) fa rabbrividire i lanciatori avversari e le statistiche. Stanton, Judge e Gary Sanchez messi assieme hanno battuto più fuoricampo dei Giants in tutto il 2017 (144 rispetto ai 128 di San Francisco) Non a caso la reazione di Marcus Stroman, pitcher dei Blue Jays è questa:

Resta da capire se sarà schierato in difesa o se occuperà il ruolo elastico di battitore designato, alternandosi con lo stesso Judge all'esterno destro. Comunque sia il secondo miglior giocatore della AL e il primo della NL saranno nella stessa squadra e saranno a disposizione del nuovo manager Aaron Boone, il quale disporrebbe di un'autentica corazzata.

A questo punto, completati i casi più caldi dell'autunno, cioè Shohei Ohtani e Giancarlo Stanton, i Winter Meetings che iniziano la prossima settimana presenteranno un piatto molto ricco. Squadre disperatamente alla ricerca di slugger come Cardinals, Red Sox e Giants che puntano i vari Eric Hosmer, JD Martinez e Carlos Santana, cercheranno di rispondere e possiamo aspettarci anche grande creatività. A proposito, con un potenziale contratto in scadenza nel 2028 di 243 milioni, gli Yankees si assicurano uno dei migliori battitori della lega per una cifra che sarà decisamente inferiore a quella che dovrebbe prendere Bryce Harper nel 2019. Insomma, anche il mercato del futuro cambia volto.

Il baseball, dal canto suo, non sarà più lo stesso. Non solo perchè Stanton lascia una Miami desolata, ma anche perchè gli Yankees tornano ad essere la squadra, sulla carta, da battere con un lineup a dir poco invidiabile e un futuro davanti molto importante. A partire dal prossimo 29 marzo a Toronto.

 

Fonte foto copertina: Twitter (@LasMayores)

I Seattle Mariners e il suo general manager Jerry Dipoto danno una svolta al mercato e piazzano un colpo gobbo. Dai Miami Marlins, la squadra della AL West preleva il veloce Dee Gordon e ottiene un milione di dollari da spendere sul mercato internazionale in cambio di tre prospetti: i lanciatori Nick Neidert e Robert Dugger e l'interno Christopher Torres. A riportare per primo la chiusura dell'affare è stato Ken Rosenthal di The Athletic.

I Mariners cedono due giocatori con ottime prospettive dal vivaio ad una squadra che ha pubblicamente ammesso di voler ricostruire e di voler rinforzare il reparto "giovani talenti", ma possono usufruire della velocità sia in attacco sia in difesa di Gordon. I Mariners, che pagheranno il resto dei 38 milioni di dollari del contratto dell'ex Dodger, hanno anche risolto un possibile inghippo, visto che il 29enne è stato impiegato come seconda base negli ultimi anni. La soluzione attuata dalla franchigia di Seattle sarebbe quella di schierare Gordon in esterno centro, come Billy Hamilton, Bradley Zimmer e vari altri giocatori, considerati tra i più veloci in circolazione. Alcuni dati di Statcast mostrano che lo speedster sarebbe tra i primi 5 esterni della lega. Gordon era già considerato, secondo un tweet di Bill Shaikin, un esterno centro con del potenziale, ma l'organizzazione dei Dodgers, dopo un tentativo, decisero di mantenerlo nel suo ruolo naturale di interbase. Tuttavia, il giocatore ha ammesso di essere rimasto scioccato dalla richiesta del cambio di ruolo da parte del general manager degli M's.

I Mariners si prendono questo azzardo, mantenendo la coppia Segura-Cano al centro del diamante e aprendo una porta anche ad un ritorno in esterno destro di Nelson Cruz, il quale potrebbe essere siutato in difesa dalla velocità di Gordon, andando a compensare le sue mancanze. Ciò fa presagire che il ruolo di battitore designato potrebbe andare ad un giocatore part-time. Nel particolare ci riferiamo a Shohei Ohtani, la cui decisione potrebbe arrivare all'inizio della prossima settimana (7 le squadre in corsa, Seattle pare tra le concorrenti più accreditate). Oltretutto, il milione di dollari extra per il mercato internazionale, aggiunto a quello ottenuto dalla trade con i Twins di ieri,  consente a Seattle di diventare, per pochi spiccioli, la squadra con il budget più ricco (3.55 milioni di dollari a disposizione) nella corsa a Ohtani.

Di fatto Gordon sostiuisce Jarrod Dyson, che ha lasciato Seattle quest'inverno in cerca di nuove fortune. Le 60 basi rubate potrebbero essere una vera e propria spina nel fianco delle difese avversarie, ma non solo. Gordon è reduce da un 2017 con media battuta di .308, con 2 home runs e 33 RBIs. Va detto che la NL East era poco competitiva al di là dei Nationals, ma sono numeri interessanti. In più sul lato difensivo è diventato un solido seconda base e ora dovrà compiere un altro cambio di posizione. Questa volta radicale, da seconda base a esterno centro. Ricordiamo che due stagioni or sono, il nativo di Windermere (Florida) è stato squalificato 80 partite per doping.

I Marlins non escono a mani vuote. Nell'attesa di sapere l'esito degli affari per Giancarlo Stanton e alla ricerca di un acquirente almeno per Martin Prado, Miami porta a casa tre giocatori.

Nick Neidert, classe 1996 e selezionato nel secondo round del 2015, è un lanciatore destrorso con report diversi da parte degli scout., nonostante fosse considerato da MLB.com il secondo miglior prospetto di Seattle Il suo 2017 è andato in calando. Dopo aver dominato in Class A, ha postato un'ERA di 6.56 in doppio A, da dove presumibilmente comincerà la prossima stagione. Per lui pare necessario un lavoro intenso sui lanci secondari.

L'altro lanciatore è Robert Dugger, selezionato invece al 18esimo giro dell'anno passato. Nativo di Tucson (Arizona) nel 1995, è cresciuto nel corso del 2017 e ha chiuso con un'ERA di 2.75 fra due squadre di Class A con un bilancio di 6-6 in 31 partite (18 partenze), 117.2 inning, 32 basi su ball e 116 strikeout.

Un altro dei prospetti inserito nella top-ten dell'organizzazione dei Mariners è Christopher Torres, dominicano classe 1998. Il suo 2017 si è alternato fra Rookie League e Class A e i risultati non sono stati entusiasmanti (.238 average, 6 fuoricampo, 23 RBIs). Batte da entrambi i lati del box di battuta ed è caratterizzato da buona velocità.

Dunque, va in porto un'altra trade per Seattle. Per l'uomo dei trasferimenti Jerry Dipoto si tratta, secondo un tweet di Jayson Stark, del 51esimo scambio compiuto. Tantissimi. E certo che se riuscisse a portare Ohtani nella città in cui Ichiro Suzuki è diventato una star, i Mariners avrebbero un lineup di tutto rispetto.

Detto questo, le avversarie della division ,che comprende i campioni in carica degli Astros, i Rangers di Arlington e i Los Angeles Angels di Mike Trout, saranno agguerrite e sappiamo che vincere l'inverno non significa assolutamente dominare l'estate. Seattle ha fame di playoff, appuntamento che manca da 16 anni. Il 2018 è un nuovo treno, ancora più moderno, che potrebbe avere ancora un motore in più, in cerca della sua destinazione desiderata dopo aver sbagliato più volte binari.

 

Fonte foto copertina: sbnation.com

 

Il primo giorno di Winter Meetings non ha presentato stravolgimenti clamorosi. Di certo il momento topico è stata la presentazione di Giancarlo Stanton come nuovo membro degli Yankees. "Una nuova grande sfida" per lo slugger ex Marlins che ha ripreso proprio la sua ex franchigia per la scarsa capacità di attrarre pubblico. Tra l'altro i retroscena dietro la cessione del giocatore hanno contorni grotteschi, ma non è questo il luogo per parlarne.

Di certezze ne erano emerse un paio prima dell'inizio dei Winter Meetings riguardo i rilievi. I Chicago Cubs, alla ricerca di nuove forze sul monte di lancio, hanno acquistato Brandon Morrow con un biennale da 21 milioni di dollari. Dopo un ottimo 2017 e le sette partite lanciate nella World Series scorsa, Morrow assumerà un ruolo primario nel bullpen di Joe Maddon, forse anche in qualità di closer, vista la partenza di Wade Davis, corteggiato già da altre squadre. Il bullpen dei campioni del 2016 è composto al momento da Carl Edwards Jr , Justin Wilson, Mike Montgomery e Pedro Strop. Il 33enne ha registrato un'ERA di 2.09 l'anno scorso, ma il suo passato con l'infermeria rappresenta un'incognita da non sottovalutare.

L'altra certezza viene da St. Louis, dove l'anno prossimo giocherà Luke Gregerson. Il veterano ex Padres, Athletics e campione con Team USA ed Astros nel 2017, ha firmato un contratto di due anni da 11 milioni di dollari. Gregerson fu selezionato proprio dai Cards, salvo poi essere trasferito ai Padres per Khalil Greene e ora ha la possibilità di tornare in MLB con la sua prima organizzazione. Il 33enne ha faticato molto l'anno passato, perdendo molti posti nella gerarchia del bullpen texano (4.57 ERA nella regular season). I Cardinals, ancora in cerca di rinforzi per il bullpen, soprattutto di un uomo del nono inning, avevano già acquistato Miles Mikolas la settimana scorsa.

Nel primo giorno dei Winter Meetings, sono stati i Texas Rangers a finire sotto la lente d'ingrandimento. Innanzitutto hanno acquistato il rilievo Chris Martin per due anni e 4 milioni di dollari. Martin ha giocato per l'ultima volta in MLB con gli Yankees poi è passato in Giappone dove ha trascorso le sue ultime due stagioni. Con i Nippon Ham Fighters, ex squadra di Shohei Ohtani, il 31enne ha registrato una media ERA di 1.12 in 92 apparizioni. Per i Rangers è la terza scommessa su un lanciatore proveniente dal Giappone dopo gli esperimenti ben riusciti con Colby Lewis, attualmente dirigente, e Tony Barnette. Inoltre, Martin è nato e cresciuto ad Arlington, pertanto giocherà in casa nelle prossime due stagioni. I Rangers sono finiti anche nei trade rumors per un interessamento riguardo il partente dei Mets Matt Harvey. Anche gli Orioles, alla disperata ricerca di starters, si sono affacciati nella finestra aperta dalla franchigia newyorkese. Nulla di concreto, però, è stato trovato.

Pat Neshek è l'altro innesto dei Winter Meetings. Il 37enne si è accasato nuovamente a Philadelphia dopo aver trascorso metà 2017 nella City of Brotherly Love. Ha chiuso la stagione a Denver con i Rockies dopo aver guadagnato una convocazione all'All-Star Game. L'esperto rilievo ha firmato anch'egli un biennale da 16.5 milioni di dollari.

In attesa di nuove mosse, i Meetings hanno portato alla luce alcune questioni per varie squadre che riassumiamo a seguire:

  • Gli Astros sarebbero in cerca di un partente e sono sul mercato dei rilievi
  • I Cubs sono interessati ad Alex Cobb, ex Rays
  • Domingo Santana dei Brewers ha ricevuto molto interesse sul mercato. Il 25enne è reduce da un'esplosione offensiva nel 2017
  • Cardinals e Giants restano in cerca di un battitore di qualità
  • I Rays stanno ascoltando le offerte per Alex Colome e non è da escludere che Evan Longoria possa essere obiettivo di mercato per qualcuno. Intanto, hanno acquistato dagli A's Joey Wendle.
  • Il roster dei Nationals è quasi fatto, le mosse saranno poche
  • Gli Yankees avrebbero chiesto Gerrit Cole, partente dei Pirates, ma non pare che la franchigia di Pittsburgh sia intenzionata a cederlo
  • I Detroit Tigers puntano alla cessione di Ian Kinsler
  • I White Sox ascoltano, ma non hanno fretta di cedere nè Avisail Garcia nè Jose Abreu

Mentre tutto il Giappone dormiva sonni tranquilli, la notizia che in tanti attendevano è arrivata. I Los Angeles Angels hanno acquistato Shohei Ohtani. Lo ha annunciato l'agente del giocatore Nez Balelo. Quando pareva che la decisione dovesse arrivare all'inizio della prossima settimana, l'entourage del 23enne ha cambiato le carte in tavola, ufficializzando subito la decisione. Sarà il secondo partente a vestire la casacca degli Angels dopo Shigetoshi Hasegawa (1999).

"Questa mattina, dopo un lungo e dettagliato processo, Shohei Ohtani ha deciso di firmare per i Los Angeles Angels. Shohei è onorato del tempo e dell'interesse mostrato da tutte le squadre. Alla fine ha sentito una forte connessione con gli Angels e crede che la franchigia possa aiutarlo a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato di raggiungere in Major League Baseball" ha dichiarato Balelo, peraltro ex giocatore del campionato italiano.

IL MERCATO PER OHTANI

La velocità con cui si è chiuso l'affare ha impressionato praticamente tutti. Ohtani era entrato nel mercato dal 1 dicembre, quando l'accordo per il nuovo posting system tra MLB e Nippon Profesional League era stato ratificato, e avrebbe avuto tempo fino al 22 dicembre per prendere una decisione. In pochi giorni, tuttavia, ha scartato 23 squadre, tra cui Yankees e Red Sox, mettendo subito in chiaro che i soldi e la "piazza" non erano la priorità numero 1. I Seattle Mariners, per le molte connessioni col Giappone e il budget del mercato internazionale, e i San Diego Padres, per la familiarità con le strutture del complesso di Spring Training in Arizona e per la presenza di dirigenti connazionali o che hanno avuto rapporti con lui, parevano in vantaggio nelle ultime 72 ore e invece saranno gli Angels di Mike Trout (promesso sposo, convolerà a nozze domani), Justin Upton e Albert Pujols la prossima destinazione del 23enne. La franchigia di Anaheim dovrà pagare i 20 milioni di dollari ai Nippon Ham Fighters, ex squadra del giocatore classe 1994, mentre non è nota l'entità del minor league contract diretta a Ohtani.

L'INTERESSE MEDIATICO CAMBIA AD ANAHEIM?

Gli Angels (80-82 il bilancio nella stagione scorsa) si ritrovano in un sol colpo con possibilità concrete di essere competitivi nella AL West. Billy Eppler, general manager che conosceva Ohtani dai tempi in cui il nipponico giocava al liceo e che lo ha osservato nelle sue visite in Giappone nel 2015 sia come dirigente degli Yankees sia in qualità di GM degli Halos, ha compiuto un colpo gobbo. Dopo l'acquisto di Jim Johnson e il rinnovo di Justin Upton, gli arrivi di due talenti con ottimo potenziale come Kevin Maitan, 17enne interno ex Braves, e Ohtani potenziano una squadra che ha già a disposizione il miglior giocatore della lega.

Senza dubbio cambierà anche l'interesse nei confronti degli Angels da parte dei media nazionali e locali. Spesso offuscati dalle gesta dei Dodgers, gli Halos cattureranno l'attenzione dei giornalisti giapponesi e della comunità nipponica presente tra Los Angeles e Anaheim. Un po' d'interesse in più non guasta anche per Mike Trout, che ai playoff si è fatto vedere una sola volta (sweep subito dai Royals nel 2014) e che ha la pressione di dover tornare nella Postseason per evitare l'etichetta di "campione incompleto". Detto ciò, però, è probabile che l'ambiente di Anaheim sia, nonostante l'aspettativa di un ritorno ai playoff in un futuro prossimo, meno esigente e pressante di altre piazze come New York o Chicago. 

LA CARRIERA IN BREVE

Ohtani viene in California con l'intenzione nota di lanciare e di battere. Una sfida - quella del "Babe Ruth del terzo millennio" - che è riuscita appunto Babe Ruth ormai 70 anni or sono e che presenta tanti ostacoli, sopratutto in un baseball ad alta specializzazione come quello attuale. Il 23enne, quattro volte All-Star in patria nonostante la giovane età, è reduce da un 2017 travagliato causa infortuni. Sul monte di lancio ha effettuato solo 5 partenze (3-2 il bilancio, 3.20 ERA, 25.1 inning, 19 basi su ball e 29 strikeout), mentre in battuta è apparso in 65 partite (.332 di media battuta, 8 fuoricampo e 31 punti battuti a casa con una on-base percentage di .403). Nel biennio 2015-2016, Ohtani ha brillato come lanciatore con 25 vittorie e una media ERA eccezionale (2.24 nel 2015, 1.86 nel 2016, anno in cui i Fighters vinsero il titolo). La sua carriera nella madrepatria termina temporaneamente con una media battuta di .286, 296 valide, 70 doppi, 48 fuoricampo, 166 punti battuti a casa, 119 basi su ball, 316 strikeout in 403 partite. Per quanto riguarda i numeri da lanciatore, Ohtani lascia i Fighters con un'ERA di 2.52, 42 vittorie, 15 sconfitte, 200 basi su ball, 624 strikeout su 543 inning, spalmati in 85 apparizioni.

Il suo repertorio vale la MLB. La fastball ha picchi di 100-102 miglia all'ora e ha medie tra le 95-97 miglia. Alla potenza del suo lancio veloce si aggiunge una paurosa forkball, un lancio simile alla splitter che prende una traiettoria verso il basso mentre arriva al piatto e che rappresenta un cambio di velocità notevole rispetto alla fastball. I battitori giapponesi hanno sofferto tanto questa alternanza, ma Ohtani ha in canna anche qualche altro lancio secondario. 

LE PROSPETTIVE DA TWO-WAY PLAYER

Considerato il fatto che non ha mai lanciato più di 160 inning in una stagione e che in Giappone i partenti lanciano solitamente una volta a settimana, gli Angels potrebbero provare ad adattare il calendario della MLB a quello giapponese. Con la presenza di 187 giorni nella stagione - e non 183 - saranno a disposizione quattro giorni di riposo in più per ciascuna squadra. Ciò potrebbe aiutare gli Angels ad utilizzare una rotazione a sei lanciatori, formata da Garret Richards, Andrew Heaney, Matt Shoemaker, Parker Bridwell, Tyler Skaggs e Ohtani, che consentirebbe a tutti di compiere una sola partenza a settimana. Andrebbe incontro anche agli altri partenti degli Halos, spesso soggetti ad infortunio. Tuttavia, le variabili durante la stagione possono cambiare, quindi non c'è una vera strategia perfetta ora come ora.

Con cinque giorni di riposo, Ohtani avrebbe la possibilità di battere almeno due volte a settimana come battitore designato, mentre negli altri giorni di riposo si può preparare alla successiva partenza. Il battitore mancino sostituirebbe Albert Pujols nel ruolo di battitore designato e proprio qui potrebbe emergere un problema, visto che il dominicano è da tempo calato come prima base. Pujols ha giocato 6 partite in prima base nel 2017, quindi utilizzarlo due volte a settimana sarebbe un rischio da non correre, considerate le condizioni fisiche precarie dell'ex Cardinals. Da escludere l'opzione di Ohtani in esterno destro al posto di Kole Calhoun. Per il giapponese non sarà facile affermarsi con due partite a settimana (otto turni di battuta?) tra i migliori battitori e non ci sarebbe da sorprendersi che in caso di mancata resa, che rischierebbe di compromettere il rendimento della squadra in attacco, l'esperimento possa essere accantonato. Per questo motivo ogni at-bat per Ohtani sarà fondamentale per affermarsi come vero two-way player. A suo favore gioca il fatto di essere un battitore mancino. Gli Angels sono stati i peggiori nella categoria di slugging percentage fra gli slugger sinistrorsi nel 2017.

Insomma, per Shohei Ohtani arriva il "bello (e il difficile). Le grandi aspettative dei tanti addetti ai lavori nei suoi confronti saranno soddisfatte o l'esaltazione per un talento che può cambiare non solo il baseball MLB, ma tutto il mondo del baseball sarà stata eccessiva?

COINCIDENZE E CONSIDERAZIONI FINALI

Chiudiamo con una coincidenza. Proprio sei anni fa, nello stesso giorno, gli Angels firmarono il contratto di Albert Pujols. Proprio lo slugger dominicano avrà un ruolo fondamentale nell'integrazione di Ohtani come two-way player.  Per il manager Mike Scioscia, che da anni ormai è alla guida degli Angels, avrà una nuova sfida da affrontare e dovrà dimostrare di saper gestire il lineup in maniera molto elastica con questa eclettica presenza nel roster. Spring Training sarà già un interessante banco di prova.

Intanto, Mike Trout ha reagito così all'acquisto di Ohtani:

 

👀

— Mike Trout (@MikeTrout) 8 dicembre 2017

In attesa di altre notizie sulla conferenza di presentazione e sull'entità del contratto, gli Angels si godono il nuovo diamante nella gioielleria. Ma la AL West è tutt'altro che vinta. Con i campioni degli Astros e gli insidiosi Mariners, gli Angels avranno avversarie agguerrite di fronte. Il 2018 sarà l'anno dell'esplosione per la strana coppia Trout-Ohtani?

 

Fonte foto copertina: Twitter (@MLB)

La ricerca degli Oakland Athletics di un terreno dove costruire un nuovo stadio continua ad incontrare importanti ostacoli.

Sebbene infatti la franchigia californiana avesse annunciato, lo scorso Settembre, di aver trovato una location in cui costruire il ballpark a pochi minuti dal centro di Oakland, sembra adesso che questo piano non possa andare avanti: le trattative con i proprietari del terreno, il Peralta Community College, si sono interrotte.

Gli A's, che cercano ormai quasi disperatamente di sostituire il vecchio e obsoleto Coliseum, unanimemente considerato uno degli stadi più brutti della MLB, hanno preso atto con un tweet della decisione del Peralta Community College di porre fine alle negoziazioni per la vendita del terreno, e si sono definiti letteralmente "shocked" dalla stessa. Anche il commissioner della MLB, Rob Manfred, molto attento agli sviluppi della situazione, ha affermato di essere sorpreso dalla notizia, pur dando un plauso agli Athletics per aver provato a intavolare una discussione.

L'annuncio di Settembre da parte degli A's aveva incontrato l'opposizione da parte degli abitanti del quartiere dove lo stadio sarebbe dovuto essere costruito, preoccupati dall'aumento di traffico e rumore che ne sarebbe derivato. E' possibile che anche questa reazione abbia avuto un ruolo nello stop alle trattative da parte del Peralta Community College.

Ricordiamo che dal 2012 al 2015 gli Oakland Athletics, per risolvere i problemi relativi allo stadio, avevano pianificato di spostarsi a San José, ma il piano non era andato a buon fine a causa dell'opposizione dei San Francisco Giants, che detengono i diritti su quella parte del territorio.

Adesso la franchigia sembra aver abbandonato i progetti di relocation per focalizzarsi sull'obiettivo di ottenere un nuovo ballpark nella Bay Area, ma i risultati, ancora una volta, stentano ad arrivare.

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