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Dai Cubs ai Cardinals. Dexter Fowler cambia casacca e dopo esser diventato free agent decide di accettare la proposta degli acerrimi rivali divisionali degli orsetti, dando il suo consenso ad un contratto su base quinquennale che prevede per il giocatore un salario di 82 milioni di dollari. L'accordo comprende anche una completa no-trade clause.

Con .276/.393/.447, 13 fuoricampo, una wRC+ di 129 (il che significa che la produzione offensiva del giocatore è stata del 29% superiore a quella della media stagionale) e 4.7 punti di wins above replacement insieme alla sua migliore stagione difensiva di sempre nell’esterno centro, Fowler è stato un elemento prezioso nel successo dei Chicago Cubs che non vincevano una World Series dalla edizione del 1908.

All’età di 30 anni (31 da compiere il prossimo 22 marzo), Fowler ha inoltre avuto la migliore stagione della sua carriera anche per quanto riguarda la OBP e la seconda migliore per slugging percentage, che risulta essere di soli 23 punti in meno del 2012 quando però si trovava nei Rockies e quindi in un ambiente completamente diverso.

Con la firma di Fowler, i Cardinals certamente non arrivano al livello dei Cubs (che comandano ancora e di molto per quanto riguarda rotazione e bullpen) ma migliorano sensibilmente la qualità della squadra e del lineup, aggiungendo maggiore velocità e dinamicità alle strategie di Matheny, correggendo uno dei pochi punti deboli della squadra (lo scorso anno Dexter Fowler ha rubato 13 basi per i Cubs. I Cardinals hanno chiusi penultimi in MLB con 35 rubate).

Inoltre l’arrivo di Fowler toglierà contribuirà a togliere maggiore stress da Piscotty e Grichuk che giocheranno ai lati di Dex senza doversi preoccupare del peso dell’esterno centro.

Nella sua carriera a Busch Stadium Fowler batte .282/.369/.489 con 6 fuoricampo in 150 apparizioni al piatto.

Le strade di Fowler e dei Cubs torneranno ad incontrarsi quando, il 2 aprile 2017, i Cubs campioni del mondo faranno visita ai Cardinals nell’Opening Night della MLB.  

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Oggi otto dicembre termina il Winter Meetings di National Harbor e da questi incontri tra GM’s, giocatori ed agenti già sono arrivate molte sorprese. Sale e Thornburg sono passati ai Boston Red Sox garantendo a Chicago White Sox e Milwaukee Brewers importanti (ed imponenti) ritorni in termini di prospetti; Wade Davis ha lasciato i Royals per vestire la divisa dei campioni del mondo dei Chicago Cubs con lo slugger Jorge Soler che invece è costretto a fare il cammino inverso; Ian Desmond passa agli ambiziosi Rockies con un contratto quinquennale da 5 anni a 70 milioni per giocare prima base; gli Yankees son riusciti a riprendersi Chapman mentre anche i Giants hanno finalmente un closer in Mark Melancon ed i rivali Dodgers, che son riusciti a trattenere Rich Hill, tentano in tutti i modi di chiudere la telenovela Jansen (indirizzato verso Miami) per potersi dedicare a trattenere l’interno Justin Turner.

Mentre i pochi pezzi da novanta rimasti sul mercato aspettano il momento propizio per incassare più denaro, a colorarsi di giallo è il mercato relativo agli sluggers ed in particolare a quei giocatori che ricoprono il ruolo di prima base e/o battitore designato.

I grandi club hanno preferito fiondarsi su “short term solutions” rappresentati da veterani affidabili e poco costosi come Beltran, Holliday, Steve Pearce & Kendrys Morales ed infine Mitch Moreland, finiti rispettivamente ad Astros, Yankees, Blue Jays e Boston Red Sox i quali – dopo aver aggiunto Chris Sale a monte ingaggi e con almeno sei arbitrati dispendiosi da affrontare a breve – sembrano aver chiuso il momento delle grosse spese per evitare di incappare in una abbondante luxury tax.

Queste quattro squadre sembravano le principali indiziate per assicurarsi i servigi dello slugger ex Blue Jays Edwin Encarnacion (il quale ha rifiutato la QO da 17.2 milioni di dollari proposta dalla franchigia canadese per diventare free agent e cercare un lucrativo contratto multi year superiore ai 100 milioni di dollari), ma con l’evolversi degli eventi i Blue Jays non hanno più interesse a rispondere alle esose richieste del battitore protagonista di 193 fuoricampo nelle ultime cinque annate con la squadra canadese.
Per Encarnacion la situazione adesso rischia di farsi complessa: dopo aver rifiutato una proposta da 80 milioni per 4 anni dalla sua ex squadra all’alba della offseason, e fuori dalla contesa le squadre con la maggiore capacità economica, si vede ora fronteggiare la concorrenza del “rivale” Mark Trumbo, reduce dalla migliore stagione della sua carriera a Baltimore dopo aver battuto .256/.316/.533, 108 RBI e 47 fuoricampo, il massimo registrato in MLB per la stagione 2016, con poche squadre interessate ed ancora meno intenzionate a soddisfare le sue richieste, tanto che l’autorevole Jeff Passan di Yahoo! Sports riporta che al momento le offerte pervenute a Paul Kinzer (agente del giocatore) non arrivano neanche ai 60 milioni per tre anni, che già sarebbe una offerta sgradita all’entourage del giocatore.

A contendersi le due mazze destre infatti sarebbero, secondo rumors, Baltimore Orioles, Cleveland Indians, Toronto Blue Jays (che avrebbero lasciato una porticina aperta) e Texas Rangers (i quali tuttavia si chiamano fuori. È stato proprio il GM Jon Daniels a far capire chiaramente che i texani non hanno la disponibilità economica: “Non so come altro dirlo”, ha affermato il GM), mentre necessitano di un prima base destro anche i Miami Marlins, che dopo aver perso Chapman sono impegnati tout court a far la corte ad Kanley Jansen.

Mentre i Rangers hanno appena firmato l’esterno centro Carlos Gomez con un contratto annuale e grazie alla firma di Desmond con i Rockies non devono preoccuparsi della perdita di una scelta al draft prevista dalla firma di uno tra Encarnacion (il più seguito) e Trumbo necessaria a colmare l’enorme vuoto in prima base, gli Orioles sembrano gli unici ad avere la possibilità economica per arrivare a firmare uno dei due ma, nelle ultime ore, anche l’organizzazione del Maryland, così come gli Indians in particolare, sta sondando il terreno per free agent “minori” come Mike Napoli e soprattutto Chris Carter, sluggers capaci di non far mancare fuoricampo e ad un costo decisamente minore.

Questo perché Mark Trumbo, più economico rispetto ad Encarnacion e sulla carta meno forte del dominicano, non ha abbassato la richiesta di 80 milioni di dollari per quattro anni effettuata a Dan Duquette, interessato inizialmente ad offrire al giocatore tra i 52 ed i 55 milioni di dollari per lo stesso lasso di tempo.

Gli Orioles inoltre hanno la necessità di fiondarsi solamente su un profilo da DH, meglio se short term (vista la presenza del giovane futuro DH Trey Mancini) e con potenza sia perché la prima base è occupata dall’ottimo difensore Chris Davis, sia perché l’impianto di Camden Yards è decisamente favorevole ai power hitters.

 

Nonostante la firma di Desmond, i Rockies non si tolgono dal mercato per Mark Trumbo. La squadra di Denver non sembra aver voglia di sistemare il pitching staff ed appare intenzionata a perfezionare ancora l’attacco. Jeff Bridich ha fatto capire che l’organizzazione ha ancora soldi da investire e che arrivando a Trumbo si potrebbe spostare Desmond nell’esterno e scambiare uno tra Blackmon e Carlos Gonzalez a squadre in cerca di potenza nell’outfield oppure in prima base. In questo modo i Rockies otterrebbero spazio nel roster, oppure potrebbero arrivare proprio ad almeno un partente, considerato che la rotazione è il neo principale del team diretto da Bud Black.

Gli Indians, che come molte squadra hanno parlato anche con Trumbo, invece sono più orientati verso Encarnacion ma sarebbero pronti ad investire sul giocatore dominicano solamente in caso di accordo “à la Céspedes”, ossia con un contratto triennale comprendente 20+ milioni di dollari in media a stagione ed una player option dopo il primo anno, cosa che per il momento l’ex Blue Jays non sarebbe intenzionato a prendere in considerazione.

Nonostante il tesoretto messo su grazie ai proventi della offseason e la capacità di spesa aumentata grazie all’ingresso in società di un facoltoso socio di minoranza, la tribù non è esattamente l’organizzazione interessata a spendere molto sul mercato e consegnare multi years deal a giocatori oltre i trent’anni come Encarnacion. Inoltre, non è neanche il tipo di squadra che può permettersi di rinunciare volentieri ad una pick al draft, anche se grazie al buon numero di prospetti di qualità presenti nell’organizzazione questo è un problema di poco conto.

Ancora vivo è il ricordo di quanto successo con Nick Swisher e Michael Bourn nella offseason 2011-2012 che gli Indians hanno firmato con contratti di 4 anni e nonostante la draft pick compensation. I due giocatori sono poi stati ceduti due stagioni e mezza dopo la firma e da quest’anno non sono più a libro paga della società dell’Ohio, obbligata a pagare il prezzo del fallimento fino alla scorsa stagione.

Per questo nel front office di Cleveland si stanno facendo molte valutazioni. Naufragata almeno per il momento l’ipotesi Napoli (che a 35 anni chiede un contratto di 3 anni), necessitando di un DH destro gli Indians monitorano come gli Orioles in particolare l’ex Astros e Brewers Chris Carter, reduce da 41 fuoricampo colpiti con la divisa dei Brewers, il quale sembra al momento essere il piano B di Antonetti e Chernoff.

Il sogno resta Encarnacion ma gli Indians, così come Orioles e Blue Jays, vogliono vederci chiaro. Non vogliono rischiare di pagare soprattutto la produzione degli anni passati al posto di quella futura e con Encarnacion ormai prossimo ai 34 anni temono di firmarlo proprio nel pieno del suo declino. Timore, questo, giustificato dall’aumento di 4 punti nella percentuale di strikeouts rispetto al 2015 (15.7% vs 19.7% del 2016), la perdita di 28 punti nella slugging percentage, di 14 punti nella ISO, l’incremento del numero di rimbalzanti battute contro la diminuzione delle volate.

Inoltre l’affidabile agenzia di proiezioni Steamer vede Encarnacion proseguire nella perdita di produzione con media battuta e arrivi in base che per il 2017 dovrebbero scendere di sei punti rispetto a quelle conclusive del 2016, ed una slugging percentage prevista sotto .500 e che si attesterebbe su .494.

Ma nonostante i campanelli d’allarme previsti da steamer, le proiezioni di Encarnacion restano di molto più confortanti rispetto a quelle di Trumbo e soprattutto di quelle per Napoli e Carter.

Ma sembra chiaro che, visto l’evolversi del mercato, e considerata la tendenza di Rangers, Indians, Orioles e Rockies a prendere in considerazione soprattutto battitori meno dispendiosi come Carter, Reynolds, Colabello o mancini come Moss, Lind e Saunders (che tuttavia sembrano destinati a restare senza contratto ancora fino a nuovo anno), il valore dei due principali slugger sembra scendere di giorno in giorno proprio perché la situazione per una volta sembra essere in mano alle squadre e non all’agente del giocatore che, tuttavia, ostenta sicurezza: “Non è soltanto il miglior giocatore nel suo ruolo tra quelli attualmente senza contratto, lui è anche uno dei migliori in tutto il baseball. Lui ed io siamo pazienti, è ok e troveremo un accordo soddisfacente”.

Ma a lottare per il più ambito Encarnacion sono ora solamente tre squadre (anche se gli Orioles, come i Rockies, propenderebbero maggiormente per Trumbo) poco intenzionate a commettere spese folli per un 34enne che giocherà prevalentemente DH e con l’usato garantito Napoli e Carter pronti a costringere al ribasso le richieste di Encarnacion e Trumbo. Arrivati a questo punto ai due slugger non sembra prudente perdere altro tempo.

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“Qualsiasi giocatore sogna di essere uno Yankee, e se non lo fanno è perché non hanno mai avuto la possibilità di diventarlo”. Parole e musica di Aroldis Chapman, tornato nel Bronx dopo essere passato a luglio a Chicago in cambio dei prospetti McKinney, Gleyber Torres, Crawford e del pitcher Adam Warren.

Il desiderio di tornare a vestire la pinstripes è stato talmente forte che il closer da 100 miglia oraria ha accettato di ridursi il cachet, rinunciare ai sei anni richiesti e rifiutare la proposta dei Marlins che oltre ad offrire più soldi, permetteva all’ex Cincinnati Reds di restare più vicino alla propria famiglia (residente, appunto, in Florida).

A guidare Chapman, oltre che l’amore per i colori Yankees, è stata anche la riconoscenza. Dopo il caso di violenza domestica dello scorso anno, e la conseguente squalifica di 30 partite di Major League, poche squadre guardavano al giocatore cubano con interesse. Gli Yanks, lo hanno firmato, protetto attirando maggiori antipatie, e rilanciato il suo valore permettendo al giocatore di risultare fondamentale nella World Series vinta dai Cubs contro gli Indians, e beneficiando dall’accordo con i Cubs rafforzando il farm system.

“Amo questa organizzazione”, afferma Chapman. “Mi hanno accolto con le braccia aperte, ed è per questo che ho deciso di ritornare. Speravo di avere una possibilità di tornare a New York ed è successo”.

Chapman, che chiedeva un contratto da sei anni ad oltre 90 milioni, si è accontantato della proposta di Cashman di 5 anni a 86 milioni di dollari con una full no-trade clause per i primi tre anni. Ciò significa che il giocatore non potrà essere scambiato senza il suo consenso, soprattutto per una squadra della costa occidentale.

“Non voglio andare tanto lontano”, afferma Chapman. “Ho avuto l’opportunità di restare vicino casa firmando con i Marlins ma ho preferito tendere verso New York. Il bronx mi piace di più”.

Nel contratto di Chapman inoltre è prevista anche la possibilità per il giocatore di recedere dopo il terzo anno di contratto e tornare quindi free agent quando il lanciatore avrà 32 anni.

Oltre ad aver vinto la World Series con i Cubs risultando decisivo soprattutto nella rimonta della squadra di Maddon, tra New York e Chicago la regular season di Chapman ha visto il cubano chiudere con 36 salvezze, un record di 4-1, una ERA di 1.55, FIP di 1.42 e 2.7 punti di WAR secondo le stime di FanGraphs, con drastici miglioramenti nel controllo dei lanci e nel numero di fuoricampo subiti mentre oltre ad aver mantenuto praticamente intatta la velocità della sua fastball, è stato anche capace di produrre più groundballs.

Chapman è esattamente ciò che serviva nel bullpen degli Yankees e permetterà a Betances di tirare maggiormente il fiato, aiutato anche da Tyler Clippard.  

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Colpo di scena da National Harbor, sede del Winter Meetings della Major League Baseball.

No, non riguarda Chapman o Jansen, oppure Encarnacion o Trumbo che risultano al momento ancora liberi.

Ian Desmond, dopo aver rifiutato la qualifying offer dei Texas Rangers, si è accasato con i Colorado Rockies (che perdono l’11°esima scelta al draft) accettando un contratto quinquennale da 70 milioni di dollari che prevede anche una opzione da 13 milioni di dollari per un eventuale 6° anno.

La parte più bizzarra dell’accordo è che Desmond (.285/.335/.446; 22 fuoricampo nella scorsa stagione), ex interbase convertito con eccellenti risultati ad esterno centro con i Rangers, ha deciso di giocare prima base – ruolo che non ha mai ricoperto in carriera - eliminando così un enorme cratere nel lineup del nuovo arrivato Bud Black al quale, per competere, servirebbe almeno un setup man ed un aiuto in più nella rotazione.

È vero infatti che i Rockies possono vantare un attacco già stratosferico ed ora ancora più forte con Desmond nel lineup, è un dato di fatto però che – anche per colpa dell’aria rarefatta della città del Colorado che non aiuta – il pitching staff non è da anni all’altezza della situazione, relegando la squadra del Colorado perennemente agli ultimi posti della National League non riuscendo a prevenire i punti delle squadre avversarie nonostante una più che buona difesa.

L’arrivo di Desmond a Denver crea però degli interrogativi: i Rockies hanno infatti un interno in più in Gerardo Parra e potrebbero decidere di creare roster spot e risparmiare scambiando uno tra Carlos Gonzalez e l’ambitissimo Charlie Blackmon per arrivare magari proprio ad un partente di qualità necessario per aiutare i Rox a competere con Dodgers e Giants.

Attualmente, il quintetto è composto da Jon Gray, Chad Bettis, Tyler Anderson e Tyler Chatwood profili interessanti reduci da una buona seconda parte di stagione. Il quinto invece dovrebbe essere il giovane Jeff Hoffman il quale ha lanciato appena 31.1 riprese durante la scorsa stagione.

hestonposeyI Seattle Mariners avevano bisogno di aggiungere profondità alla rotazione dopo la partenza di Taijuan Walker. I San Francisco Giants dovevano liberare un posto nel 40-man roster per l'arrivo di Mark Melancon. Chris Heston, bloccato dai tanti partenti presenti nella depth chart dei Giants, aveva bisogno di un cambio di scenario dopo un 2016 decisamente deludente. E' arrivata così, nella notte, la trade che ha portato il pitcher dei Giants nello stato di Washington, in cambio di un giocatore che verrà identificato in un momento successivo. 

Chris Heston, dodicesima scelta dei Giants al draft del 2009, classe 1988, aveva impressionato i tifosi e gli addetti ai lavori nel 2015, quando era arrivato nella rotazione di Bruce Bochy complici gli infortuni di molti partenti e si era subito fatto valere, chiudendo la stagione con un record di 12 vittorie e 11 sconfitte e una ERA di 3.95 (97 ERA+). Tra queste 12 vittorie, una che è entrata nella storia: la no-hitter con 11 strikeout contro i New York Mets del 9 Giugno 2015.

Con l'arrivo di Jeff Samardzija e Johnny Cueto durante la successiva offseason, però, Heston si è ritrovato nel bullpen, e non è riuscito a ripetere i risultati che aveva ottenuto da partente, complice anche una rilevante perdita di velocità sulla fastball (da una media di 89.4 mph a 87.7). Per lui solo quattro partite e una media ERA di 10.80, poi il ritorno nelle minors. Mezza stagione nei Sacramento River Cats con risultati poco soddisfacenti e poi l'infortunio al muscolo obliquo, che di fatto ha terminato la sua stagione.

Ora Heston, che se non fosse intervenuta la trade sarebbe stato probabilmente DFA dai Giants, avrà presumibilmente la possibilità di giocarsi un posto in rotazione con la franchigia della AL West: se riuscirà ad ottenerlo probabilmente dipenderà dalla sua capacità di riprendere la velocità perduta l'anno scorso e lasciarsi alle spalle gli infortuni. Non è un'impresa semplice ma, visto il potenziale mostrato dal lanciatore nel 2015, i Seattle Mariners sono pronti ad assumersi il rischio di un eventuale fallimento. 

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I Chicago White Sox ed i Washington Nationals tornano sotto i riflettori a National Harbor (Maryland) in un altro colpo di scena di questi infiammati Winter Meetings. Dopo la cessione di Chris Sale, i White Sox proseguono la loro operazione di ricostruzione e vendono Adam Eaton ai Nationals in cambio di tre prospetti di alta caratura. L'accordo è stato riportato per primo da Jon Heyman di FanRagsports.com. Si tratta infatti di giovani talenti nella top-10 del vivaio capitolino. I due nomi più altisonanti e familiari sono Lucas Giolito e Reynaldo Lopez, entrambi reclutati durante il 2016 dai capitolini, mentre il terzo giocatore è Dane Dunning, 21enne lanciatore destrorso.

Adam Eaton sarà impiegato come esterno centro e risolve due problemi emersi in questi giorni: il primo riguarda la posizione di Trea Turner, che potrà tornare ad essere interbase, mentre il secondo coinvolge le voci su Andrew McCutchen dei Pirates. L'arrivo di Eaton nella capitale preclude l'acquisto dell'ex MVP da parte dei Nats, pertanto si spiana la strada per le altre squadre interessate a Cutch. Il 2016 di "Spanky" è stato notevole, anche se di primo acchitto le cifre non fanno impazzire. Quattordici fuoricampo, 59 RBIs, 14 basi rubate ed una slash line di .284/.362/.428 è il bilancio finale di una stagione assai deludente per i suoi White Sox. La percentuale di salita in base è migliorata nell'ultima annata, mentre la produzione si è stabilizzata e, visto che Eaton è solitamente un leadoff hitter (primo nel lineup), i numeri sopracitati sono oltre la media. La componente baserunning e difesa sono altri due punti a favore dell'ex Diamondbacks, tanto è vero che le metriche più complesse dimostrano che Eaton è un giocatore valido in tutti gli aspetti del gioco. La WAR, che valuta questi elementi in maniera approssimativa, è di 6.2 ed anche in questo caso parliamo di una cifra oltre la media. Non è il giocatore che trascina il lineup come un McCutchen. Non è un MVP per intenderci, ma le sue qualità da leadoff hitter sono più che promettenti per i Nats.

Nonostante tutta questa sfilza di numeri, non abbiamo ancora risposto alla domanda del perchè hanno ceduto tre talenti così ben visti dagli addetti ai lavori. Ad aumentare il prezzo, difatti, è anche il contratto più che conveniente dell'esterno. Eaton sarà sotto contratto fino almeno il 2019 con un ricavo totale di 18 milioni di dollari. Se le opzioni fossero esercitate, il 28enne resterebbe nella capitale fino al 2021 ed il totale ammonterebbe ad una cifra relativamente irrisoria di 38 milioni di dollari.

I Nationals riescono dunque a piazzare la prima mossa dopo aver mancato i colpi Melancon e Sale. Il prezzo è molto simile a quello che i capitolini avrebbero dato per Sale. Rispetto all'offerta per il Condor, i Nationals hanno solamente omesso il 19enne Victor Robles, che attualmente è tornato nello stato di intoccabile. Il trio Giolito-Lopez-Dunning sbarcherà nella Windy City assieme a Moncada, Kopech, Basabe e Victor Diaz, giunti nella trade con i Red Sox.

Lucas Giolito è valutato come il terzo prospetto della MLB in vista del 2017. Il suo primo assaggio dei Bigs non è stato dei migliori. In 6 apparizioni (4 partenze) ha concesso 16 punti, 7 home runs e ben 12 basi su ball. A causa della Tommy John surgery di qualche anno fa e qualche difficoltà nel suo sviluppo, i Nationals hanno preferito mantenere il 22enne nei Minors nel finale di 2016. La sua partenza segna la fine di un rapporto contrastante tra il giocatore e la franchigia e rappresenta un cambio di scenario che potrebbe fare molto bene al giovane destrorso, il quale avrà modo di lavorare assieme a Don Cooper, uno dei pitching coach più apprezzati in circolazione.

Nel suo cameo in MLB è stato più convincente Reynaldo Lopez. Il dominicano ha chiuso con un bilancio di 5-3 ed un'ERA di 4.91 in 11 apparizioni (6 partenze). Come Giolito, il 22enne è dotato di una fastball molto potente che in futuro avrà un impatto sugli avversari. Non è ancora chiaro se la sua stagione 2017 inizierà nei Minors o in MLB, ma di sicuro darà un contributo ai ChiSox dell'anno prossimo.

L'ultima pedina dello scambio è il 21enne Dane Dunning, il quale è reduce da una stagione in Class A che lo ha visto lanciare in sette occasioni. Selezionato nel primo round dai Nats quest'anno, Dunning era già stato monitorato dai White Sox al momento del Draft, ma i Nationals anticiparono la dirigenza dell'Illinois. Il ragazzo potrà lavorare sulla sua incoraggiante fastball e sul suo buon cambio nell'organizzazione dei White Sox

In poco più di 24 ore, i White Sox hanno ottenuto tre lanciatori promettenti (Giolito, Lopez, Kopech) che potrebbero dire la loro in futuro all'interno della rotazione e potrebbero aver acquistato un fuoriclasse in Yoan Moncada. Peraltro, prima del 2016 Giolito e Moncada erano rispettivamente prospetto numero 1 e numero 2 della MLB. Le previsioni degli esperti non sono sempre azzeccate perchè le varianti sono tante, ma i White Sox lasciano National Harbor con i due talenti più interessanti della MLB al momento. Non male per il GM Rick Hahn che a quanto pare sembra ancora al lavoro per altri trasferimenti (Quintana, Frazier e Robertson sono stati nominati dalle voci di corridoio).

Il lavoro del GM Mike Rizzo in casa Nationals non finisce comunque qui, poichè manca ancora il closer. La ricerca non si fermerà a Jansen e Chapman e potrebbe estendersi a qualche altro closer. Come ipotizza Jon Morosi di MLB.com, i Nationals potrebbero puntare anche ad un partente di basso profilo, dato che hanno ceduto Giolito e Lopez.

La pentola continua a bollire nelle due franchigie più impegnate di questi Winter Meetings. Vedremo se si chiuderanno altri affari nella notte.

Fonte foto: usatoday.com

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I Winter Meetings portano in dote un'altra trade di notevole importanza. Le ultime due squadre ad aver vinto la World Series, i Chicago Cubs ed i Kansas City Royals, hanno trovato un accordo per uno scambio diretto tra Wade Davis e Jorge Soler. Nessun altro giocatore è coinvolto. In questo modo, i Cubs ottengono il closer che stavano cercando dopo aver perso Aroldis Chapman, mentre i Royals aggiungono un esterno destro con ottime potenzialità offensive e molto da dimostrare come Jorge Soler.

La trade può sembrare impari, dato che Davis è uno dei 3-4 migliori closer della lega, mentre il cubano ha giocato un ruolo marginale nel titolo dei Cubs, ma va detto che la franchigia della Windy City potrà usufruire di Davis solo per il 2017, mentre Soler sarà sotto contratto con i Royals fino al 2020.

Davis sarà nuovamente allenato da Joe Maddon, il quale lo chiamò per la prima volta in MLB ai tempi dei Rays e lo utilizzò come rilievo nel 2012 dopo averlo visto faticare oltremodo come partente. Nel 2013 l'originario della Florida è stato ceduto ai Royals e con KC ha trascorso un triennio formidabile tra 2014-2016, in cui ha subito solo 24 punti (1.18 ERA) in 272 innings ed ha totalizzato 234 strikeouts. Nelle ultime due annate è stato il closer dei Royals (47 salvezze e l'out decisivo della World Series 2015), mentre nel 2014 è stato la spalla di Greg Holland nel bullpen. Fondamentale è stato il suo ruolo anche nella Postseason 2015, in cui ha subito un punto in 25 riprese. Resta da vedere se il fisico del rilievo terrà dopo due stagioni intense. Nel 2016 la fatica si è fatta sentire e Davis è finito due volte in disabled list. Il suo sostituto a KC sarà, con grande probabilità, Kelvin Herrera, mentre a Chicago sarà spalleggiato da Carl Edwards Jr. ed Hector Rondon.

L'ex Rays era già stato vicino alla cessione (ai Nationals, in quel caso) l'estate scorsa, mentre adesso rappresenta la prima grande cessione della squadra di Ned Yost, che in questo momento è ad un bivio. Da un lato è l'ultimo anno in cui poter essere competitivi con Lorenzo Cain, Mike Moustakas, Alcides Escobar ed Eric Hosmer che sbarcheranno sul mercato l'anno prossimo, dall'altro i Royals rischiano di ottenere nulla dalla loro cessione. Inizialmente l'entourage guidato dal GM Dayton Moore pensava di acquisire varie selezioni al termine del primo giro nel Draft 2018, ma con il cambiamento delle regole nella Qualifying Offer, potrebbe essere più utile una serie di trades per la franchigia della Missouri.

Ad ogni modo, i Royals acquistano il cartellino di Jorge Soler, talento ancora inespresso che rappresentò a suo tempo il primo investimento della gestione di Theo Epstein in casa Cubs. Nei suoi tre anni a Chicago, Soler ha giocato un massimo di 101 partite nel 2015, mentre è sceso in campo 86 occasioni nella stagione appena trascorsa, in cui ha ottenuto il titolo della World Series. Nel complesso, il 24enne ha battuto con una media di .258 con 27 fuoricampo e 98 punti portati a casa. Il dato più allarmante per il potente slugger è senza dubbio l'alto tasso di strikeouts subiti che lo ha reso poco performante a Wrigley Field.

In attesa di sapere se Lorenzo Cain o Jarrod Dyson saranno merce di scambio quest'inverno, i Royals hanno trovato comunque un esterno destro abbastanza stabile su cui contare nel futuro prossimo. I Cubs, invece, definiscono il loro reparto esterni con Jason Heyward, Jon Jay, Albert Almora, Matt Szczur, Kyle Schwarber, Ben Zobrist e Kris Bryant divideranno le tre posizioni.

L'affare era stato annunciato nella mattinata italiana (notte americana) da Bob Nightengale (USA Today), ma l'ufficialità è arrivata a National Harbor solo nel tardo pomeriggio in Italia.

 

Fonte foto: nbcchicago.com

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