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Sab, Lug

halladayTra poco meno di 7 ore conosceremo i nomi dei nuovi eletti nella Hall of Fame del baseball americano. Come ogni anno ormai, negli ultimi giorni si è riaccesa la polemica e la discussione sulla ammissibilità o meno di una elezione di quei giocatori sospettati di aver fatto uso di doping. I più chiacchierati sono ormai da tempo i soliti Barry Bonds e Roger Clemens, simboli di quella 'steroid era' dove in molti facevano uso di sostanze illegali sfruttanto i controlli praticamente inesistenti. Sono i più chiacchierati perchè hanno messo insieme numeri da hall of fame sicura, non ci sarebbe nemmeno da discuterne, ma su entrambi aleggiano sospetti molto pesanti. Un altro giocatore di quel periodo, Mark McGwire, ha ammesso l'uso di PED (performance enhancing drugs) ed è stato brutalmente punito dai giornalisti con diritto di voto, tanto che la sua elezione è sempre più improbabile. Il punto interrogativo che resta sugli altri due spinge invece (lo scorso anno furono circa il 35%) alcuni elettori ad esercitare la libertà di coscienza ed a votarli in mancanza di una colpa certa. Chi sembra non aver bisogno di ulteriori prove è Roy Halladay, ex lanciatore partente di Toronto Blue Jays e Philadelphia Phillies che si è ritirato al termine della stagione 2013, il quale nella mattinata italiana ha lanciato la propria sentenza su Twitter:

Una presa di posizione netta e severa la cui traduzione è molto semplice: 'Quando usi PEDs ammetti di non essere bravo abbastanza per competere in maniera leale! Il nostro passatempo nazionale dovrebbe avere standard più alti! No Clemens no Bonds!' Una vera e propria 'contro-campagna elettorale' che non sposterà voti in questa tornata ma che andrà certamente a rinfocolare il dibattito e fornirà nuovi punti di appoggio per sostenere le tesi di chi non vorrebbe far entrare questi giocatori nella Hall of Fame. Vedremo se ci saranno sviluppi e risposte da parte dei diretti interessati.

Foto: Roy Halladay nel 2009 con la maglia dei Blue Jays (fonte: commons.wikimedia.org)

 

Alex Gordon smentisce tutte le voci di trasferimento e torna nella sua Kansas City per difendere il titolo vinto nel 2015. Come ha riportato Jeffrey Flanagan di MLB.com, l'esterno ha firmato un quadriennale da 72 milioni di dollari.

Il 31enne ha chiuso il 2015 con tredici fuoricampo e quarantotto punti portati a casa in 104 partite di stagione regolare, mentre è stato autore di due fuoricampo nella Postseason, fra cui la bomba a due eliminazioni dalla fine di gara 1. Selezionato da KC nel 2005, ha completato nove stagioni con la casacca dei Royals ed ha collezionato 134 HR, 523 RBI con una media di .269. Gordon andrà ad occupare la posizione di esterno sinistro, in cui si è aggiudicato quattro Gold Gloves, ed affiancherà Lorenzo Cain ed Eric Hosmer nel cuore del lineup campione in carica.

Si tratta anche di un contratto-record per la franchigia del Missouri. I 72 milioni di dollari superano il record precedente di 55 milioni fissato da Gil Meche e Mike Sweeney.

I Royals perderanno anche la prima selezione del Draft, dato che lo stesso Gordon aveva rifiutato la qualifying offer.  

Con la partenza di uno degli esterni più ricercati dal mercato, potrebbe avviarsi la corsa all'esterno, visto che restano sul mercato due mazze poteti come Yoenis Cespedes e Justin Upton.

 

Fonte foto: usatoday.com

Dan Haren1

Dopo dodici anni di carriera, coronati anche da tre convocazione all’All-Star Game, Dan Haren si è ufficialmente ritirato e ha deciso allora di prendere il cellulare e iniziare a scrivere una serie di tweet, molti col tono ironico con cui è solito, in cui ha rivelato molti retroscena della sua carriera.

Il lanciatore californiano (la cui bio twitter recita “Lanciavo a 88 miglia”) ha ammesso che ha concesso così tanti fuoricampo (305 in 391 partite giocate) perché non voleva regalare basi su ball (1.86 BB/9 in carriera) e con ciò ha spiegato anche il motivo della bassa velocità dei suoi lanci (“A volte, quando il conto era 3-1, lanciavo in mezzo al piatto sperando in bene. In batting practice battevano dei pop”).
Alle “provocazioni” del suo prima base nella breve avventura ai Cubs di questa stagione, Anthony Rizzo, che gli chiedeva quando si arrabbiava nei momenti in cui doveva andare a coprire la prima base, ha replicato con un “Quando il tuo prima base pesa 300 libbre [Rizzo in realtà ne pesa ‘solo’ 240, equivalenti a 100 kg, ndr] devi muovere il fondoschiena”.

Tra tutti i tweet ironici ce n’è però uno che ha attirato l’attenzione dei più; ovvero quello in cui Haren ammette che nella sua carriera ha colpito cinque/sette battitori di proposito su 67 HBP.

 

 

Il fenomeno non è certo nuovo nel mondo della MLB, dove parecchie volte si assiste a dei lanci intenzionalmente interni per lanciare una sfida a distanza col battitore, reo, spesse volte, di non essersi comportato da gentleman in situazioni precedenti.
E’ però uno dei primi casi in cui è il lanciatore stesso a tirare, postumo, le somme su questi momenti che in campo si vivono sempre con una certa tensione, in particolar modo se realizzati di proposito. 

Foto: zimbio.com

AGGIORNAMENTO: Ryan Zimmerman e Ryan Howard hanno fatto causa all'emittente Al Jazeera per aver trasmesso un documentario ("The Dark Side") contenente dichiarazioni false riguardo il loro presunto uso di sostanze dopanti.

L’emittente televisiva Al Jazeera ha reso pubblica un’indagine sull’uso di PEDs (il doping) nello sport nella serata di ieri. Attraverso un documentario sono trapelate informazioni sconcertanti su alcuni personaggi dello sport americano che l’Huffington Post ha successivamente riportato in questo contributo.

All’interno dell’inchiesta, svolta segretamente dall’ostacolista inglese Liam Collins, sono contenute le dichiarazioni compromettenti di Charlie Sly, ex stagista alla Guyer Institute, una clinica contro l’invecchiamento. Oltre a tirare in causa molteplici giocatori della NFL, fra cui Peyton Manning (ha già smentito tutto ed ha etichettato l’indagine come spazzatura), l’ex farmacista ha citato anche Ryan Howard e Ryan Zimmerman come acquirenti dell’ormone della crescita incriminato: il Delta-2, ormone che è contenuto nella lista delle sostanze vietate dalla Major League Baseball. I due giocatori hanno già negato l’uso di questa sostanza in occasione dell’investigazione di Al Jazeera, mentre il procuratore dei due accusati, William Burck, ha già affermato l’intenzione di portare in tribunale l’emittente televisiva e tutte le parti in causa per aver diffamato il nome dei suoi clienti.

Tra i giocatori apparsi nel documentario vi è anche il ricevitore Taylor Teagarden, il quale ha ammesso alla “spia” Collins di aver assunto il Delta-2 per due settimane. “Ero spaventato se devo essere sincero. Mi hanno fatto un controllo antidoping quattro settimane dopo la mia ultima somministrazione, ma non hanno trovato niente. Prendevo anche dei peptidi, ma niente. Tutti i controlli erano delle urine. Il test del sangue viene effettuato solo una, al massimo due volte all’anno.”

Lo stesso Sly ha affermato che le sue dichiarazioni, prese senza il suo permesso, erano totalmente fasulle ed inesatte. Alla ESPN, Sly ha inoltre aggiunto di aver citato tali nomi a Collins per vedere se aveva un’idea di cosa si stava parlando, sebbene loro non fossero clienti a tutti gli effetti.

Resta ancora sconosciuta la reazione della MLB e della NFL a riguardo. Nel caso le accuse fossero confermate da ulteriori indagini, i tre giocatori di baseball saranno squalificati per 80 partite, vista la loro prima violazione del divieto di PEDs.

Oltretutto resta ancora più misteriosa la figura del dottor Guyer, il quale avrebbe “venduto” tali sostanze ai diversi giocatori.

L’aspetto che allarma di più è che i giocatori, conoscendo le procedure dei controlli, riescano ad uscire negativi dalle analisi nonostante abbiano assunto delle sostanze dopanti. Alla luce di ciò che è emerso da quest’inchiesta, sembra che la lotta del baseball (e di tutti gli sport) contro il doping abbia ancora una lunga strada da percorrere prima di raggiungere il suo obiettivo.

 

Fonte foto: sports.yahoo.com

 hof2016

Alla mezzanotte tra il 6 ed il 7 gennaio in Italia, la MLB annuncerà i nuovi membri della Hall of Fame. La lotteria sui nuovi giocatori introdotti a Cooperstown procede da più di due mesi e circa 160 elettori hanno già reso pubblici i loro voti che, ricordiamo, possono arrivare ad un massimo di dieci. Sui 450 elettori, circa un centinaio in meno dell’anno scorso, saranno introdotti il 24 luglio 2016 nella consueta cerimonia i giocatori scelti da almeno il 75% degli elettori. Dopo l’entrata di John Smoltz, Craig Biggio, Pedro Martinez e Randy Johnson nell’anno passato, il ballottaggio del 2016 presenta una certezza ed alcuni casi di grande interesse.

La nuova rosa di candidati, che ha ottenuto l’eleggibilità alla HOF cinque anni dopo il ritiro dal Gioco, comprende Ken Griffey Jr., Trevor Hoffman, Jim Edmonds, Brad Ausmus, Luis Castillo, Garret Anderson, Troy Glaus, Billy Wagner, Randy Winn, Mark Grudzielanek, Jason Kendall, Mike Hampton, Mike Sweeney, David Eckstein e Mike Lowell.

Tra questi “debuttanti” è praticamente certa l’elezione di Ken Griffey Jr., storico campione dei Mariners e dei Reds, autore di 630 fuoricampo nel corso della carriera (sesto di tutti i tempi). The Kid si è aggiudicato anche 10 Gold Gloves consecutivi tra il 1990 ed il 1999 come esterno centro. Oltretutto, nella cosiddetta Steroid Era, Griffey non è mai stato accostato ad uso di Performance Enhancing Drugs e ciò lo rende ancor più meritevole di entrare nella Hall of Fame. Resta da vedere se il buon Junior sarà anche il primo giocatore nella lunga storia di Cooperstown ad essere eletto all’unanimità. Il più vicino a conseguire questo traguardo fu Tom Seaver con il 98,84% dei voti nel 1992. Nonostante tutti i ballottaggi pubblicati abbiano la crocetta sul nome di Griffey, appare difficile che tutti gli elettori scelgano l’originario di Donora, anche perché è al suo primo anno di elezione ed alcuni preferiscono votare chi è già più vicino alla fine della sua eleggibilità, che dura, tranne le eccezioni di Alan Trammell e Lee Smith, dieci anni.

La quarta volta potrebbe essere quella fortunata per Mike Piazza. Dopo aver raggiunto il 69,9% dei voti nel 2015, l’italo-americano è apparso nell’89% delle schede degli elettori quest’anno. Nell’annata scorsa, Piazza fu tradito proprio dalle schede che non sono state rese pubbliche, ma vista l’ascesa degli ultimi anni, il ricevitore con più fuoricampo di tutti i tempi (427) sembra involarsi verso l’elezione. Restano le ombre sulle sue doti difensive e soprattutto sulle accuse di utilizzo di PED, che sono state rivolte a tanti giocatori come lui. L’ex catcher dei Mets e dei Dodgers ammise di aver utilizzato androstenedione nella sua autobiografia, ma non apparve nella lista nera del Mitchell Report.

Lo stesso alone di sospetto aleggia su Jeff Bagwell, prima base degli Astros dal 1991 al 2005 ed autore di 449 fuoricampo in carriera. Il 47enne è al suo sesto anno di eleggibilità e nell’ultima votazione ha raggiunto il 55,7%. Le schede pubbliche dimostrano un aumento di popolarità tra gli elettori per Bagwell (79% sui 158 pubblicati), ma si deciderà tutto per un pugno di voti.

Chi potrebbe aver spiccato il volo in questo giro potrebbe essere Tim Raines, il quale è al suo nono e penultimo anno di eleggibilità. Considerato da alcuni come il secondo miglior leadoff hitter dopo Rickey Henderson, Raines ha ottenuto il 55% dei voti nel 2015, ma sinora è stato votato da 123 writers su 158 (77%). Ciò significa che rispetto agli “exit poll” dell’anno scorso, la percentuale dell’ex gloria degli Expos e dei White Sox è aumentata di circa il 10%. Come già accennato in precedenza, il suo avvicinamento al fatidico decimo anno potrebbe valergli qualche voto in più, ma un salto fino al 75% nel 2016 avrebbe del clamoroso. Il 2017 dovrebbe essere il suo turno.

A seguire questo quartetto si entra nella folta sala d’attesa. Ci entrerà per la prima volta, a meno di stravolgimenti enormi, il secondo lanciatore con più salvezze all-time Trevor Hoffman. L’ex Padres e Brewers, autore di 601 salvezze in 18 stagioni, ha ricevuto meno di 100 voti nelle proiezioni e sembra lontano dalla soglia del 75%. I suoi numeri da closer dominante (ad esempio, media avversaria di .211, migliore nella storia a pari merito) saranno premiati comunque nei prossimi anni. A proposito di closers al primo anno, sarà più complicato il caso di Billy Wagner, ex Braves e Mets, il quale soffre oltremodo i ricorrenti infortuni accusati nel corso della sua carriera.

Oltre ai nuovi arrivati, non mancano gli “eterni scalatori”. Fra i candidati ad un balzo in avanti ci sono sicuramente Curt Schilling e Mike Mussina. L’ex Red Sox e Diamondbacks è al quarto anno di eleggibilità ed ha ottenuto il 39% delle preferenze nel 2015, mentre l’asso di Orioles e Yankees ha ricevuto il 24,6% dei voti al suo secondo anno. Nonostante il deplorevole tweet antisemita che gli è temporaneamente costato il posto alla ESPN, Schilling ha numeri vicini a quelli di Trevor Hoffman al momento. Sia Schilling sia Mussina non hanno mai vinto un Cy Young, ma sono stati costantemente tra i primi dieci lanciatori migliori del lotto in un’epoca complicata per i lanciatori.

Dietro ai due partenti, vi sono le due “pecore nere” Barry Bonds e Roger Clemens. I due hanno ottenuto rispettivamente il 36,8% ed il 37,5% dei voti nel 2015 ed appaiono in risalita, visto che molti writers hanno dichiarato di essersi “convertiti”, poiché non ci sarebbero dati di fatto che confermino le accuse rivolte dai medici coinvolti nel Mitchell Report e da una vasta parte dell’opinione pubblica sul loro uso di PEDs. Peraltro, Bonds è risultato assolto dall’inchiesta federale non molto tempo addietro. Nelle 158 schede l’esterno ed il partente sono apparsi rispettivamente 78 e 77 volte, rispecchiando il trend dell’anno scorso. Sarà molto interessante osservare i risultati di quest’anno.

Tra i giocatori caduti nella trappola degli steroidi uscirà dalla corsa Mark McGwire, il quale è al suo ultimo anno di elezione e resta ampiamente distante dalla soglia del 75%. Un altro giocatore alla sua ultima chiamata è Alan Trammell, ex simbolo dei Tigers, il quale sta ricevendo qualche preferenza in più per il suo quindicesimo turno (lui e Lee Smith sono rimasti con quindici anni di eleggibilità). Tuttavia, Trammell, fermo al 25% l’anno scorso, non potrà che raggiungere una cifra insufficiente per l’introduzione alla Hall of Fame.

Come ultimo punto da tenere d’occhio potrebbe essere interessante il risultato di Edgar Martinez, il quale ha guadagnato un po’ di popolarità recentemente. Il 27% sembra destinato a salire in maniera considerevole.

In conclusione non mancheranno i tagli. Tra i diversi giocatori al primo anno tagliati rischia di esserci anche Jim Edmonds, nonostante i trattati di stima iniziali di molti giornalisti. Tra i papabili ad uscire dalla possibile elezione vi sono anche Nomar Garciaparra e Sammy Sosa.

Dunque, il 6 gennaio 2016 sarà l’epifania dei nuovi Hall of Famers. Mancano poche ore e poi vedremo quali regali porteranno i Re Magi al presepe di Cooperstown.

 

Fonte foto: bleacherreport.com, cbssports.com

maeda

Il 2 gennaio di questo nuovo anno i Los Angeles Dodgers si sono aggiudicati i servizi di Kenta Maeda, lanciatore partente destro giapponese con delle interessantissimi prospettive. Per approfondire l'argomento, abbiamo fatto qualche domanda a Filippo Coppola, il maggior esperto italiano di baseball Nipponico, dalla redazione dei nostri amici di baseballmania.eu. Scopriamo assieme quali sono gli orizzonti del nuovo lanciatore della squadra Californiana.

1) Maeda Vs Darvish Vs Tanaka. Quali sono i punti di forza ed i punti deboli di questi assi giapponesi?
Darvish sa lavorare molto bene il piatto, con arsenale abbastanza completo, anche se in MLB ha concesso qualche BB di troppo, rischiando di mettere corridori in base il più delle volte, ma ha ottima caparbietà nell’affrontare il battitore. Tanaka cerca lo strike di più in MLB che in NPB e ha una solidità nei suoi lanci in grado di mettere in difficoltà svariati line-up americani, dominando, ma per i suoi infortuni la sua velocità può calare ancora un po’ e può essere per lui un grave problema. Maeda ha una buona velocità e arsenale di lancio, che gli garantisce ottimo controllo dal monte, ma rispetto ai due di prima ha subito qualche infortunio di più in Giappone, mentre loro solo in MLB (abbastanza gravi) e ha lanciato in CL dove è come la NL in MLB, ovvero si trova a battere anche il lanciatore. Con la maggior parte dei numeri che sembrano simili, ma con Maeda che ha disputato otto stagioni in Giappone, rispetto alle sette degli altri due e un dato che incuriosisce è che Darvish e Tanaka hanno ottenuto più SHO di Maeda, risultando loro due appunto più dominanti di Maeda, dove hanno dominato in Lega più difficile come la PL.

2) Che ruolo potrebbe aver avuto, se lo ha avuto, Hiroki Kuroda nel suo passaggio in MLB?
Non so se gli è stato consigliato da Kuroda, ma se ha parlato con lui della MLB di sicuro ne avrà parlato molto bene e magari incentivato a cogliere occasione per lanciare negli USA, per migliorarsi sempre più nel campionato MLB, dove ci sono tanti ottimi giocatori. Un confronto che può far bene alla propria carriera.

3) Quale è l'arsenale di lanci di Maeda? Come si comporta sotto pressione?
E’ un lanciatore completo. Possiede una buona fastball (due e quattro cuciture), con velocità che oscilla tra 89/93 mph, con massimo registrato in passato di 95 mph. Oltre ciò ha anche un buon cambio (ottimo off-speed), poche volte ha lanciato palle curve e ottima arma per eliminare battitori per lui è lo slider. Ha abbastanza controllo e carattere anche sotto pressione, quando chiamato in causa in match importanti non delude le aspettative e non si tira indietro, nonostante più volte non abbia un ottimo run-support.

4) Credi che l'aver giocato a Hiroshima, dove fondamentalmente girava tutto attorno a lui, possa condizionare il suo ingresso in MLB?
No non credo, di testa è un lanciatore molto concentrato, anche se è stato uno dei leader dei Carp in questi ultimi anni, ha ben presente che il baseball è un gioco di squadra.

5) Quest'anno ha concesso solamente 5 HR in 206 IP e andrà a giocare in uno stadio pitching friendly. Fondamentalmente, l'opposto di Tanaka. Quanto inciderà ciò sui suoi risultati?
Quest’anno appena passato gli è mancato solo una SHO, cosa che ha sempre registrato dal 2008 (esordio). E’ molto solido e con ottimo controllo, subendo pochi HR e concedendo poche BB, simile a Tanaka e con uno stadio pitching fiendly credo inciderà di qualche percentuale in positivo sui suoi risultati, ma dipende tutto dall’impatto che avrà negli USA.

6) La sua grande esperienza internazionale quanto potrà incidere, psicologicamente parlando, sul suo approdo in USA?
Potrà solo fargli del bene, non penso si intimorirà contro i battitori MLB e quindi la sua buona esperienza internazionale gioverà in questa esperienza.

7) Perché un probabile asso come lui accetta un contratto relativamente "povero", ovvero con solamente 3 milioni di parte fissa, seppur a lungo termine?
In effetti considerando il contratto di Tanaka può sembrar poco per Maeda, ma la chiamata alla MLB è un’ambizione che tutti o quasi i giocatori del mondo hanno. In Giappone, in CL coi Carp, è ovviamente una star, ma evidentemente visto che ha 27 anni conta di starci per non poco negli USA e quindi ha accettato questa offerta.

8) Parliamo di infortuni. Le ripetute assenze di Tanaka e Darvish sono casi isolati oppure è proprio lo stile di lancio nipponico che rischia di usurare il braccio ai lanciatori del Sol Levante in MLB?
Tanaka e Darvish in Giappone non hanno mai subiti gli infortuni “gravi” che hanno subito in MLB, ma solo qualche lieve acciacco. Lo stile giapponese sforza non poco i lanciatori partenti, ma questi lanciano con qualche giorno in più di riposo, da calendario e rotazione NPB, rispetto alla MLB. Lo stile di lancio in generale credo sia logorante sia in USA che in Giappone e parlando di Maeda, anche lui come Tanaka e Darvish ha subito acciacchi, ma anche qualche infortunio in più rispetto ai due (2013 e 14), nonostante arrivasse a fine stagione con circa 200.0 IP.

9) Come Maeda, anche Darvish e Tanaka arrivano dalla zona di Osaka e dintorni: è un caso o la scuola per i lanciatori della zona è sviluppata maggiormente rispetto ad altre zone del Giappone?
Le zone più popolate e densamente abitate del Giappone sono l’area della regione del Kanto, appunto Osaka e dintorni e quella suburbana di Tokyo, dove vi sono anche più squadre e tantissimi praticanti di baseball. La scuola giapponese per i lanciatori è sempre quella che si sviluppa in tutto il paese e bisogna considerare che il Giappone è un paese relativamente piccolo e questi tre sono nativi di quella zona, ma anche tantissimi altri giocatori sono di quella zona. Parlando di assi, tra qualche anno vedrete all’opera Shohei Ohtani, che si sta facendo ancora le ossa in NPB, classe ’94, ma è nato nel nord del paese (Oshu, pref. Iwate).

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