20
Dom, Ago

Cubs - Cardinals, una guerra vecchia centocinquant'anni.

2015
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Rivalità 1

Cominciamo da qui. I Cubs (o White Stocking, Colts e Orphans) sono ininterrottamente nella National League dal 1876, 140 stagioni consecutive con quella che inizia stanotte. I Cardinals, invece, ci giocano consecutivamente dal 1892 quando erano semplicemente i Browns, per poi diventare Perfectos (1899) e finalmente Cardinals (dal 1900). Secondo Baseball Reference le due franchigie si sono affrontate qualcosa come 2.344 volte dalla loro prima partita, l'Opening Day della stagione 1892 (12 aprile, Cubs vincenti a Sail Louis 14-10), ed il bilancio dice che Chicago ha vinto 1.189 partite, Saint Louis invece 1.136, il resto (19) sono tati pareggi, inclusi gli Opening Day del 12 aprile 1911 (3-3) e quello, pirotecnico, del 12 aprile del 1965, un bel 10-10 sancito al termine dell'undicesimo per oscurità, visto che all'epoca, a Wrigley Field, si giocava solo fino a che la luce naturale lo permetteva. Sempre secondo le bibbie del gioco, ci sarebbero stati 30 confronti tra le “nemiche” dal 1892 (fonte Baseball Reference), addirittura 32 per Baseball Almanac, con il bilancio leggermente a favore degli orsetti e che sembra superfluo riportare vista la discrepanza delle fonti. Ciò che conta veramente è la risposta alla domanda che stiamo per porre: quante volte in questi 123 anni di baseball, la partita tra i Chicago Cubs ed i Saint Louis Cardinals è stata la prima, vera, unica partita inaugurale della stagione del baseball Major a stelle e strisce. La risposta la formulate con tre lettere, ed è stordente nella sua rabbrividente semplicità.

Mai.

Lo so, non infierite. Nel leggere queste prime righe vi saranno saltate alle mente qualche migliaia di obiezioni. “Beh? E chissenefrega? Nemmeno Rays e Marlins hanno mai aperto la stagione... O D'Backs e Pirates” e via elencando combinazioni inedite e mai sperimentate per il “Grand Opener”. Vero, ma il caso in questione è diverso per due motivi. Il primo è che, se si escludono quelle franchigie che fanno compagnia ai nonnetti dei Cubs praticamente da sempre (i Braves dal 1876, Giants e Phillies dal 1883, Dodgers dal 1884, Pirates dal 1887, Reds dal 1890) e per le quali possiamo a cuor leggero decretare la “parità” nobiliare con i Cardinals (Braves a parte, ovviamente), nessuna sfida tra i Cubs ed ognuna delle restanti 24 franchigie può pretendere di esercitare lo stesso fascino. Forse una solida eccezione è rappresentata dalle sfide coi Tigers, memori delle quattro edizioni di World Series (1907, 1908, 1935, 1945) che hanno visto le due squadre protagoniste. Il secondo motivo, decisamente più pregnante, è che non se ne abbiano a male i tifosi dei White Sox, o quelli di Pittsburgh e Philadelphia, Pittsburgh e Cincinnati; non se ne abbiano a male nemmeno i supporters di Yankees e Red Sox (o Red Sox e Yankees, se preferite). Tacciano anche gli ultras di Giants e Dodgers, che se le suonano ininterrottamente da centotrent'anni, inseguendosi lungo l'America sulle due coste, no; se si parla di baseball, di baseball americano, di baseball Major, “LA” rivalità, quella con le maiuscole, è una sola, Cubs e Cardinals, con una storia che affonda le radici in accadimenti che traggono origine da oltre duecento anni fa e che il baseball ha solo acuito un secolo e mezzo fa. Proviamo a raccontarla.Rivalità 2

Prendete una cartina degli Stati Uniti ed osservate il territorio. Fate un cerchio in corrispondenza di Chicago, un secondo dove è situata Saint Louis; considerate dove sono Washington, Boston, New York, Philadelphia e fate caso a come la catena dei Monti Appalachi costituisca un confine naturale ed una linea di difesa alle spalle della linea costiera orientale, quella dove sono insediati gli stati fondatori dell'Unione, le 13 ex colonie britanniche che firmarono la dichiarazione di Indipendenza il 4 luglio del 1776. Credetemi, se non ci avete fatto mai caso, questo piccolo esercizio preparatorio vi tornerà molto utile nei minuti di lettura di questo racconto.

Dopo la Dichiarazione del settantasei e la conseguente reazione inglese che portò alla Guerra di Indipendenza culminata con il Trattato di Parigi (1783), il riconoscimento degli Stati Uniti d'America e del loro diritto di continuare l'espansione verso Ovest oltre i confini dell'epoca, stabiliti come il territorio compreso tra la costa atlantica e la riva est del fiume Mississippi, la neonata repubblica costituita da Stati indipendenti e federati si trovò a fronteggiare una miriade di problemi di varia natura; tra questi, la necessità di adottare provvedimenti legislativi che avessero valore transtatale e che tenessero conto delle profonde diversità esistenti in termini economici e culturali. All'atto della nascita dell'Unione, otto stati su tredici fondavano la loro economia sulla schiavitù, considerata invece fuorilegge nel New Hampshire, in Pennsylvania, Connecticut, Rhode Island and Massachussets; ci torneremo più tardi. Tre anni dopo, la NorthWest Ordinance definiva il territorio alle spalle dei Monti Appalachi, lungo il fiume Ohio e fino al tratto nord del Mississippi come parte dell'Unione ed individuava i confini di quelli che sarebbero stati il Michigan, l'Illinois, lo stato di Washington. Senza voler entrare troppo nei dettagli, nei particolari (in fondo si deve parlare di baseball, no???) fate ricorso alla cartina e fatevi questa domanda: tenuto conto del fatto che il cuore, l'anima, la mente dell'Unione si trovava tra le città di New York, Boston, Washington e Philadelphia, quale era la strada migliore per collegare le tredici colonie con i nuovi territori? Tagliare direttamente verso ovest dopo Harrysburg, lasciarsi le pendici nord degli Appalachi sulla sinistra restando in pianura ed attraverso Wheeling ragiungere Pittsburgh e poi l'Ohio attraverso la “Tri-State” Valley, o scendere per centinaia di chilometri a sud, costeggiare tutta la catena montuosa fino ad Atlanta, in Georgia, e poi risalire verso Nord, impiegando il quadruplo del tempo per arrivare, ad esempio, a Cincinnati? E secondo voi, queste considerazioni da seconda elementare le facciamo solo noi adesso, o furono chiare a tutti gli uomini politici, gli imprenditori, anche gli speculatori di quei tempi? Per questi motivi si svilupparono, dopo il 1787, le linee di comunicazione verso quelli che una volta erano i territori di confine; per questi motivi, in quegli anni si registrarono i primi insediamenti stabili nella zona sud dei Grandi Laghi, che all'epoca era territorio dei nativi americani. E per questo, dopo la sconfitta di questi ultimi (appoggiati dagli Inglesi) nella Guerra Indiana del Nord ovest (1795), quelle terre divennero il punto di arrivo di una fortissima spinta espansionistica che traeva forza ed origine da una costante immigrazione, da una continua ricerca della “Frontiera”, dalla stessa conformazione del territorio e dalla chiare e mai nascoste mire espansionistiche del governo centrale. L'esercito ci costruì un presidio che rappresentò il cardine della difesa nel Nord-Ovest, lo difese, lo perse e lo riconquistò durante la guerra del 1812 contro i soliti inglesi, gli alleati canadesi e nativi americani. Al termine del conflitto e con la firma dei trattati che ne derivarono, il fulcro, il cardine ed allo stesso tempo il risultato tangibile di queste “spinte” formidabili fu la crescita e lo sviluppo vertiginoso di quello che nel 1790 era solo un insediamento di poche baracche sulla sponda meridionale del Superior Lake e che nell'estate del 1833 divenne ufficialmente la città di Chicago.Rivalità 3

Nel frattempo ed a seguito del trattato con la Francia stipulato nel 1820, gli Stati Uniti avevano acquistato altre terre ad Ovest, e nel 1821 avevano ammesso nell'Unione il Missouri; l'anno prima invece un accordo governativo (il famigerato “Missouri Compromise”) aveva certificato l'esistenza di due anime diverse nell'Unione riguardo lo schiavismo, stabilendo norme e procedure che regolamentassero la schiavitù in base alle consuetudini preesistenti, senza imporre una linea comune e federale e fotografando la situazione in essere in quel 1820. Successe quindi che negli Stati in cui era bandita, gli uomini di colore fossero a tutti gli effetto degli uomini liberi: in quelli in cui era tollerata e permessa ( le economie del Sud si reggevano sulla manodopera degli schiavi di colore), gli uomini di colore erano schiavi e, soprattutto, “negri”. Il Missouri era uno stato schiavista, e rimase tale; l'Illinois non lo era mai stato (schiavitù abolita per legge nel 1818), e rimase tale. A separarli, solo il Dio delle acque, il Mississippi. Succedeva quindi che schiavi, a migliaia, tentavano la fuga nella speranza di oltrepassare il fiume e guadagnarsi la libertà, e ovviamente le popolazioni di frontiera si trovarono a vivere in un continuo stato di diffidenza reciproca; insomma, “schiavisti” e “amici dei negri” erano solo alcune delle carinerie che gli abitanti dei due stati, a qualsiasi livello, si scambiavano quando entravano in contatto (ci sono memorabili resoconti di dibattiti senatoriali di quel periodo disponibili nella versione on-line della biblioteca del Congresso degli Stati Uniti). Lo stesso Congresso che approvò, siamo al 1854 il “Kansas – Nebraska Act”, ideato per permettere l'espansionismo ad Ovest (ed i presupposti per l'annessione dei due nuovi Stati), ma che conteneva il germe da cui germogliò poi la Guerra Civile (1861-1865) sotto forma di una norma che postulava il diritto delle nuove popolazioni di stabilire se adottare o meno politiche schiaviste in nome della “sovranità popolare”. Tra rivolte di popoli, scontri di piazza più o meno violenti, tentativi di truccare le elezioni (1858) e dissidi legislativi di vario tipo, gli stati del Nord appoggiarono convintamente il candidato alla Presidenza del neonato Partito Repubblicano, Abraham Lincoln, in corsa per le elezioni del 1860 contro l'ideatore del “Kansas-Nebraska Act”, il senatore democratico dell'Illinois (ironia della sorte...) Stephen Douglas . Il resto è storia; gli Stati del Sud non riconobbero la vittoria elettorale di Lincoln, proclamarono presidente Jefferson Davis e nell'Aprile del 1861 ebbe inizio la Guerra di Secessione.Rivalità 4

Ma nei quaranta anni dall'annessione del Missouri all'inizio della Guerra Civile erano successe tante cose. Era successo che Chicago era cresciuta in maniera esponenziale, di anno in anno. Nel 1848 si era costruita la prima grande stazione ferroviaria, era stato aperto anche il canale che metteva in comunicazione i Grandi Laghi con il Mississippi. Ormai la città era la terza per importanza in tutta l'Unione e la crescita sembrava inarrestabile. Ma se tornate alla cartina, vi renderete conto che Chicago è nel posto ideale per connettere Michigan, Indiana ed Illinois con la costa, ma se si tratta di voler stabilire il luogo ideale per il salto ad Ovest, fino alle Montagne Rocciose dopo le pianure del Mississippi per poi proseguire oltre ed arrivare all'oceano... Beh, allora il posto ideale è quello adagiato sul lato est dei Monti Ozark, quel posto è Saint Louis.

Già nel 1840 negli uffici federali preposti si studiava e si progettava la ferrovia che avrebbe dovuto, un domani, congiungere i due oceani nel territorio di quelli che poi, con l'annessione della California (1854) sarebbero diventati gli Stati Uniti; la ferrovia avrebbe rappresentato la colonna dorsale del movimento espansionistico verso ovest, ed aggiudicarsi il ruolo di “città-ponte” non era roba da poco, gli interessi (soprattutto economici, non l'avreste mai detto, vero?) sottesi a queste scelte strategiche erano enormi, le commissioni senatoriali che dovevano valutare, studiare le varie possibilità per poi decidere, erano sottoposte a controllo asfissiante da parte dei rappresentanti di due, tre città, con una di esse, New Orleans, decisamente sfavorita rispetto alle altre due. Che erano, ovviamente, Chicago e Saint Louis. Insomma, lungo la direttrice che dalla “Wind City” porta alla “Gateway to the West”, quella che oggi nel baseball chiamiamo la “Route 66 Rivalry”, i motivi di frizione erano tali e tanti anche prima della drammatica separazione dovuta alla Guerra Civile, con il “piacevole” corollario di un ufficiale nordista (Nathaniel Lyon) che sottrae le armi dall'arsenale di Saint Louis (1860, allora ancora sotto il controllo dell'Unione) impedendo alle costituendi forze Confederate di armarsi al meglio, che apparve normale che il tutto andò a ripercuotersi “anche” sui rapporti tra le rispettive squadre di baseball. Già, la Guerra Civile...

E' opinione diffusa tra gli storici che il baseball si sia diffuso in maniera esponenziale nella seconda metà degli anni sessanta proprio grazie alla Guerra Civile; la coscrizione di Leva aveva favorito lo scambio di esperienze tra ragazzi di stati diversi che, giova ricordarlo, centocinquanta anni orsono non avevano di certo i social network per entrare in contatto. Dopo la Guerra, infatti, il gioco prende piede sempre più verso Ovest; da un semplice fenomeno costiero (New York e Boston, parliamoci chiaro) arriva nell'Ohio, nel Michigan, nell'Illinois. Scende più a sud, ed arriva anche nel Missouri. Quando la prima squadra di Chicago aderisce alla prima Lega nazionale universalmente riconosciuta, siamo nel 1870, si ritrova ad esordire proprio contro una squadra di Saint Louis, anch'essa ammessa per la prima volta. I White Stockings, cioè i Cubs, vincono 47-1. A Saint Louis non la prendono bene. Chicago vince quel campionato anche se in maniera rocambolesca (lasciamo perdere, non c'è tempo a sufficienza per parlarne...) e per l'anno successivo aderisce alla prima Lega fatta di professionisti, la NAPBBP. Con Chicago ci sono Boston, Cleveland, New York, Philadelphia, Fort Wayne, Washington, Troy, Rockford. E Saint Louis? Saint Louis arriva nella stagione del 1875, quella che poi sarà l'ultima di quella Lega... E perché ne sarà l'ultima? Cosa succede?

Succede che la Lega è gestita male e vista peggio dai suoi registi ( i Presidenti delle franchigie), i suoi attori (giocatori, Manager, addetti ai lavori) e clienti (il pubblico). Gli incassi sono in calo, il campanilismo imperante porta ad atteggiamenti distruttivi, soprattutto non c'è la necessaria fiducia della gente verso un sistema che si percepisce come marcio e corrotto. Ogni stadio ha un settore in cui le persone perbene non si avvicinano, dominato da loschi figuri e dai loro scagnozzi che reggono le fila del giro di scommesse legato alle partite. Allo snobistico disincanto dei newyorkesi, che si defilano e non si impegnano direttamente, fa da contraltare il sotterraneo compiacimento della più mondana e “pratica” pletora dei personaggi assoggettati dal potere di Boston (Philadelphia, Washington, Hartford) che indirizza le decisioni strategiche della Lega, e anche quelle di ordine pratico e giornaliero. Questo stato di cose disturba profondamente l'animo dell'uomo responsabile, con i suoi soci di Club, dell'entrata di Chicago nel baseball professionistico, William Hulbert.

Hulbert è un uomo a quei tempi molto ricco, le sue fortune dipendono anche dalla sua attività di agente di altissimo livello alla Borsa Merci di Chicago, lui è un intermediario nella compravendita di carbone; quel carbone che alimenta tutti i motori a vapore su cui viaggia la locomotiva America, lo stesso carbone che dovrà essere spalato a tonnellate nelle caldaie delle locomotive vere, quelle che dovranno unire le due coste dell'America passando da Chicago... Innamorato della città di Chicago (nonostante sia nato nello stato di New York, a circa trecento metri da dove oggi ha sede la Hall of Fame!), la vede rifiorire dopo il terribile incendio che la distrugge nell'ottobre del 1871 e che causa l'uscita della sua squadra dalla Lega per due anni. Ci rientra nel 1874 e fa in tempo a rendersi conto che Boston e New York trattano le franchigie “occidentali” da sottoposte. Un particolare episodio verificatosi nella off-season del 1874 gli fa capire che la situazione è irrimediabile, e quindi si mette all'opera; contatta i proprietari delle franchigie occidentali e, facendo leva su aspetti di volta in volta rimarcati più o meno a seconda della sensibilità dell'interlocutore, li convince a mettere in atto una scissione: meglio, lui intende far nascere una nuova Lega (nel frattempo Hulbert si muove anche sul fronte giocatori, e convince il figlio più illustre di Chicago, Albert Spalding, a lasciare Boston per tornare a giocare a Chicago). Ci crediate o no, tornando alle determinazioni del suoi colleghi Presidenti, il primo a dare credito a Hulbert ed al suo progetto fu John Baptiste Charles Lucas, il Presidente dei Saint Louis Brown Stockings, che infatti delegò proprio Hulbert per la riunione in programma il 2 di febbraio del 1876 a New York, quella in cui venne istituita, fondata, la National League. Ad ogni modo, la National inizia il suo cammino con la stagione 1876, che Chicago domina in lungo ed in largo, sopravanzando di sei gare Hartford ed i Brown Stockings di Saint Louis. E siamo alla stagione 1877, anno due dell'era National.

Siamo al 13 di Agosto, ed i Louisville Grays guidano la Lega con quattro gare di vantaggio su Boston. Il loro record è di 27V-13P, Boston segue a sei gare di distanza; ricordate che quella Lega è a sei squadre, Philadelphia e New York non hanno ritenuto di voler concludere il loro cammino l'anno precedente fermandosi in agosto, e la Lega le ha espulse (su impulso di Hulbert). Tornando ai Grays, James “Jim” Devlin ha vinto le 27 partite, ed ha perso anche le tredici... beh, allora funzionava così. Le stelle erano Pop Snyder, il catcher, Bill Craver, Al Nichols, George Hall. E James, ovviamente... Nelle successive dodici partite, l'imprevedibile. I Grays ne pareggiano una, ne vincono un'altra, e perdono le restanti dieci, tre delle quali proprio in casa dei rivali, al South Est Grounds di Boston tra il 25 ed i 28 di agosto. Si riprendono, vincono sette delle ultime dieci ma ormai è troppo tardi, Boston è sei gare davanti e vince il Pennant.

Ma la seconda, disastrosa metà di agosto di una squadra, prima e dopo, praticamente inarrestabile desta sospetti, fa sorgere domande. Se le pone un cronista di Louisville, John Haldeman (che è anche figlio del presidente dei Grays, nonché riserva del team). Haldeman si chiede, e lo scrive sul suo giornale, come mai George Devlin ha smesso di utilizzare il suo lancio migliore in quelle quindici partite... Con le parole di Haldeman impresse nella mente, il Presidente dei Grays ricorda i telegrammi anonimi ricevuti prima della serie di due ad Hartford, due partite perse con errori marchiani di Hall e Nichols. Decide di affrontare i giocatori, che negano. Avvisa il Presidente della Lega dell'accaduto, che adesso è l'integerrimo William Hulbert, contemporaneamente presidente dei Chicago White Stockings. Hulbert decide all'istante, ordinando ai giocatori di mostrare i testi dei telegrammi ricevuti nel mese precedente. Bill Craver si rifiuta per pincipio, mentre Devlin, Nichols e Hall (unitamente ai loro compagni) sostengono di non avere le copie, le ricevute, le hanno dimenticate... Nel frattempo, la stagione è finita, i Grays hanno finito al secondo posto.

Hulbert non è tipo da fermarsi davanti al primo ostacolo; del resto lui ha fondato la Lega con l'intento di farne un'istituzione al di sopra di ogni sospetto, ed incurante dei risvolti di ordine legale, intima alla Western Union di produrre copia di tutti i telegrammi spediti ai giocatori dei Grays nei mesi di luglio ed agosto. Nel frattempo, i quattro giocatori su cui sono concentrati i sospetti maggiori vengono sospesi, ed Hulbert li dichiara “in attesa di giudizio”: si tratta di Craver (che non vuole autorizzare la lettura dei messaggi), di Devlin (che ha “perso” il suo lancio in agosto), di Nichols ed Hall, diventati schiappe all'improvviso. Ma mentre il procedimento di sospensione è in atto, Devlin e Hall vengono avvicinati da John Lucas, il patron dei Brown Stockings. Nonostante la passione dei suoi tifosi, al buon John mancano giocatori in grado di attirare pubblico, di garantire competitività e risultati. L'occasione gli pare ghiotta, in fondo il buon William è un amico, capirà...Rivalità 5

Ma William non capisce. Quando la lettura dei telegrammi dimostra che Hall, Nichols e Devlin hanno venduto le partite di agosto agli allibratori di New York, la scure di Hulbert si abbatte in maniera tremenda. I quattro (anche Craver, che non permette la lettura della sua corrispondenza) sono squalificati a vita, ed in base ad un accordo preesistente tra i proprietari, non possono essere messi sotto contratto da altre squadre. Nel meeting invernale dei proprietari si discute il caso, e viene deciso di non procedere contro la franchigia dei Grays, che manifesta di suo l'intenzione di non iscriversi.

Ed i Brown Stockings? Sono in difficoltà, il quarto posto del 1877 non soddisfa le aspettative della gente ed i duemila dollari di perdita della gestione ordinaria non aiutano Mr. Lucas ad andare avanti. Ma nella riunione di presidenza l'uomo di Chicago parla forte e chiaro. “La regola era chiara. Nessuno deve avere contatti con giocatori sospesi. La mia opinione è che non si debba accettare la proposta di adesione dei Browns al Campionato 1878”.

I Browns non si iscrivono. Saint Louis è fuori dal baseball.

Lucas la prende come un tradimento, ed abbandona la franchigia al suo destino. Un giovane giornalista di Saint Louis, Al Spink, censore inflessibile della scarsa moralità dei giocatori di baseball prima dello scandalo, diventa il paladino e l'alfiere della ricostruzione. Si trasforma nel catalizzatore di tutte le energie civili che potrebbero garantire una rinascita del baseball a Saint Louis, ed è lui a convincere Mr. Von Der Ahe a rilevare la franchigia nel 1881 ed iscriverla alla neonata American Association, una nuova lega Major, nel 1882. Ma sono in pochi, veramente in pochi, ad aver dimenticato lo sgarbo fatto “dall'uomo di Chicago” che ha sancito l'esclusione di Saint Louis dal baseball che conta, e quando i Browns ritornano nella National, siamo al 1892 (il 12 aprile, ricordate vero?) il giornale di Saint Louis esorta i ragazzi di Jack Glasscock a lavare l'onta subita quindici anni prima.

Di anni, da allora, ne sono passati altri, precisamente 123. Altro che “La maledizione del Bambino”.

 

Rivalità 6