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Sab, Ott

'Kiké' ruba la scena nella notte di Jackie

2016
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1kikeIl 15 Aprile dalle parti di Los Angeles è sempre un giorno speciale. Perchè ti permette in un certo senso di tornare indietro nel tempo, di rivivere quei giorni di fine anni '40 quando un semplice numero rappresentava un passaggio storico. Ti permette di rivedere quel numero 42 sulle maglie dei Dodgers e già questo basterebbe per poter dire che quella è una partita da non perdere per nessun motivo. Poi ci aggiungi che in questo 2016 nel Jackie Robinson Day si scontrano due tra i lanciatori più forti nel baseball contemporaneo, Clayton Kershaw e Madison Bumgarner, e allora sai per certo che assisterai a qualcosa di spettacolare.
Los Angeles Dodgers-San Francisco Giants non ha offerto forse quello che ci si aspettava, non è stata il trionfo dei due partenti, non ha vissuto di sequenze infinite di strikeout, punteggi bassi, basi sempre vuote per il dominio dei lanciatori. Ti aspetti questo e ti ritrovi con i Giants sotto nel punteggio dopo appena un lancio, con le difese (quella di San Francisco in particolare) che non riescono a tenere una palla nel guanto, con Kershaw che fa entrare 2 punti su 3 con i lanci pazzi. L'andamento del match ti spiazza ma ti diverte, la partita è comunque molto bella e d'improvviso capisci che questo Jackie Robinson Day non verrà ricordato per la supersfida Kershaw-MadBum ma per la serata di grazia di un 24enne di Porto Rico, Enrique Hernandez, che ha 'scippato' in 3 ore scarse la scena ai protagonisti attesi.
Kiké, questo il nomignolo del ragazzo di San Juan alla terza stagione in MLB, ha colpito subito, a freddo, il temutissimo partente avversario. Il primo lancio della partita di Bumgarner è rimasto in mezzo al piatto, un errore che può certo capitare soprattutto in apertura. Un errore pagato carissimo dai Giants, visto che Hernandez ha spedito la pallina oltre l'esterno centro regalando immediatamente il vantaggio alla propria squadra.
Nella parte alta del terzo il primo momento di difficoltà per Kershaw, azzoppato anche dall'errore difensivo di Kendrick su una rimbalzante di Blanco (possibile doppio gioco che avrebbe chiuso l'inning), che regala il pareggio con un lancio pazzo che permette proprio a Bumgarner di segnare. Con corridori in seconda e terza e due out, è ancora Enrique Hernandez ad attirare su di se le luci della ribalta con una splendida presa al volo in tuffo che priva Buster Posey di una valida ed i Giants di due punti sicuri. Passano pochi minuti ed anche il pareggio svanisce. Ancora per merito di Hernandez e del suo secondo fuoricampo di giornata.
I Dodgers passano in vantaggio e da quel momento non si guardano più indietro. Nel quarto inning arriva il colpo del KO. Due errori su battute da doppio gioco prima dell'interbase di San Francisco Kelby Tomlinson e poi del seconda base Joe Panik costringono Bumgarner ad un lavoro extra mentre i Dodgers, fiutato il momento di difficoltà degli avversari, colpiscono senza pietà prima con Charlie Culberson (ex Giants) che spinge a casa due punti con una bella valida a destra, poi ancora con il solito Hernandez, che pesca il jolly con una battuta lungo la linea di foul che l'arbitro di terza giudica buona per una questione di millimetri. Altri 2 punti spinti a casa ed il tabellone recita 6-1 Dodgers. Con ancora più di metà incontro da giocare, la partita è praticamente chiusa.
I Giants provano a riaprirla nel sesto, sfruttando il secondo punto regalato da Kershaw su lancio pazzo, ma la reazione d'orgoglio si ferma al singolo di Pence che spinge a casa il punto di Panik per il 3-6 parziale, prima che Culberson punisca nuovamente la sua ex squadra con un singolo al centro che porta a casa A.J. Ellis per il punto che fissa il risultato finale sul 7-3. I due bullpen controllano senza patemi d'animo, Los Angeles non spinge più di tanto, non ne ha bisogno, e San Francisco non trova spazi.
Lo scontro tra titani ci ha regalato emozioni diverse da quelle attese, i due protagonisti sono stati relegati dietro le quinte da quella che doveva essere nei piani solo una comparsa, ma in fondo il bello del baseball è proprio questo, che non puoi essere mai davvero sicuro di cosa ti aspetta.