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Sab, Nov

Lorenzo Cain alza il trofeo di MVP della ALCS 2014. Foto Kansas City Royals

Ad un mese dall’inizio dello spring training, perso nel mare dei top free agent in cui navigano anche gli ex compagni di squadra Eric Hosmer e Mike Moustakas, gli esterni J. D Martinez, Carlos Gonzalez, José Bautista ed i lanciatori Arrieta, Alex Cobb, Yu Darvish, Greg Holland e Seung-hwan Oh, troviamo l’All Star ed MVP della ALCS edizione 2014: Lorenzo Cain.
Esploso piuttosto tardi (2014) all’età di 28 anni per colpa di infortuni che ne hanno limitato lo sviluppo ed in seguito l’affermarsi (nel 2016 ha sofferto una serie di infortuni muscolari) come una delle stelle della MLB, Cain, grazie alle sue straordinarie doti fisiche ed atletiche che fanno di lui un eccellente difensore nell’esterno centro ed una minaccia costante tra le basi, è diventato uno dei giocatori più entusiasmanti da osservare ed, assieme ad un bullpen stellare, uno degli elementi principali che hanno portato i Royals a due partecipazioni consecutive alla World Series tra 2014 e 2015, con quest’ultima finita con la squadra di Yost capace di alzare il trofeo sotto il cielo del Queens.

Ma oltre alla velocità tra le basi ed all’ottimo rendimento come difensore nell’esterno centro, caratteristiche comunque sempre accentuate, negli ultimi anni Cain ha vissuto una sensibile crescita in termini di potenza. Tralasciando il 2016, in cui ha marcato solo 103 presenze a causa dei problemi fisici, il Cain post 2014 non è mai sceso sotto i 15 fuoricampo giocando prevalentemente in un ballpark che disincentiva i fuoricampo. Assieme a questo buon bottino, il giocatore dello stato della Georgia ha migliorato la sua disciplina al piatto limitando gli strikeouts in favore delle basi su ball e si è confermato un battitore di contatto estremamente pericoloso ed in grado di colpire la palla in più direzioni.

Nella stagione passata, oltre ai 15 fuoricampo battuti ed alle 26 basi rubate, Cain ha messo in piedi anche una linea di .300/.363/.440 con una wRC+ di 115, numeri perfettamente in linea con quelli del 2014-2015, stagioni nelle quali si è fatto conoscere al grande pubblico.

Nonostante tutto però il giocatore è attualmente ancora senza destinazione certa. Con febbraio ormai alle porte, Cain continua ad avere poche pretendenti ed il desiderio di strappare un long term deal con un “100” davanti a sei zeri sembra ormai non potersi più realizzare.

I San Francisco Giants, che sembravano per lui il porto ideale viste le dimensioni dell’esterno di AT&T Park ed il bisogno di una potente ed importante mazza destra nel lineup di Bruce Bochy, hanno chiuso la stagione dei grandi arrivi dopo aver accolto in squadra il terza base Evan Longoria ed il suo stipendio da poco più di 13 milioni e mezzo per il 2018 ed i 68 milioni garantiti fino al 2022, che porta il payroll della squadra della Baia a circa 181 milioni di dollari (il terzo più alto della MLB) per l’anno corrente ed una distanza dal threeshold della luxury tax di appena 16 milioni di dollari.

Assieme ai Giants, fuori dalla lotta Cain per questioni di luxury tax abbiamo anche i Red Sox (che restano concentrati su Hosmer e J. D. Martinez pur avendo oltrepassato di quasi 7 milioni di dollari il threeshold), i Nationals (pronti a puntare sul ritorno di Adam Eaton), e Dodgers e Yankees anche per una questione di spazio.

Fuori per ragioni di roster e posizione già occupata anche Angels, Astros, Cubs, Cardinals, Rockies, Twins, Orioles e Phillies. Fuori anche gli Indians ed i Rays per mancanza di spazio salariale ed Athletics, White Sox, Padres, Mets, Pirates e Braves, che non hanno interesse in questo momento di legarsi a lungo termine con un Cain già 32enne proprio nel bel mezzo di una ricostruzione.

I Kansas City Royals non andrebbero del tutto esclusi, perché hanno espresso l’intenzione di riportare a casa almeno uno tra Hosmer, Moustakas e Cain. La squadra del Missouri però propenderebbe per il prima base, che ad inizio mese ha ricevuto dalla sua ex squadra una offerta di 147 milioni per 7 stagioni. Oltre a questo indizio, i Royals sembrerebbero puntare sulla linea verde con le prime scelte Hunter Dozier e Bubba Sterling ed il velocista Terrance Gore pronti a scannarsi durante lo spring training per la titolarità dell’esterno centro di Kauffman Stadium.

Per Cain restano dunque le briciole. In gioco ci sono Rangers (anche se il vero obiettivo sarebbe quello di migliorare la rotazione e rafforzare il bullpen), i Brewers, i Blue Jays ed i Mariners, anche se al momento per questi ultimi l’esperimento sarebbe quello di avere Dee Gordon nell’esterno centro ed inoltre non è chiaro quanto budget possa avere a sua disposizione il GM Jerry Dipoto.

Tra queste, la squadra con più disponibilità economica attualmente sono i Milwaukee Brewers che nonostante il ritorno di Yovani Gallardo e le firme di Chacin e Boone Logan sarebbero, come i Rangers, più interessati nel migliorare rotazione e bullpen per puntellare una squadra che per lunghi tratti di stagione ha comandato la NL Central ai danni dei Cubs lontani parenti di quelli della stagione 2016.

L’ipotesi di chiudere la carriera proprio nella squadra che lo ha selezionato al draft del 2004, che lo ha cresciuto e fatto debuttare in MLB (2010) per poi cederlo nell’affare Zack Greinke non è neanche da scartare per Lorenzo Cain che nei Brewers potrebbe giocare tra Braun e Domingo Santana, oppure tra lo stesso Santana e Keon Broxton o Lewis Brinson, dal quale si attendono grandi cose per il futuro. Con Cain in squadra, infatti, i Brewers potrebbero finalmente pensare di spostare Ryan Braun in prima base per sfruttare al meglio le sue doti offensive e limitare al massimo i problemi fisici ormai storici dell’ex MVP. Per fare questo però bisognerebbe trovare una sistemazione alternativa ad uno tra Eric Thames e Jesus Aguilar, che si sono divisi il lavoro per tutto il 2017.

Da non escludere però la sistemazione canadese. Se è vero che i New York Yankees si sono pesantemente rafforzati durante questo autunno-inverno e che i Red Sox, anche senza uno tra Hosmer e J. D. Martinez, restano comunque una squadra di grande livello, è altrettanto vero che i Blue Jays potrebbero avere ancora qualcosa da dire nella lotta divisionale guidati da Donaldson e Tulowitzki che sperano di ribaltare le delusioni del 2017.

Avere Cain nell’outfield darebbe a Teoscar Hernandez più tempo per crescere nelle minors e manterrebbe il platoon nell’esterno sinistro tra Ezequiel Carrera e Steve Pearce ed oltre a garantire a Gibbons una mazza di peso assieme a quelle di Smoak, Morales, Donaldson, Tulo e Solarte darebbe a Toronto un outfield stellare con la presenza anche di Kevin Pillar che dovrebbe comunque mantenere la titolarità dell’esterno centro.

Economicamente, per Cain – uno degli esterni centro migliori in circolazione – risulterebbe, come detto, difficile arrivare ai 100 milioni di dollari ma non è ancora da escludere per lui la possibilità di ottenere un contratto tra i 70 ed i 90 milioni di dollari con una durata dai 4 ai 6 anni.

Il rischio flop esiste, poiché si tratta comunque di un giocatore ultratrentenne che fa soprattutto abbondante riferimento sulla forza delle gambe, ma Cain è comunque un giocatore che farebbe comodo a qualsiasi squadra e che potrebbe permettere, alla squadra che riuscirà a firmarlo, un importante salto di qualità.

Dopo lo sbarco di Othani in California, sponda Angels, l'attesa per il prossimo talento del Sol Levante si è spostata dall'estremo nord (Sapporo) all'estremo sud (Fukuoka), dove gli addetti ai lavori tengono attentamente sottocchio il 24enne destrorso Kodai Senga.

 

Nell'attesa che il tre volte vincitore della Japan Series appaia sui diamanti a stelle e strisce c'è però chi è andato a pescare per altri luoghi del Giappone, alla ricerca di braccia utili per rinforzare ulteriormente il proprio bullpen. E' il caso degli Arizona Diamondbacks che sono riusciti ad assicurarsi le prestazioni di Yoshihisa Hirano, rilievo destrorso 33enne sulle cui traccie erano anche Dodgers, Cardinals e Tigers.

 

Hirano vanta undici stagioni giocate a Kobe con la casacca degli Orix Buffaloes, travagliate però dal punto di vista degli infortuni, il più grave dei quali subito a inizio 2008, stagione che fu costretto a saltare interamente per via della rottura di un frammento cartilagineo del gomito destro.

 

Inizialmente partente, a seguito di un assai deludente 2009 (3-12, 4.72 ERA, 91 K in 114.1 IP, quasi sicuramente effetti dell'operazione subita) si è convertito in rilievo, dove i suoi numeri sono notevolmente migliorati, tanto da condurlo a 156 salvezze (career-high di 40 nel 2014) e il riconoscimento nell'ultimo anno (29 saves) tra i migliori closer della Pacific League, dietro solamente a Sarfate (Fukuoka) e Matsui (Tohoku).

 

Nel 2017, ultimo anno del suo contratto con i Buffaloes (¥ 300,000,000 di contratto, quindi $2,560,200), Hirano ha mostrato un leggero calo nel numero degli strikeouts (7.4 K/9, mai così basso da quando è entrato nel bullpen), ma il suo arsenale comprendente una fastball da 92-94 mph ed una forkball tipica di tanti lanciatori nipponici non sembra averne risentito.

Va inoltre segnalato il suo stile di lancio con un rilascio a tre-quarti.

 

I termini giuridici ed economici dell'accordo con i Diamondbacks saranno noti solamente a seguito delle visite mediche, ma si parla di un contratto di 2 anni per $6M totali, da suddividere in modo equo tra 2018 e 2019.

 

Arizona, che nella storia ha avuto tra le propria fila sono un altro giocatore proveniente dal Giappone (Takashi Saito, che nel 2012, a 42 anni, fece sedici apparizioni sul monte), si ritrova ora con tre diversi giocatori papabili per il ruolo da closer (Bradley, Boxberger e Hirano) a formare un parco rilievi di buon valore per un team che si presenterà ai blocchi di partenza da contender.

 

Foto: twitter.com

Sembrava impossibile ma alla fine è successo: Evan Longoria, plebiscitariamente acclamato come miglior giocatore della breve storia dei Tampa Bay Rays, lascia la Florida dopo dieci anni di carriera spesi tra le mura di Tropicana Field per andare dall'altra parte degli States, nella sua California (Longoria è nato e cresciuto a Long Beach), per indossare la casacca dei San Francisco Giants.

 

La voce di un addio di Longoria era nell'aria da tempo, con i Dodgers come primi indiziati per firmare il ragazzo della Southern California, ma l'eccellente 2017 di Justin Turner a protezione della terza base in Chavez Ravine ha dissipato ogni voce di mercato riguardante Longoria, che nel frattempo stava vivendo una delle stagioni più oscure della sua carriera da tre volte All-Star (.261/.313/.424, 20 HR, 86 RBI ed fWAR di 2.5), salvata solo da prestazioni difensive più che convincenti che gli hanno fatto vincere il Golden Glove, primo trofeo personale da sette anni a questa parte, ovvero da dopo il triennio 2008-10 in cui il giovanissimo Evan sorprese il mondo della Major League Baseball con straordinarie prove di forza, tanto da trascinare i Rays, nel suo anno da rookie, al pennant della American League.

 

Appena 32enne, nonostante il suo nome sia da tempo nelle élite del baseball mondiale, Longo si congeda dal pubblico della Florida occidentale portandosi dietro dieci record di franchigia sui diciotto dedicati ai position players, tra cui fuoricampo (261), punti portati a casa (892), doppi (338) e partite giocate (1435).

 

Longoria è attualmente sotto contratto fino al 2023 in cui percepirà $94M, con la possibilità di una club option al termine del 2022 con buyout fissato a $5M. Cifre pesanti per un giocatore che nell'ultimo anno ha dimostrato qualche segnale di declino, ma su cui la dirigenza dei Giants, alla disperata ricerca di un terza base titolare, nutre ancora grandi speranze.

 

Nella trade sono andati a Tampa Bay quattro giocatori, i più significativi dei quali il 33enne esterno Denard Span, nativo proprio di Tampa, e Christian Arroyo, prospetto #1 dell'organizzazione secondo MLB.com, capace di giocare sia interbase che in terza e dotato di un eccezionale contatto, tanto che nel breve stint in Major League quest'anno ha potuto togliersi una soddisfazione battendo la prima valida della propria carriera contro Clayton Kershaw.

Gli altri due giocatori inseriti nello scambio sono i lanciatori, rispettivamente mancino e destrorso, Matt Krook e Stephen Woods.

 

Sarà Evan Longoria il nome giusto per riportare in alto la squadra campione del mondo tre volte negli ultimi otto anni oppure la perdita di un prospetto come Arroyo peserà sull'economia dei nero-arancio? Ai posteri l'ardua sentenza.

Foto: riveraveblues.com

 

Le ultime ore diagosto sono state a dir poco concitate. Dopo che gli Angels hanno rimischiato le carte con due acquisti, gli 'Stros hanno compiuto una promessa che da tempo non era stata soddisfatta: trovare un partente di alta qualità. A quindici minuti dal cambio del mese nel calendario, Houston ha finalmente trovato il tassello mancante.

L'acquisto di Justin Verlander da parte degli Houston Astros ha sconvolto la MLB, ma non troppo. Le voci erano già diffuse da tempo, anche se concretamente non si era sentito nulla fino a poche ore dalla fine. In cambio i texani hanno ceduto ai Tigers i prospetti Franklin Perez (lanciatore), Daz Cameron (esterno) e Jake Rogers (ricevitore). I leader della AL West potranno vantare il duo Verlander-Keuchel per il resto della stagione e anche nelle prossime due stagioni. Il 34enne ha un'ERA di 2.31 con 84 strikeouts nelle ultime 74 riprese. Tra i prospetti va tenuto d'occhio il 19enne Perez che tra Class e doppio A ha un'ERA di 3.02, Cameron ha 14 fuoricampo e 32 basi rubate in questa stagione dopo un 2016 in sordina e Rogers è, secondo gli scout, uno dei ricevitori difensivi più promettenti fra i Minors. Quest'anno ha battuto anche 18 home runs

Oltre al colpo "Verlander-Astros" l'ultimo giorno di mercato d'agosto ha riservato tanti grandi colpi, specie in casa Angels, che hanno deciso di rinforzarsi in vista del rush finale e la lotta per la wild card. Ad Anaheim sono arrivati Justin Upton, Brandon Phillips e Cameron Maybin in cambio di Tony Sanchez (andato ad Atlanta) e Grayson Long (a Detroit), mentre per Maybin Houston ha liberato solo i $1.5M del salario. Il grande colpo Upton, a meno di opt-out, guadagnerà $88.5M nei prossimi 4 anni dalla dirigenza Angels.

Altri arrivi nella lotta per wild card in American League sono quelli di Miguel Gonzalez ai Rangers in cambio di Ti'Quan Forbes (con conseguente DFA di Anthony #Bass) e Mike Leake + $17M passati da St. Louis ai Mariners in cambio di Rayder Ascanio e $53M garantiti sul contratto del pitcher californiano. Colpi minori in National League, dove l'unico sussulto è rappresentato dall'arrivo di Leonys Martin + cash ai Cubs dai Mariners in cambio di un PTBNL (player to be named later) o soldi.

Yonder Alonso (a sx) in divisa A's con il suo nuovo compagno di squadra Francisco Lindor (al centro) ed il suo ex compagno Robinson Cano durante l'All-Star game 2017. Foto marinersblog.mlblogs.com

Nel giorno della presentazione di Carlos Santana come nuovo membro dei Philadelphia Phillies, i Cleveland Indians tappano definitivamente il buco in prima base. Il prescelto a sostituire l’unico prima base in MLB (assieme a Rizzo, Votto, Goldschmidt e Abreu) a vantare almeno 100 fuoricampo e 100 doppi dal 2014 è Yonder Alonso, cubano classe ‘87, reduce da una stagione trascorsa tra Oakland e Seattle.

Come riportato da Bob Nightengale di “USA Today”, il nuovo prima base Indians totalizzerà 16 milioni di dollari in due stagioni mentre Ken Rosenthal di “The Athletic” aggiunge ai rumors contrattuali anche una vesting option da altri 8 milioni di dollari per un eventuale 2019.

Prima base con estemporanee presenze in terza ed esterno sinistro nel corso della sua carriera, Alonso, ex primo giro dei Cincinnati Reds, deve il suo valore contrattuale alla cosiddetta “fly-ball revolution” (ovvero la pratica di cambiare completamente lo swing specialmente sui lanci bassi per produrre più volate), di cui nella passata stagione è stato uno dei più famosi membri.

Tra il 2010 ed il 2016, infatti, Alonso è stato un normale battitore con poca o nulla potenza nella sua mazza. In 2343 apparizioni al piatto in Major League, Alonso ha battuto .269/.334/.387 con appena 39 fuoricampo e 127 doppi dimostrando però anche una spiccata attenzione alla zona di strike con appena il 14.4% di strikeout subiti ed una percentuale di basi su ball del 8.9.

In questi anni ha colpito più groundballs (45.3%) che flyballs (32.6%) ma lo scorso anno il trend si è invertito con Alonso capace di tagliare le rimbalzanti del 12% a tutto vantaggio delle flyballs proprio grazie al nuovo approccio al piatto.

Il risultato è stato prodigioso: in 521 apparizioni al piatto, Alonso ha colpito 28 fuoricampo, segnato 72 punti e spinto a casa ben 67 punti. Pur subendo il doppio di strikeouts rispetto al 2015 e 9 punti percentuali in più rispetto al 2016, Alonso ha mantenuto alta la sua onbase% con un buon .365 mentre anche media battuta (.266) e slugging percentage (.501) schizzavano a nord.

Alonso, che ha trascorso gran parte della stagione ad Oakland, ha poi subito uno slump una volta trasferitosi a Seattle proprio quando i lanciatori avversari hanno cominciato a correggere le proprie traiettorie.

La firma di Alonso è per gli Indians comunque un grosso rischio dato che non ci sono certezze sul fatto che il giocatore possa ripetere una stagione da All-Star come quella giocata ad Oakland e visto il track record recente (il campione statistico tra 2010 e 2016 resta comunque abbastanza solido) ci sono più possibilità che il giocatore possa tornare a produrre sul replacement level piuttosto che continuare a battere a livelli decisamente produttivi.

Inoltre, rispetto agli ultimi anni le sue qualità difensive sono peggiorate (6 errori in più in prima base rispetto al 2016, 7 in più rispetto al 2015) ed il fatto di essere sostanzialmente un platoon player (530 at bat in carriera contro i mancini con .234/.303/.349 con appena 80 apparizioni al piatto nel solo 2017) non aiutano l’investimento degli Indians che adesso aggiungono un altro mancino ad un roster che già può contare su Brantley, Chisenhall, Zimmer, Kipnis (ora sì sempre più fuori dagli schemi della tribù), Tyler Naquin e gli ambidestri Lindor, Ramirez ed Almonte.

Per questo motivo non è da escludere (anche se in squadra vi sono attualmente tre destri out of options come Urshela, Gonzalez e Refsnyder) di vedere gli Indians continuare a cercare una mazza destra oltre ad un braccio da poter inserire nel bullpen per rimpiazzare le perdite di Bryan Shaw e Joe Smith.

Ryon Healy durante un turno in battuta con gli A's. Adesso è un nuovo giocatore dei Mariners. Foto AP Photo

La prima “major transaction” dell’offseason non è arrivata via free agency bensì via trade, e non è un caso che tra i GM coinvolti si trovi il nome di Jerry Dipoto, un dirigente che non dorme mai soprattutto se nell’aria fiuta una possibilità di scambio. Nella notte è stato reso noto infatti che le rivali divisionali Oakland Athletics e Seattle Mariners hanno concluso uno scambio di mercato che vede il 25enne (ed ex top prospects A’s) Ryon Healy cambiare casacca e passare dalla soleggiata Oakland alla piovosa Seattle in cambio del rilievo 27enne Emilio Pagan e del prospetto 17enne Alexandre Campos, firmato dai Mariners nel luglio 2016 con un bonus di quasi 600 mila dollari.

Healy, ex terza base ed attualmente prima base da 11 errori difensivi nel 2017, lascia gli A’s dopo aver colpito 38 fuoricampo in 888 apparizioni al piatto tra 2016 e 2017. Nella stagione appena conclusa il battitore destrorso, che ha mostrato una certa predisposizione nell’annientare i lanciatori mancini (.314/.347/.526, 7 HR in 144 PA), ha giocato quasi tutte le partite in programma (149 contro le standard 162) battendo un totale di 25 fuoricampo e 78 RBI con una tripla linea di .271/.302/.451.

Da questi numeri si può evincere una buona capacità di contatto ma una disciplina al piatto sicuramente da migliorare. Infatti Healy ha collezionato appena 23 basi su ball (pari al 3.8%) contro 142 strikeouts (23.5%) in 605 apparizioni al piatto stagionali. Numeri che non migliorano anche quando si vanno a guardare i suoi platoon splits, con Healy che in questa stagione è andato strikeout contro i mancini per il 20.8% delle volte contro appena il 4.9% di basi su ball guadagnate.

I Mariners prevedono di utilizzare Healy soprattutto in prima base, andando dunque a coprire in questo modo il buco presente nel lineup della squadra di Seattle e con Dan Vogelbach che a questo punto potrebbe iniziare la stagione in triplo A avendo ancora una opzione di minor league.

Per gli A’s si tratta invece di una trade molto favorevole perché con Matt Chapman sempre più saldo in terza base e Matt Olson in prima coadiuvato dagli utility Chad Pinder e Mark Canha, nel lineup di Melvin non c’era più posto per Healy, considerando soprattutto che da quest’anno nelle intenzioni del front office di Oakland c’è la volontà di spostare Khris Davis nello slot del battitore designato.

Rinunciando ad Healy, nell’attesa del recupero di Bobby Wahl dalla Tommy John surgery, gli A’s aggiungono un altro tassello fondamentale nel bullpen. Emilio Pagan vanta delle periferiche strabilianti come una K/9 di 10.01 ed una BB/9 di 1.43 nel suo rookie season, terminato con un record di 2-3 ed una ERA di 3.22 (FIP di 3.28) in 50.1IP come setup man con 7 strikeouts per una base su ball.

Tuttavia, il rilievo che può vantare una fastball tra le 94 e 95mph, ha dimostrato una accentuata propensione nel subire fuoricampo come dimostra il tasso di fuoricampo per nove innings pari a 1.25 ed un home run to fly ball ratio del 9.5%.

Questo suo essere extreme flyball pitcher (il 57% delle palle battute sono flyball) potrebbe però essere quasi considerato come un vantaggio nell’ampio e spazioso Coliseum di Oakland, dove però la situazione nell’outfield è ancora da definire.

Il vantaggio per gli A’s è però che Pagan ha ancora due opzioni di minor league e che sarà possesso dell’organizzazione per altre sei stagioni con tre delle quali al minimo di stipendio. Con due opzioni, inoltre, gli A’s potrebbero anche spedirlo nelle minors per aiutare la sua crescita o se ci sarà bisogno di un posto in più nel 25-man roster.

Per quanto riguarda Alexandre Campos gli scouting reports sono incoraggianti. Nel suo primo anno da professionista, nella Dominican Summer League, il 17enne venezuelano ha giocato 59 partite con i suoi Mariners battendo .290/.413/.367 con più basi su ball (41) che strikeouts (39) trascorrendo la maggior parte delle opportunità difensive giocando come interbase, ruolo in cui ha messo in mostra eccellente velocità e riflessi.

Francisco Liriano lascia i Blue Jays. Foto globalnews.ca

È stata una trade deadline strana quella appena trascorsa. A parte gli affari Sonny Grey tra Yankees ed Athletics e Yu Darvish tra Dodgers e Rangers, non ci sono stati molti altri botti. I Tigers hanno mantenuto Verlander, Kinsler e Justin Upton capitalizzando poco sulle cessioni di J. D. Martinez, Justin Wilson ed Alex Avila, i Padres hanno preferito trattenere una potenziale miniera d’oro come Brad Hand e Zach Britton, tanto chiacchierato ad un’ora dalla deadline, è alla fine rimasto a casa con Indians ed Astros su tutte che non sembrano essersi rafforzati appieno nell’ultima giornata di mercato utile per acquistare i non-waivers e fare un salto di qualità.

Gli Astros, appunto, si sono fermati soltanto ad un acquisto, una mossa bizzarra ma sicuramente calcolata a fondo nello studio del GM Jeff Luhnow. La squadra texana ha acquistato infatti il veterano mancino dei Toronto Blue Jays Francisco Liriano poche ore prima di inserire ufficialmente il partente Lance McCullers nella 10-day DL.

Attenzione però: negli schemi degli Houston Astros Liriano non dovrebbe far parte della rotazione ma dovrebbe servire per dare man forte a Tony Sipp nel bullpen contro i mancini. Il 33enne dominicano di San Cristobal vanta un record di 6-5 ed una ERA di 5.88 in 18 partenze quest’anno per i Blue Jays ma ha mantenuto la sua velocità intatta ed anche un buon tasso di strikeout pari a 8.1 per nove riprese. Contro i mancini inoltre l’ex Twins e Pirates vanta quest’anno una linea di .230/.254/.361 con sole cinque valide da basi extra (2 doppi, un triplo, un fuoricampo) subiti su 63 occasioni. Sempre contro i mancini il lanciatore vanta inoltre buone periferiche come 17 strikeouts contro una base su ball. Sulla carta sembra una buona mossa per gli Astros ma tutto starà nel vedere come il giocatore si comporterà nel nuovo ruolo.

Per ottenere Liriano gli Astros hanno spedito a Toronto l’esterno giapponese Norichika Aoki (35 anni e possessore di una tripla linea di .272/.323/.371 con 2 fuoricampo in 224 apparizioni al piatto per gli Astros) ed il giovane esterno dominicano Teoscar Hernandez controllabile fino al 2023 ed a lungo tra i migliori 10 prospetti dell’organizzazione di Houston.
I Toronto Blue Jays però non si sono limitati a cedere Francisco Liriano. Poche ore dopo un altro lanciatore ha lasciato la città canadese. Si tratta di Joe Smith, rilievo 33enne ceduto ai Cleveland Indians. Per Smith si tratta di un ritorno fortemente voluto (il lanciatore ha già giocato per 5 stagioni negli Indians prima di firmare per gli Angels da free agent nella offseason 2013-2014) e auspicato già in inverno per stare più vicino a casa (lui è di Cincinnati) e seguire meglio la madre, alle prese con il morbo di Huntington. Smith, che tornato dall’infortunio quest’anno sta vivendo davvero una stagione fortunata con K/9 di 12.87, BB/9 di 2.52, pochi fuoricampo ed un importante tasso di groundballs per una FIP di 2.31 che va a migliorare nettamente la ERA di 3.28. Con Smith gli Indians vanno a puntellare un bullpen che vede in Nick Goody, Zach McAllister, Bryan Shaw e soprattutto Andrew Miller e Cody Allen gli elementi migliori.

Per riportare a casa il giocatore, i dirigenti degli Indians hanno dovuto cedere il lanciatore 23enne Thomas Pannone (selezionato dagli Indians al nono giro 2013) e l’interno Samad Taylor. Pannone può vantare una fastball che si stabilizza sulle 92-93mph con punta massima di 94mph ma può contare su una curva considerata dagli scouts già come arma micidiale. Convertito da esterno a lanciatore, Pannone – che quest’anno ha iniziato in classe A+ prima di trasferirsi in AA (dove dopo 14 partenze vanta una ERA di 2.62 e periferiche interessanti) – ha fatto parlare di sé per aver portato avanti una striscia di poco oltre 50 innings consecutivi senza subire punti tra classe A+ e classe AA. Samad Taylor, 19 anni, è stato scelto al draft dello scorso anno alla 10ma chiamata. L’interno sta attualmente facendo bene con Mahoning Valley (short season A) ma non viene considerato più che un potenziale utility.

Anche i Diamondbacks sono stati tra i protagonisti della giornata. La franchigia dell’Arizona ha acquistato due giocatori provenienti dalla American League West: Adam Rosales dagli A’s ed il rilievo David Hernandez dai Los Angeles Angels.

La prima tuttavia è una trade che a Phoenix avrebbero preferito non fare ma che si è resa necessaria a causa delle sciagure che hanno colpito i Dbacks nelle ultime ore: dopo l’infortunio occorso a Chris Owings costretto alla 60-day DL, ieri mattina il giovane interno Ketel Marte ha perso la madre a causa di un incidente stradale ed ha lasciato la squadra per unirsi per tre giorni alla famiglia. Rimasti scoperti, i Dbacks si sono visti costretti a cercare sul mercato un interno capace di coprire il vuoto nel middle infield ed Adam Rosales risponde all’identikit giusto. 34 anni, il nativo di Chicago è alla sua decima stagione in MLB trascorsa sempre da backup e utilizzato su più ruoli. Oltre ad aver coperto i tre sacchetti dell’infield, Rosales infatti ha visto tempo anche nell’outfield sia a sinistra che destra e rappresenta dunque una buona alternativa per Torey Lovullo nonostante la mazza non sia particolarmente apprezzabile (.228/.295/.364 in carriera). In cambio di Rosales agli A’s va il giovane lanciatore Jeferson Mejia, protagonista di una K/9 di 10.9 (ma anche di una BB/9 di 7.8) quest’anno tra A- e A.

Quello di Hernandez invece è un arrivo che serve a rafforzare un bullpen che si è trovato a contare molto sull’inesperto Jake Barrett oltre ad Archie Bradley e Jorge De La Rosa. Il 32enne ex Phillies, free agent al termine della stagione ed acquistato in aprile dagli Halos per un PTBNL e cash consideration, sta attualmente avendo una sorprendente stagione con career highs in ERA (2.23), FIP (1.83), e WHIP (1.018) oltre che in K/BB ratio (4.63). In 38 uscite e 36.1IP il rilievo ha inoltre collezionato la bellezza di 37 strikeouts contro una base su ball e complice gli infortuni che hanno colpito anche il bullpen Angels è stato utilizzato spesso come backup del closer (inventato) Bud Norris. In cambio di Hernandez gli Angels ricevono Luis Madero, 20enne venezuelano utilizzato come partente tra rookie level e short season A. In 9 partenze Madero può vantare una ERA di 5.69 ma con ottime periferiche come un K/BB ratio di 4.09.
La giornata di firme “minori” chiude con il quarantenne Joaquin Benoit che passa dai Phillies a Pirates (in cambio del lanciatore 20enne Seth McGarry, ERA di 1.34 in 40.1IP spesi in classe A+) sostanzialmente per cucire lo strappo causato con la partenza di Tony Watson, e Jeremy Jeffress dai Rangers torna ai Brewers esattamente 364 giorni dopo la trade che lo portò dal Wisconsin al Texas assieme a Lucroy (ceduto il giorno prima ai Colorado Rockies). Jeffress, che da quando ha lasciato i Brewers ha avuto problemi sia in campo che fuori e non ha mai risposto alle aspettative, proverà ora a rilanciare la sua carriera nella organizzazione che lo ha selezionato al primo giro del draft 2006, cresciuto e lanciato. Sotto controllo fino alla fine del 2019, nelle sue quattro stagioni in carriera a Milwaukee (2010, 2014-2016) Jeffress vanta una ERA di 2.38 in 151.1IP e 27 salvezze. Ai Rangers arriva il 25enne Tayler Scott, rilievo destrorso ancora fermo in AA e con grossi problemi di controllo.

C’è spazio anche per una ultima trade con Tim Beckham (ex prima scelta assoluta del draft 2008) che passa dai Tampa Bay Rays ai Baltimore Orioles come interbase supplente in cambio del 18enne lanciatore destrorso Tobias Myers. Beckham, che sarà sotto controllo per ancora quattro stagioni, non ha mai giocato come titolare e vanta in carriera una linea di .247/.299/.421 con 26 fuoricampo.

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