21
Dom, Ott

Non è un nuovo capitolo della saga comico-inquietante Trump-Kim. Non ci sono pulsanti in gioco, bensì mazze, guantoni e diritti. Vi dicevamo che il baseball MLB gode di una salute senza precedenti. Fino a due anni fa parlavamo di contratti di proporzioni quasi “scandalose” (vedi i contratti di Zack Greinke e David Price), mentre oggi c’è chi si inchinerebbe (110 free agents con almeno 70-80 giocatori con costante presenza in MLB) semplicemente per poter firmare da qualche parte.

Mancano meno di tre settimane a Spring Training e la vera partita al momento non la giocano agenti e dirigenti, bensì il Commissioner Rob Manfred e la MLBPA (associazione giocatori), capeggiata da Tony Clark. Il conflitto fra le due parti è proseguito nelle ultime 72 ore in occasione dell’incontro dei proprietari, in cui Manfred ha parlato della questione, e con la risposta di Clark tramite messaggio SMS. In sostanza, il nocciolo della questione è la ricerca di un compromesso fra pace of play, ossessione del Commissioner, e il mercato (motivo dei malumori dei giocatori).

La nuova proposta di Manfred riguardo il pace of play omette il pitch clock, ma sollecita i giocatori a imprimere ritmi più veloci alla partita. Nessun cronometro nel 2018 e nemmeno nel 2019 se e solo se la durata media delle partite scende sotto le 2 ore e 55 minuti. In caso contrario, sarà introdotto un cronometro di 18 secondi dal 1 maggio 2019 con penalità ball-strike e, nel caso in cui le partite rimanessero sempre con queste tempistiche, entrerebbe in gioco pure un altro cronometro da 20 secondi con uomini in base.

Piccola digressione: pace of play e durata delle partite non sono definizioni sovrapponibili. Manfred non può evitare partite che finiscano 13-12 e durino quattro ore, ma può evitare che sfide possano avere meno tempi morti. Calcolare la durata media delle partite è veramente il modo giusto per mettere in evidenza che il baseball ha troppi momenti “morti”?

Comunque sia, fino al 12 febbraio i giocatori avranno tempo per decidere, ma in caso di rifiuto Manfred avrebbe il diritto di introdurre unilateralmente il nuovo regolamento (con quali criteri lo leggete qui). Nel frattempo Clark ha fatto sapere che il sindacato dei giocatori resta impegnato e aperto in ogni aspetto competitivo del gioco, ma il suo focus va sui 100 e più free agent rimasti sul mercato, tra cui i vari JD Martinez, Eric Hosmer, Yu Darvish e Jake Arrieta. “Per decenni, la free agency è stata una pietra d’angolo del sistema economico del baseball e noi, rappresentanti dei giocatori, l’abbiamo sempre difesa. Ciò non cambierà mai” ha tuonato Clark in una dichiarazione rilasciata alla stampa nel pomeriggio di venerdì.

Queste parole potrebbero rappresentare un allineamento rispetto a quanto è emerso da altre fonti contrariate nelle ultime ore. A fare compagnia al vulcanico Scott Boras, gli agenti Brodie Van Wagenen e Joshua Kusnick hanno dato voce al loro disappunto, minacciando, nel caso di Van Wagenen, anche un boicottaggio di Spring Training da parte dei giocatori. La possibilità, secondo un articolo di Ken Rosenthal nella serata di giovedì, sarebbe già stata paventata, ma sarebbe stata accantonata.

Il problema dei free agent è ormai inconfutabile, neanche la distrazione Super Bowl è una scusa valida. Spendere sta diventando un cancro e non a caso il guadagno totale di tutti i giocatori, che nel 2017 aveva superato i 4 miliardi di dollari, dovrebbe essere in flessione per la prima volta dal 2009. Perché sta accadendo tutto questo? È probabilmente un mix di due elementi.

Il primo concerne il mercato dell’anno prossimo, quello che avrà pezzi da novanta come Bryce Harper, Manny Machado e forse anche Clayton Kershaw. Le squadre in ricostruzione come i Phillies vorrebbero spendere nel prossimo mercato per rilanciare le proprie ambizioni, mentre quelle già in alto come i Dodgers e Yankees stanno cercando ogni stratagemma esistente per scendere sotto la soglia di 197 milioni di dollari nel proprio payroll per evitare di pagare la luxury tax e avere un budget più ricco il prossimo inverno.

So as to observe Cheryl as on a drug consumer, the observer has to understand this. It might retain functioning closely with UNODC to cope with all problems regarding medicines.So as to observe Cheryl as on a drug consumer, the observer has to understand this. It might retain functioning closely with UNODC to cope with all problems regarding medicines.Do not assume that smoking can aid you through the strain of assessments. The public, generally, helps providing help to people who really require it. In numerous states battling to handle the outbreak, a large number of addicts haven't any access to Suboxone.

Firstly it is critical to understand the price of any medication is actually not the only determinant in the working with essay site the nationwide therapy and rehabilitation program.Folks and in addition the government should attempt to use many distinct approach to reuse drug addiction. The focus on well-being protection may be executed via an emphasis to the treatment for medication victims. Studies reveal that students are somewhat more possible to beverage, smoke and take medications with regards to the entire population.

Assistance is ordinarily additionally essential to manage co dependency notably when girls stay with partners which might be using medications.So, medications are among the most important issues in the current planet. Psychological disease is frightening for the person experiencing it, so they really're scared to visit a doctor or relative for aid and alternatively change to drugs or alcohol to attempt to address the issue by themselves. You will find lots of people who are astonished to discover the overwhelming bulk of folks using medications don't have issues from their usage Therefore start early to assist your kid analyze the abilities required to prevent material usage

Il secondo è molto più profondo, quasi una questione culturale. Tempo fa l’ex Commissioner Bud Selig disse che i tifosi di ogni squadra dovrebbero avere dei sogni ad inizio anno. La lega invece si ritrova con un “sottogruppo” di 10 squadre (Marlins e Pirates le ultime ad entrarci) che ha praticamente gettato la spugna per quest’anno e che si sta dedicando “alla corsa per la prima selezione del Draft” (definizione data dal GM dei Mariners Jerry Dipoto). Rischia di saltare il legame con i tifosi (a Miami è già successo con Derek Jeter e il suo entourage) e il baseball diventa un prodotto grezzo con un futuro incerto, aggrappato al talento di giovanissimi ragazzi che sono nei Minors a farsi le ossa. Tuttavia, “perdere per un futuro migliore” è una filosofia che ha iniziato a convincere tante persone dentro e fuori dall’ambiente del baseball. Del resto, gli esempi vincenti sono recentissimi.

Il mercato 2018 si è trasformato così in una stagnazione continua e paradossale. I piccoli Milwaukee Brewers, che hanno acquistato Christian Yelich e l’ex free agent Lorenzo Cain di recente, sono la franchigia che al momento ha speso di più sul mercato (pagheranno 30 milioni di dollari in più rispetto all’anno scorso), seguiti dagli Houston Astros (+29.9 milioni di dollari), dagli Arizona Diamondbacks (+27.6 milioni di dollari) e dai Boston Red Sox (+25.6 milioni di dollari), che possiedono anche il monte ingaggi più alto della MLB (204.4 milioni di dollari pagati in totale ai giocatori). Inoltre, i Colorado Rockies hanno speso follemente per costruire un bullpen competitivo. 

Dall’altro estremo, 13 squadre, tra cui gli Atlanta Braves, i Baltimore Orioles, i Tampa Bay Rays, i Miami Marlins e i Pittsburgh Pirates, non hanno ancora firmato un contratto di Major League per ridurre il payroll. Gli Oakland Athletics mantengono la loro storica politica di tenere gli stipendi più bassi possibili (58.2 milioni di dollari), ma davanti agli A’s ci sono due squadre da piazze importanti come i Phillies (63.7 milioni di dollari) e i Chicago White Sox (69.5 million dollars), entrambi in crescita col vivaio e in attesa dei free agents dell’anno prossimo. L’ultima volta in cui le cifre totali dei salari erano così basse bisogna andare agli Astros del 2014, quando gli ingaggi in totale ammontavano a 44.5 milioni di dollari.

Tre anni dopo…Non c'è bisogno di ripeterlo dopo che Sports Illustrated si è vantata tutta la off-season della sua previsione azzeccata. Proprio questo percorso è ciò su cui i proprietari fanno leva per risparmiare. Usando gli esempi degli Houston Astros e dei Chicago Cubs e il potere manipolativo dei numeri, le franchigie trovano un motivo per non spendere. Ciò nonostante sembra che Manfred continui a negare l’evidenza.

Così il malumore aumenta, ma i giocatori hanno la loro dose di responsabilità, visto che con l’ultimo contratto di lavoro sono stati concessi parecchi motivi ai vertici (rinuncia a selezioni al Draft in caso di ingaggio del free agent ha dissuaso molte squadre a spendere su tali giocatori) di non comprare. Brandon Moss, con dichiarazioni interessanti sul programma mattutino di MLB Network (non si perde solo tempo a guardare la TV nelle mattinate americane), ha sottolineato che il motivo per cui i proprietari hanno ora un motivo per non pagare i free agent è perché i giocatori hanno accettato le condizioni degli accordi, stipulati nel CBA (contratto di lavoro MLB-MLBPA) dell’anno passato.

Situazione senza via d’uscita? Certo che no. Rob Manfred ha definito i prossimi 10 giorni importanti. Alcuni agenti hanno confidato all’insider Ken Rosenthal che nelle prossime settimane potrebbero arrivare le firme e tutti i problemi scompariranno in un attimo. Temporaneamente. È molto probabile che i prezzi di mercato scenderanno per i vari giocatori attualmente svincolati. JD Martinez riuscirà a ricevere 200 milioni di dollari sul suo contratto? Eric Hosmer avrà i suoi 8-9 anni? È tutto da vedere.

Insomma, il sistema ha delle lacune e questo mercato invernale le sta mettendo tutte a nudo. La MLBPA (e gli agenti) non può più restare a guardare e, stando a leggere le ultime dichiarazioni, pare che vogliano contrastare il potere dei proprietari. Ma sarà necessario un programma a lungo termine, perché il 2021 è lontano.

A proposito di libertà al vertice, i giocatori potranno essere arrabbiati quanto vogliono, ma senza segnali di conciliazione - nemmeno sulla richiesta/obbligo di velocizzare le partite - i giocatori non hanno potere decisionale e il Commissioner può compiere le sue modifiche. E allora sì, sarebbero dolori. Per la pace nel sistema MLB e per i giocatori, i quali si renderanno conto che l’illusione del portafoglio gonfio li ha portati a perdere le proprie priorità e a concedere spazio non più ai diritti che spettano al giocatore, bensì al puro, crudo business.

Storia precedente sul tema: Conto alla rovescia?

Fonte foto copertina: wixstatic.com

Fonte foto articolo: si.com

Nell'immobilismo totale che, oltre ad abbassare i prezzi, sta mandando in escandescenza le parti dei giocatori, inconsapevoli della loro destinazione a poco meno di tre settimane dai primi raduni, il mercato MLB si è mosso con qualche trasferimento di secondo piano di squadre che puntano, con prezzi bassi, a competere.

Per esempio, è il caso degli Oakland Athletics, i quali, dopo l'acquisto di Stephen Piscotty, aggiungono alla rosa Brandon Moss, che nel 2012 esplose proprio con la casacca gialloverde. Moss è stato ceduto dai Kansas City Royals in una trade che comprende anche il rilievo mancino Ryan Buchter, diretto ad Oakland con Moss, e i partenti Jesse Hahn e Heath Fillmyer, che invece si accaseranno nell'organizzazione del Missouri.

Per i californiani il ritorno di Moss aggiunge qualche grattacapo a Bob Melvin, perchè il prima base/battitore designato si ritrova in una competizione trafficata. Matt Olson, 23enne, dovrebbe essere il titolare in prima base, mentre Khris Davis sarà probabilmente DH al 100%. Difficile pensare che Davis e Moss distribuiscano at-bats, visto il potenziale da 40 fuoricampo di Davis. Più plausibile un ritorno fra gli esterni, anche se non rappresenterebbe la garanzia di un gran rendimento. Nel 2017, Moss ha battuto .207 con 22 fuoricampo e 50 RBIs. Nel 2018 cercherà di ridare costanza alle sue performance.

Isolato dall'ombra di Moss, forse è Ryan Buchter il vero pezzo da novanta della trade. Il rilievo mancino, scambiato dai Padres a metà dell'anno scorso, è reduce da una stagione ottima (2.89 ERA, 65.1 riprese lanciate, 26 basi su ball e 65 strikeouts in 71 apparizioni). SI tratta del secondo mancino per il bullpen assieme a Daniel Coulombe e un altro componente di un parco rilievi interessante, che al momento vede Blake Treinen, Chris Hatcher e i neo-arrivati Emilio Pagan e Yusmeiro Petit in pole position.

KC riceve l'altalenante Jesse Hahn, altro ex Padres, che a 28 anni non ha ancora una vera identità in MLB. Nel 2017 ha effettuato 14 apparizioni (13 partenze), ma è stato inefficace, come testimonia la media ERA di 5.30. In dubbio il suo ruolo nella squadra di MLB, ma tutto sarà più chiaro dopo Spring Training. Heath Fillmyer, invece, non ha mai raggiunto un livello più alto di doppio A, in cui l'anno scorso ha effettuato 29 partenze con un'ERA di 3.49. Il 23enne era il 18esimo prospetto del vivaio di Oakland.

Dietro questi trasferimenti c'è sicuramente un aspetto economico da non sottovalutare. I Royals, che da ieri hanno accolto di nuovo Alcides Escobar in squadra, vogliono sfoltire ancora il monte ingaggi per competere con i San Diego Padres nella infinita corsa per Eric Hosmer. Il general manager Dayton Moore non ha voluto commentare in tal senso, ma ha confermato che le intenzioni dei Royals nella offseason erano chiare. Resta, invece, avvolta nel mistero la posizione di Mike Moustakas.

Altre note della notte:

  • I Milwaukee Brewers non mollano la presa e acquistano Matt Albers per rinforzare il bullpen. Secondo Ken Rosenthal, il contratto prevede due anni di permanenza per il 35enne. Albers ha vissuto una seconda giovinezza nel 2017 con un'ERA di 1.62 e un 51% di groundballs in 61 riprese lanciate con i Nationals. Non fa infiammare la pistola radar, ma è stato uno dei rilievi che ha provocato meno battute solide agli avversari, elemento da tenere in considerazione. Milwaukee resta comunque in cerca di un partente e al momento sembrano più inclini a cercare una trade piuttosto che i free agents Yu Darvish e Jake Arrieta.
  • Lascia gli States Norichika Aoki, il quale firma un triennale con i Yakult Swallows, ritornando in patria. Nel frattempo, l'ex Brewers Wang Wei-Chung sarà il primo taiwanese a giocare in Corea.
  • Danny Espinosa firma un minor league contract con gli Yankees e potrebbe essere uno dei candidati per un posto fra gli interni newyorkesi.

I prospetti sono più importanti che mai in un baseball ad alto tasso di competitività, ma con squadre che hanno già gettato la spugna (vedi i Marlins) prima dell'inizio della stagione. Chi è più indietro lo ammette e non investe sul mercato, bensì cerca il dinamismo e l'incoscienza giovanile, per questo il reclutamento dal Draft e dal mercato internazionale è sempre più influente. Pochi giorni fa la testata Baseball America e il sito MLB.com hanno reso noto i propri ranking dei migliori 100 prospetti della stagione 2018. Per quanto riguarda la prima, a delineare la classifica troviamo gli Atlanta Braves, che hanno ben otto prospetti, tra i quali il numero uno in assoluto, Ronald Acuña. A tallonare i Braves ci sono Brewers, Rays, Padres e Yankees con sei prospetti ciascuno.

Ronald Acuña, esterno venezuelano classe 1997 degli Atlanta Braves, il quale ha scalato il ranking di ben 67 posizioni rispetto alla passata stagione. Il giocatore è reduce da una prolifica stagione iniziata in A+, per poi giocare 57 partite in doppio A ed infine 54 in triplo A. A fine stagione il ventenne ha fatto registrare complessivamente una slash line di .325/.374/.522 con 21 fuoricampo, 82 RBI e 44 basi rubate. La stagione di Acuña è poi proseguita in Arizona Fall League, kermesse nella quale ha trionfato vincendo anche il premio di MVP (giocatore più giovane della storia a vincerlo). Nel 2018 lo vedremo partire in triplo A a Gwinnett, ma non è da escludere che il giovane venezuelano faccia il suo debutto nelle Majors proprio nella stagione 2018.

Al secondo posto troviamo il tanto discusso Shohei Ohtani, asso giapponese che è stato oggetto dei desideri di molte franchigie nel corso dell’inverno, ma che dal 2018 giocherà con i Los Angeles Angels. A differenza degli altri prospetti, Ohtani è un giocatore professionista dal 2013 e militava negli Hokkaido Nippon Ham Fighters, franchigia della massima divisione giapponese con la quale ha vinto la Japan Series del 2016. Come ben documentato in varie sedi, il giocatore può essere impiegato sia come lanciatore partente che come battitore designato. Nella stagione 2017 è stato fermo ai box per diverso tempo a causa di un intervento alla caviglia ed ha giocato solo 65 partite e ha realizzato un totale di 5 partenze in pedana.

Al terzo posto troviamo il giovanissimo Vladimir Guerrero Jr, figlio del fresco Hall of Famer. Il terza base classe 1999 ha giocato 71 partite in singolo A a Lansing (affiliata ai Toronto Blue Jays) e 48 in A+ con Dunedin, mettendo a referto una slash line di .323/.425/.485 con 13 HR e 76 RBI. Per il giovane 18enne, il miglior terza base fra i prospetti, la strada verso le Majors è ancora lunga e molto probabilmente comincerà la stagione 2018 in AA. Attenzione, perché il ruolo di terza base sopra il confine statunitense potrebbe diventare tema caldo quest’estate e Guerrero potrebbe essere menzionato spesso come erede di Josh Donaldson.

La quarta posizione è occupata da Eloy Jimenez, esterno dominicano classe 1996 e membro dell’organizzazione dei Chicago White Sox. La stagione 2017 lo ha visto protagonista nella trade che ha portato Josè Quintana nella “North Side” di Chicago. Jimenez ha trascorso la stagione 2017 in A+ prima con Winston-Salem (affiliata ai Cubs) ed in seguito alla trade con Myrtle Beach (ai White Sox), per poi concludere la stagione a Birmingham in doppio A. Numeri molto interessanti per il dominicano che ha messo a referto una slash line di .312/.397/.559. In caso di esponenziale crescita, un angolo fra gli esterni è suo già dalla fine della stagione 2018, ma è più plausibile al momento un approdo nel 2019.

L’ultimo elemento della top 5 è Victor Robles, giocatore che è anche l’unico del gruppetto “elite” ad aver già esordito in MLB con i Washington Nationals. Il dominicano classe 1997 ha giocato la bellezza di 77 partite con Potomac in singolo A nel 2017, successivamente ha fatto registrare 37 presenze in doppio A con Harrisburg, per poi fare il salto in MLB nel mese di settembre, diventando cosi il giocatore più giovane ad aver giocato nelle Majors nella passata stagione. Tredici le sue presenze con i Nationals, nelle quali ha fatto registrare sei valide e quattro RBI. Nelle restanti 114 partite in Minor League si è messo in mostra con una slash line di .300/.383/.493, numeri importanti per un giocatore che esordirà probabilmente in triplo A nel 2018, per poi cercare di ritagliarsi ancora spazio in MLB. Da tenere d’occhio se Bryce Harper lasciasse la Capitale fra un paio d’anni, soprattutto per le sue doti difensive e di corsa sulle basi.

Nella graduatoria su MLB.com, gli unici cambi riguardano l’inversione di Ohtani e Acuña nelle prime due posizioni, mentre Gleyber Torres occupa la quinta posizione davanti al suddetto Robles. Tra gli altri prospetti da tenere sotto osservazione in quest’annata, ci sono il terza base Nick Senzel (Cincinnati Reds), l’interbase Fernando Tatis Jr. (San Diego Padres), l’esterno Lewis Brinson (da poco passato ai Miami Marlins), il prospetto cubano Luis Robert (Chicago White Sox) i lanciatori Forrest Whitley (Houston Astros), il braccio di fuoco per le sue dritte da 100-105 miglia all’ora Micheal Kopech (Chicago White Sox), Walker Buehler (Los Angeles Dodgers), il rientrante Alex Reyes (St. Louis Cardinals), il mancino Justus Sheffield (New York Yankees) e Brent Honeywell (Tampa Bay Rays).

Tutti nomi che possono contribuire al successo delle proprie squadre quest’anno. Tutti giocatori con potenziale da All-Star, ma, vale la pena ricordarlo, non sono tutti successi al 100%. L’aspettativa aumenta, non ci resta che ammirare come risponderanno sul campo.

 

Fonte foto copertina: baseballamerica.com

Jeff Idelson, presidente della Hall of Fame ha appena annunciato i quattro nuovi membri eletti dai baseball writers nella Hall of Fame. Oltre ai già anticipati Jack Morris e Alan Trammell, saranno i nuovi ingressi nell'Olimpo del baseball. La cerimonia d'introduzione avverrà il 29 luglio 2018 a Cooperstown.

Chipper Jones

Larry Wayne Jones Jr, per tutti semplicemente "Chipper", non ha dovuto aspettare molto per essere eletto a Cooperstown. E non sarebbe neanche stato galante solamente pensare di farlo attendere. Discusso fuori dal campo per alcune dichiarazioni sopra le righe, Chipper Jones è sempre stato impeccabile ogni volta che calcava uno dei nostri amati diamanti verdi. Per 19 stagioni ha indossato solamente una divisa, quella dei Braves, e con alle spalle un numero decisamente pesante, soprattutto per la logica calciofila di noi europei: il 10. Per questo motivo verrebbe facile spiegare Jones come un Totti o un Del Piero del gioco del baseball, un autentico fuoriclasse capace di entrare nel cuore di tutta l'America, oltre che in quello dei tifosi dei suoi Braves e cambiare l'esito delle partite in un solo colpo, in un solo giro di mazza, trascinandosi dietro l'intera squadra. La divisa con la Tomahawk Chop non l'ha mai abbandonata, anche se quella maglia gli ha regalato una sola World Series, e l'ha sporcata fieramente in otto All-Star game, sostituendola solamente per partecipare ai World Baseball Classic con team USA. Se si pensa a Chipper Jones quindi diciamo tutti Braves e numero 10. Ma il ragazzo della Florida è stato accompagnato per tutto il corso della sua carriera anche da un altro protagonista: la terza base. L'hot corner lo ha difeso dal 1995 al 2012 con l'eccezione delle stagioni 2004 e 2005, quando salutò la terza per occuparsi dell'esterno sinistro. Jones ha avuto sin da subito il marchio del predestinato: dopo essere stato selezionato con la prima scelta assoluta al draft del 1990, Chipper ha potuto esordire tra i prof  in classe A nel 1991, promosso poi in classe A + l'anno successivo ed addirittura in triplo A nel 1993, anno nel quale è anche riuscito a giocare qualche partita tra i grandi.L'arrivo permanente in MLB è stato rimandato soltanto a causa della rottura dei legamenti crociati del ginocchio sinistro sofferto durante lo Spring Training del club. L'infortunio comunque non lo ha precluso dal macinare record su record. Quando, a 40 anni, il 3 ottobre del 2012, giocò l'ultima partita di regular season della sua vita, Chipper Jones lo fece con una media battuta in carriera di .303, una OBP di .401, una slugging percentage di .529; più basi su ball (1512) che strikeouts (1409) e 468 fuoricampo, numeri che lo inseriscono nella stessa, ristretta, cerchia di Ted Williams, Babe Ruth, Lou Gehrig, Stan Musial, Mickey Mantle è Jim Thome. Numeri che gli hanno permesso di essere eletto alla Hall of Fame con il 97.2% dei voti al primo giro.
 

Vladimir Guerrero

Pochi giocatori nella storia sono stati capaci di essere tanto simili quanto diversi dal prototipo di baseball player della propria era come Vladimir Guerrero. Il neoeletto a Cooperstown, al secondo anno, con il 92.9% dei voti è stato infatti capace di entrare nel cuore dei tifosi di Montreal e Anaheim grazie alle sue doti da possente corner outfielder con grande potenza sia nella mazza (449 fuoricampo in carriera), sia nel braccio (126 assistenze). Non è da tutti gli slugger riuscire però a concludere la propria avventura in Major League con la media battuta fissata a quota .318 ed appena il 10.9% di strikeouts subiti, frutto di un’incredibile capacità di battere in gioco palline ‘unhittable’, entrando anche per due anni consecutivi nel club del 30-30 (30 home runs e 30 stolen bases) e mancando la 40-40 nel 2002 solamente per un fuoricampo. Guerrero, che prima di essere superato da Beltre ha detenuto il record di valide battute da un dominicano, ha chiuso la sua carriera con un MVP (2004), 9 convocazioni all’All-Star Game e 8 Silver Slugger Awards: un bottino interessante per l’uomo che a inizio millennio ha contribuito a rivoluzionare il gioco e che ora, pur senza l’anello, ha la sua meritata placca. Terzo dominicano ad entrare nella HOF.

Jim Thome

Al suo primo anno di eleggibilità, Jim Thome non fallisce l’appuntamento con Cooperstown. Considerato da tanti “the nicest guy in baseball”, Jim Thome viene riconosciuto per una carriera che ha da invidiare a pochi. È uno dei nove giocatori ad aver battuto 600 fuoricampo (612 in totale). Nell’era degli steroidi ha mantenuto la costanza e una perseveranza da grande slugger, senza far parlare troppo di sé. Non ha mai vinto un premio di MVP e ha mancato l’anello nel 1995 e 1997, quando perse le due World Series giocate dai Cleveland Indians. Proprio in Ohio, il nativo di Peoria nel 1970 ha cominciato la carriera in MLB nel 1991. Fino al 2002 è rimasto a Cleveland, mettendo a segno stagioni eccezionali, tra cui i 52 home runs nel 2002 e il triennio da All-Star fra 1997-99. Ha trascorso poi tre stagioni a Philadelphia (2003-2005) altrettante ai White Sox. Nella Windy City raggiunge quota 500 fuoricampo e fino al 2008 ha continuato a mantenere un rendimento offensivo invidiabile nonostante le 38 primavere raggiunte. Tra il 1996 e il 2008 supera la soglia dei 30 home runs battuti in tutte le stagioni tranne che nel 2005, ridotto a sole 59 partite. Le ultime stagioni sono fatte di brevi fermate (Los Angeles Dodgers, Minnesota, Cleveland, Philadelphia e Baltimore), ma l’acuto dei 600 fuoricampo arriva con la casacca dei Twins il 15 agosto 2011 contro Daniel Schlereth a Detroit. Un colpo da tre punti in campo opposto, una delle specialità della casa. Nel 2012 trova il suo ultimo home run con Baltimore e chiude 2 su 15 ai playoff. Firma il suo ritiro nel 2014, quando gli Indians inaugurano una statua in sua memoria. Cinque volte All-Star, 17 home runs ai playoff (settimo nella storia, pari a David Ortiz), settimo in basi su ball guadagnate nella storia della MLB e buon difensore, inizialmente in terza base poi in prima base, anche se non vincerà alcun Gold Glove. Gli elettori lo hanno votato nel 89.8% delle schede. Lo spazio nell’Olimpo lo ha guadagnato con merito. Jim Thome, personaggio esemplare, welcome to the Hall of Fame!

Trevor Hoffman

Tra le oltre trecento placche visibili nella National Baseball Hall of Fame and Museum solo cinque di esse appartengono a giocatori che hanno scritto la storia del gioco come rilievi. Fino ad oggi però. Infatti si è appena aggiunto un sesto signore che in diciotto anni di carriera ha toccato quota 601 salvezze, una cifra raggiunta e superata solamente da Mariano Rivera. Trevor Hoffman è ufficialmente tra gli immortali. Il closer californiano ha ottenuto 7 convocazioni All-Star, 2 premi di rilievo dell’anno, 2 titoli nella voce “saves” e i massimi onori che una squadra può riservare ad un proprio giocatore: il suo numero 51 è stato infatti ritirato dai San Diego Padres che lo hanno anche inserito nella loro Hall of Fame. A lui è anche dedicato il ‘Trevor Hoffman NL Reliever of the Year Award’, un premio che, dal 2014, è andato a sostituire il Delivery Man Award per la National League (la controparte nell’American è dedicata a Rivera). L’ex giocatore dei Padres e dei Brewers, con una breve apparizione ai Marlins ad inizio carriera, è entrato a Cooperstown al terzo anno, con il 79.9% dei voti.

Negli ultimi cinque anni sono entrati 16 giocatori nella Hall of Fame (record assoluto) e le prossime due stagioni prevedono altre feste con nomi di grande prestigio pronti ad entrare.

Note sui risultati:

  • Edgar Martinez si ferma a 70% (+12% rispetto all'anno scorso) e l'anno prossimo sarà il suo decimo e ultimo anno di candidatura.
  • Mike Mussina (+12% anche per lui nel 2018) arriva al 63% al quinto anno di eleggibilità.
  • Roger Clemens e Barry Bonds salgono poco (3% rispetto al 2017) e raggiungono il 57.3% e 56.4% delle preferenze al loro sesto anno
  • Debutto notevole di Omar Vizquel con un 37% al primo anno di eleggibilità
  • Larry Walker risale la china, ma dopo 8 anni è fermo al 34%
  • Manny Ramirez scende al 22% (-1%) nel secondo anno
  • Gary Sheffield, Scott Rolen e Billy Wagner superano il 10%, mentre resistono nel ballottaggio Sammy Sosa (sempre con il 7%) e Andruw Jones (7% al primo anno).

Ulteriori dettagli nel corso della giornata su MLB Italia.

Fonte foto copertina: sportingnews.com

Fonte foto articolo/1: wsj.com

Fonte foto articolo/2: si.com

 

Fino ad oggi Mets e Nationals non hanno sostanzialmente spostato in avanti i rispettivi monti ingaggi alla scorsa stagione anche. I Phillies hanno firmato il free agent 1B Carlos Santana ma per il resto han fatto ben poco per migliorarsi significativamente. Lo stesso si può dire dei Braves che hanno aggiunto LHP Scott Kazmir, RHP Brandon McCarthy e INF Charlie Culberson scambiando Matt Kemp con i Dodgers. Nel frattempo i Marlins hanno decimato la loro squadra (e aiutato le altre quattro squadre della division), scambiando Giancarlo Stanton, Christian Yelich, Marcell Ozuna e Dee Gordon, tutti fuori dalla NL East. I Mets lo scorso anno hanno chiuso 7-12 contro i Marlins. Non c'è un pensiero logico che impedisca alla rotazione e al bullpen di Mickey Callaway di vincere più partite contro i Marlins nel 2018. In altre parole, non facendo altro che guardare Derek Jeter smobilitare i migliori outfield della National League, i Mets dovrebbero migliorare il loro record del 2017 di almeno 5/6 partite nella prossima stagione. Questa è una grande notizia ma rischia di non contare davvero.
 
C’è la paura che i Mets stiano perdendo un'enorme opportunità di fare il grande passo in avanti: Anthony Swarzak, Adrian Gonzalez, Jerry Blevins, Asdrubal Cabrera, Jay Bruce, Jose Reyes non bastano. Vale la pena notare che Swarzak ha essenzialmente sostituito Addison Reed, che è stato un rilievo d'élite durante le sue tre stagioni con i Mets; Gonzalez è un nome e oggi non sappiamo se sia molto di più o se abbia già spremuto il suo massimo; Bruce, Reyes, Cabrera e Blevins erano tutti nel team lo scorso aprile e con le opzioni in calo e lo Spring che si avvicina, non mi sorprenderebbe se anche il 2B di partenza dello scorso anno Neil Walker, venisse nuovamente firmato. La strategia del nostro GM Sandy Alderson è semplicemente rimettere insieme la vecchia band? Oppure questa è l'unica opzione a causa dei costi e della mancanza di creatività nel mercato? Al momento non conosciamo la risposta. "Gli infortuni e le decisioni dei vari coaching ci hanno penalizzato più di ogni altra cosa nelle ultime due stagioni, quindi abbiamo deciso di rimettere insieme la squadra e dare loro un'altra possibilità per vincere insieme ma con un supporto significativamente migliore, come un reparto medico rinnovato, un nuovo manager, uno staff tecnico e un approccio totalmente diverso di analisi dati ". Questo è un approccio corretto a mio avviso. Possiamo pensare che sia un errore e che noi non avremmo gestito l'inverno così ma è giusto e potrebbe avere il potenziale per funzionare, soprattutto con la mancanza di vera azione sul mercato che ha riguardato l’intera NL East. È sacrosanto pensare che gli infortuni e gli interventi chirurgici abbiano fatto deragliare le stagioni 2016 ma in special modo 2017 più che il talento. Quindi, di nuovo, se Alderson vuole affermare che crede che questi stessi 24/25 ragazzi possano ribaltare 20 sconfitte con 20 vittorie nel 2018 semplicemente essendo sani e allenati in maniera diversa e migliorativa, va bene così, io sto con Sandy.
 
Detto questo J.D. Martinez è migliore di Bruce, Eric Hosmer è migliore di Adrian Gonzalez, Mike Moustakas è migliore di Asdrubal Cabrera, Jonathan LuCroy forse è più adatto allo staff di Callaway che Travis d'Arnaud, Lance Lynn e/o Alex Cobb hanno più probabilità di fare 30 partenze di Steven Matz e/o Zack Wheeler, Wade Davis, Addison Reed e Greg Holland avranno forse più impatto di Swarzak. Non sto dicendo che Alderson avrebbe dovuto acquisire tutti quei giocatori perché non è realistico per nessuna squadra, per non parlare dei nostri Mets. Però almeno uno di quei ragazzi si poteva forse acquistare. Sapendo quanto sia competitivo, intelligente e quanta conoscenza abbia del baseball, per me è difficile credere che Alderson sia davvero a suo agio nel fare zero miglioramenti ad suo roster che ha concluso la scorsa stagione con 70 vittorie. Aldilà della vera causa che l’ha determinato. Se è veramente a suo agio e sicuro di riacquistare la squadra del 2017 con risultati totalmente opposti, abbiamo oggi tutti noi delle domande. Come è arrivato a questa conclusione? È quello che ho scritto sopra? Crede che questi ragazzi siano giocatori da World Series? So che è successo nel 2015 quindi forse Sandy ha ragione e lo possono essere di nuovo? Se è così vuol dire che l’annus horribilis 2017 è tutto causa infortuni? Però se il talento era in realtà molto buono perché i Mets lo hanno abbandonato in estate? La risposta facile è taglio dei salari e recupero della spesa fatta in una stagione ormai persa. In effetti quasi tutti i team stanno tagliando o hanno dimezzato. Alcuni hanno ridotto le buste paga e si sono migliorati, motivo per cui non credo che i soldi siano l'unica ragione per la mancanza di un movimento importante per il roster. Il denaro aiuta naturalmente, ma per tutto l'inverno abbiamo visto i team cogliere opportunità per fare trade creative che hanno migliorato il loro roster e in alcuni casi anche tagliando i salari. Se, come me, Alderson è segretamente deluso dall'inverno della squadra durante il quale si è semplicemente tornati al talento che si conosceva, che cosa manca? I soldi? La creatività? Qualcos'altro?
 
Il punto è che i Mets hanno una reale opportunità di sfruttare quella che sarà la division più debole della MLB, il che è motivo per cui dovrebbero spingere sul gas quest'inverno per una corsa alla postseason. Se aggiungono più velocità e atletismo firmando Eduardo Nunez o con una trade per Josh Harrison, allora anche la firma di Jose Reyes come infielder di utilità va bene. Se Reyes finirà per essere come 2B titolare, i Mets potrebbero avere il diamante più vecchio e sfidato nelle major con Asdrubal Cabrera in 3B e Adrian Gonzalez in 1B. Amed Rosario non potrebbe coprire così tanto campo. Qualunque cosa verrà fatta per l’infielder, continuo a pensare che sia fondamentale che i Mets aggiungano un lanciatore di partenza esperto. Contare su Matt Harvey, Zack Wheeler e Steven Matz e sperare che rimangano tutti sani ed efficaci potrebbe essere davvero una scommessa selvaggia ed è per questo che avrebbero bisogno di firmare qualcuno come Lance Lynn, tanto per fare un nome. Jeff Wilpon ha detto l'altro giorno che il libro paga non è scolpito nella pietra, che può salire se Sandy Alderson porta ai proprietari un'idea che ha un senso in termini di valore e prestazioni previste.
 
Sorprendentemente nessuno dei migliori lanciatori free-agent ha ancora firmato, da Yu Darvish a Jake Arrieta da Alex Cobb a Lance Lynn appunto. Ma mentre i GM cercano di aspettare i giocatori e sperano che i prezzi scendano, vale la pena notare che Lorenzo Cain ha firmato con i Brewers per 5 anni a $80 milioni complessivi, non proprio un affare per un CF che compie 32 anni ad aprile. Quindi, dopo tutta l'attesa, forse i prezzi non scenderanno così tanto, almeno per i migliori free agent. Per quanto riguarda le prestazioni previste, Lynn stabilizzerebbe la rotazione, con la coerenza e la durabilità che si potrebbero inserire bene dietro Jacob deGrom e Noah Syndergaard. Dopo aver saltato la stagione 2016 a causa della Tommy John, Lynn è tornato a fare 33 partenze nel '17. Del resto non ha mai fatto meno di 30 partenze in nessuna delle sue 5 stagioni complete e ha collezionato una media ERA di 2,74, 3,03 e 3,43 nelle ultime 3 stagioni. L'aggiunta di Lynn darebbe anche ai Mets maggiore flessibilità nell'usare Robert Gsellman, Seth Lugo o persino Harvey e Wheeler da rilievi lunghi. Anche a $13-14 milioni all'anno per 3 anni, Lynn fornirebbe la profondità di cui i Mets hanno bisogno. Senza prospetti significativi vicini all’esordio nelle major, i Mets prima o poi dovranno pagare tanto un pitcher quindi perché non quest'anno quando la division offre un'opportunità d'oro? Come abbiamo detto non sono solo i Marlins. Ne i Phillies ne tantomeno i Braves sono pronti per competere potrebbero esserlo nel 2019. Nel frattempo, i Cubs, i Brewers e i Cardinals si batteranno all’ultimo sangue nella NL Central e la NL West potrebbe tornare ad essere la division più difficile nel baseball, con il ritorno dei Gints (se Evan Longoria e Andrew McCutchen contribuiranno a renderli di nuovo competitivi) e con Rockies e D’Backs molto molto pericolosi.
 
C'è ancora tempo per cogliere l'attimo in questo lento inverno. Quando Wilpon ha spiegato questa settimana che la vittoria non coincide spesso col libro paga aveva ragione. Il problema è che quando hai pochi giovani giocatori preziosi, sia in MLB coi salari pre-arbitrato, sia nel Farm System, l'unico modo per riempire e migliorare il roster è quello di spendere. E se hai bisogno di prove sul fatto che i Mets oggi sono privi di giocatori importanti dai un’occhiata alla lista dei migliori 100 prospetti fatta da Baseball America, Keith Law di ESPN o MLB Pipeline: i Mets hanno piazzato un giocatore nella top 100 per Baseball America (Andres Gimenez al numero 94), David Peterson al numero 58 nella lista di Law e nessuno per MLB Pipeline.
 
Fonte foto copertina: nydailynews.com

Uno notte da assoluti protagonisti del mercato, proprio quando la stove sembrava essersi congelata a causa del freddo invernale: i Brewers hanno piazzato due colpi a dir poco notevoli nella notte per rinforzare il proprio parco esterni, acquistando Christian Yelich da Miami e Lorenzo Cain dalla free agent pool. Milwaukee, reduce da una sorprendente stagione chiusa al secondo posto della NL Central, ha deciso di dare una vistosa accelerata al processo di rifondazione della squadra, cercando di dare subito un roster competitivo a Craig Counsell.

Nella trade con i Marlins, la Brew Crew ha dovuto sacrificare ben quattro prospetti, tra cui il talentuosissimo CF Lewis Brinson, 23anni, che ha già debuttato nelle Majors con la casacca dei Birrai ed considerato tra i 15 migliori prospetti della MLB. Oltre a Brinson, a Miami arriveranno anche Jason Yamamoto, 21enne pitcher Hawaiano, l’infielder portoricano Isan Diaz, anche lui 21enne, ed infine il 22enne outfielder Monte Harrison. E’ però Christian Yelich il pezzo da novanta dello scambio e, guardando i numeri del fenomeno californiano, si capisce perché Milwaukee abbia dovuto sacrificare così tanti top prospects per poterlo aggiungere al proprio roster: una slash line di .290/.369/.432 in cinque stagioni nelle Majors, 39 fuoricampo battuti tra ’16 e ‘17 ed una bacheca impreziosita da un Silver Slugger Award ed un Gold Glove. Yelich è un giocatore completo, forte in attacco quanto in difesa; con appena 26 primavere alle spalle, il ragazzo di Thousand Oaks potrebbe diventare il volto della franchigia nell’era post Ryan Braun.

Se però Yelich non dovesse bastare, i Brewers hanno deciso di rinforzare ulteriormente il proprio outfield con l’esplosività ed il talento di Lorenzo Cain, che nelle prossime ore firmerà un maxi contratto da 80M$ della durata di 5 anni. Il 31enne, vincitore del titolo 2015, sarà quindi il nuovo esterno centro di Milwaukee, subentrando al posto del deludente Keon Broxton. Si tratta di un ritorno alle origini per Cain, che iniziò il suo percorso nel baseball professionistico proprio con i Brewers, dai quali fu scelto nel Draft 2004; la sua prima avventura in Wisconsin durò appena 43 partite, poiché nel 2010 fu uno dei giocatori ceduti ai Royals all’interno della trade che coinvolse Zack Greinke. Dopo sette anni in Missouri, Cain torna a Milwaukee con un curriculum da star affermata: una media di 12 HR, 69 RBI, 27 SB a stagione, una slash line di .290/.342/.421, una partecipazione all’All-Star Game e, soprattutto, il leggendario anello conquistato con KC tre anni fa.

I Brewers dovranno ora decidere quale strategia adottare con gli esterni già presenti nel roster (Braun, Santana e Broxton); Milwaukee potrebbe cedere uno di questi tre outfielders per ottenere un partente, ma per rinforzare la propria rotazione potrebbe tornare nuovamente a pescare nella free agent pool. La Brew Crew era tra le squadre più interessate a Yu Darvish, ma il giapponese non è l’unico starting pitcher ancora senza contratto: Jake Arrieta, Alex Cobb, Lance Lynn e John Lackey sono soltanto alcuni dei lanciatori che potrebbero rendere Milwaukee una delle squadre più interessanti del 2018.

(foto di copertina da royalsreview.com e lonestarball.com)

Non è stata una settimana felice per i piani alti del baseball MLB. A differenza di altri sport americani, il baseball sta godendo di ottima salute dal punto di vista del rapporto fra vertici della lega e rappresentanti dei giocatori. L'ultimo storico sciopero del 1994 che impedì l'esecuzione della World Series fu l'apice di un periodo buio e instabile per una lega che sotto l'egida di Bud Selig è tornata ad ispirare interesse nel pubblico ed è soprattutto diventato un business con profitti astronomici.

Quest'inverno il rapporto si è incrinato. Se le nuvole avevano iniziato ad addensarsi dopo la ratifica del contratto di lavoro collettivo (CBA) firmato il gennaio scorso, adesso spuntano i primi lampi. Nel febbraio scorso, il Commissioner Rob Manfred avvisò che se i giocatori si fossero opposti alle riforme di Manfred riguardo il pace of play, tema che attanaglia il batti e corri come mai prima (alcune stime confermano la crescita nell'interesse di calcio, basket e altre discipline proprio per i ritmi delle partite), lui avrebbe effettuato i cambiamenti ritenuti da lui necessari, unilateralmente, come prevede il nuovo CBA.

Quasi 12 mesi dopo sembra di essere arrivati ad un punto di rottura, perchè la “nuova” proposta, con qualche modifica rispetto a quella rifiutata dai giocatori nel febbraio scorso, sarebbe stata rifiutata nuovamente dalla MLB Players' Association (MLBPA) e Manfred sembra intenzionato, secondo quanto riferiscono le fonti a Ken Rosenthal (The Athletic), a procedere da solo nell'introduzione di due modifiche sostanziali al gioco. E le regole che andrebbe ad implementare sarebbero quelle del febbraio scorso. 

Un pitch clock, attivato tra un lancio e un altro, e la riduzione delle visite sul monte di lancio.

Il primo punto non è una novità assoluta. Dal 2014 è stato utilizzato nella Arizona Fall League e nei piani alti delle leghe minori (leggansi doppio A e triplo A). Le opinioni sono contrastanti, con molti giocatori che inizialmente hanno sofferto l'impatto dei secondi, ma secondo la MLB, l'introduzione del cronometro potrebbe ridurre di almeno dieci minuti le partite, che nel 2017 hanno raggiunto una durata media record di 3 ore e 8 minuti a partita.

L'ultima proposta di Manfred &Co. consiste in un cronometro di 18 secondi (ma se la durata media resta più lunga di 3 ore si applicherebbe un cronometro di 20 secondi ad ogni situazione) da utilizzare solo con le basi vuote. Il timer comincia quando il lanciatore ha la palla in mano e viene spento quando il pitcher inizia il caricamento (wind-up) oppure arriva nella posizione pronta al caricamento (coming set). Se il pitcher si stacca dalla pedana il cronometro riparte dall'inizio. Se i tempi non vengono rispettati c'è prima un warning poi un automatico ball. Nella proposta vecchia, il cronometro di 20 secondi si usa in ogni situazione.

Il battitore, memore della famosa regola raramente rispettata del piede nel box di battuta, dovrebbe entrare nel box dopo 5 secondi dall'avvio del cronometro e 35 secondi dopo il battitore precedente (erano 30 nella prima proposta). Il pitch clock, assieme alle sue penalità, sarebbe introdotto dal 1 maggio nella proposta nuova, mentre in quella precedente si partirebbe immediatamente da Opening Day.

Non pare una riforma perfetta. Non è certo che il lanciatore non perda tempo tra la posizione di preparazione e il caricamento, ad esempio (vedi Pedro Baez). I battitori hanno dimostrato di ignorare la regola precedente del piede nel box di battuta e un cronometro potrebbe non essere determinante.

Per quanto concerne le visite sul monte di lancio, il discorso è elementare. Il pitcher non può essere visitato più di una volta in pedana. Che sia il manager, il ricevitore o un giocatore, ogni volta che il lanciatore lascia la pedana corrisponde ad una visita. La seconda nello stesso inning significa cambio del lanciatore. Per l'Italia non sarebbe una novità, negli USA sì.

La trattativa si stava sviluppando lentamente e i toni parevano concilianti nelle poche conversazioni precedenti fra giocatori e Manfred (Rosenthal cita un incontro di agosto con Marlins e Nationals che mise in evidenza che la conversazione era stata costruttiva). Fino a due settimane fa, tra la presenza del pitch clock nelle proposte della MLBPA stessa e i lenti sviluppi delle trattative, l'entourage a capo della MLB era fiducioso di trovare un accordo con la Union, ma, nonostante qualche aggiustamento nella presunta conversazione con i giocatori, la MLBPA ha rifiutato la proposta. A quanto pare anche con irruenza da parte di alcuni rappresentanti che, secondo l'articolo di Ken Rosenthal a riguardo, hanno “alzato il volume della loro voce” contro le proposte.

Alla luce di ciò sembra concreta la possibilità che molti giocatori, per non dire la maggior parte, non gradisca il pitch clock, ma non è da escludere che ci siano altri motivi a contribuire al malumore dei giocatori. Uno dei motivi è lampante e riguarda il ritmo pachidermico del mercato dei free agent, che, a un mese dai primi raduni fra lanciatori e ricevitori, vede ancora circa 170 (sì, non è un errore di battitura) giocatori mestamente senza contratto, tra cui talenti importanti come JD Martinez, Eric Hosmer, Yu Darvish e Jake Arrieta.

Se Manfred introducesse le nuove regole da solo, sarebbe lui, e soltanto lui, a prendersi le responsabilità di una eventuale ricaduta negativa sul pubblico. E in un certo senso sarebbe un messaggio che i giocatori vogliono mandare al Commissioner, forse troppo ossessionato dal discorso pace of play (?).

Allo stesso tempo, però, i giocatori devono prendersela con se stessi e con chi li rappresenta alla MLBPA, perchè dalle trattative per il contratto di lavoro collettivo ne sono usciti danneggiati (vedi il mercato dei free agents lento e da cui si ricaverà poco valore) finanziariamente e anche sul piano decisionale, visto che non hanno impedito a Manfred di prendere decisioni unilaterali sul regolamento.

Chiaramente, il rifiuto della MLBPA significa anche che altre modifiche, magari mai rese pubbliche fino ad ora, siano introdotte, vedi un cronometro di pubblicità fra un inning e l'altro di 2 minuti e 20 secondi nelle partite locali e di 2:40 nelle partite nazionali (modifica che sarebbe prevista per il 2019).

Dopo il rifiuto annunciato di giovedì pomeriggio, gli ultimi tweet oltreoceano parlano di un incontro fra Manfred e il capo della MLBPA Tony Clark per discutere gli sviluppi, ma che quest'incontro possa cambiare le carte in tavola è tutto da vedere. Anche perchè il tempo è poco. Rimanere nello status quo non è nei pensieri di Rob Manfred, allo stesso tempo i cambiamenti nel regolamento vanno annunciati il più presto possibile, affinchè tutti i protagonisti, arbitri compresi, si adattino. Insomma, il conto alla rovescia è già scattato. E non c'è in palio solo un ball automatico.

 

Fonte foto copertina: sportsnet.ca

Fonte foto articolo: nbcsports.com

Altri articoli...